Gloom – Rider Of The Last Light

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Mai nome fu più azzeccato per una band. I Gloom (Oscurità) irrompono in maniera egregia sul mercato con un sound crudo, devastante e folle, dove la disperazione della frenesia urbana e la follia della solitudine dei boschi si incontrano, in una collisione tra presente e passato che risuona in ogni nota, portandoti lentamente alla pazzia. Finlandesi e orgogliosi di esserlo; la loro provenienza emerge in maniera cristallina, grazie alla furiosa malinconia suicida di musica e liriche, perché in ogni brano che compone questo nuovo “Rider Of The Last Light” sono presenti tutte le caratteristiche che negli anni hanno portato alla ribalta il black metal più oscuro e maledetto della terra dei mille laghi. I nostri sono fautori di un black ruvido, che riesce allo stesso tempo a essere freddo, crudele e glorioso, e non disdegna melodie deprimenti, per via di un riffing costantemente disperato, che varia intelligentemente tra tremolo picking e accordi pieni vecchia scuola e dal suono tradizionale, insieme ad alcuni tocchi di classe malinconica e suicida. Effettivamente ascoltare un disco come “Rider Of The Last Light” potrebbe lasciare perplessi, in quanto la band ricalca pedissequamente le orme di altri connazionali, senza però farsi schiacciare troppo dal peso del confronto e percorrendo la propria strada nel segno della disperazione. Con componenti degli iconici Nekrokrist SS e Marras, i Gloom hanno esperienza da vendere nel settore e inanellano otto capitoli di terrore incentrati su tematiche innocenti come suicidi, decessi, omicidi, malinconia, satanismo e ovviamente black metal. Tutto regolare, ci verrebbe da dire, nulla di nuovo ma pur sempre dannatamente accattivante per chi  il black metal lo ascolta in auto portando a cena una ragazza la sera del primo appuntamento.

Modi rudi, come quelli dei Gloom, che se ne infischiano di tutto e tutti, alzano i volumi al massimo e la distorsione sino al limite, rendendo quasi irriconoscibili gli strumenti e le vocals, distorte pure queste e graffianti come la voce di chi fuma quaranta nazionali senza filtro al giorno, e sparano la loro proposta di morte e suicidio senza fermarsi un’attimo. E tutto ciò funziona alla grande, senza che si inventi nulla di nuovo; i Gloom seguono una strada ben collaudata e non rischiano nulla. Il rumore di un caricatore e poi lo sparo, quegli ultimi istanti che separano la vita dalla morte per mano propria, la mano di una persona esausta delle tristi vicende di un’esistenza avara di soddisfazioni, che conduce alla tragica decisione dell’estremo gesto: i Gloom cantano come menestrelli inni a questo atto estremo e lo alzano nell’olimpo delle azioni che un essere umano può compiere.

Questa disperazione è tangibile in ogni singolo riff che trasuda melodie di drammatica espressività, come una tempesta di vento e neve; ti congela e immobilizza non lasciandoti via di fuga. Anticristiani convinti, non credono in alcun paradiso o inferno ma solo nella fine del dolore che tormenta l’esistenza umana. Il riffing distorto, ossessivo e acuto è un perpetuo incedere folle e disperato che accomuna tutti i pezzi, e infatti la metrica è praticamente identica dall’inizio alla fine, con qualche cambio, come il passaggio dall’up tempo, utilizzato per la maggior parte della durata del platter, a qualche passaggio in blast o rallentamenti in mid tempo, per enfatizzare la carica epica che comunque emerge in tutto il disco. Pezzi come la opener “Bleed”, con “Deep In The Ground” e la conclusiva title track, a un orecchio distratto potrebbero sembrare la stessa canzone, per via dei giri che la band ripropone all’infinito, semplicemente mescolando gli ingredienti in maniera diversa, arrivando però sempre a una soluzione vincente in quanto, grazie ai cambi di tempo all’interno delle singole canzoni, nonostante la semplicità degli arrangiamenti, la band riesce comunque a dare dinamica e profondità alle composizioni, così come un minimo di varietà sempre apprezzabile.

“Iron Claws Of Black Metal” è un autentico inno e probabilmente il miglior pezzo dell’album, grazie a un riffing serrato e glaciale, a cavallo tra fine anni novanta e anni duemila, che mescola malinconia suicida e rabbia anticristiana, con melodie talvolta più profonde e talvolta più aggressive, ricalcando sempre lo stile della vecchia scuola, come nella più guerrafondaia “Fuck Your Fate”. Ad abbellire il quadretto familiare allestito dai Gloom per la cena di Natale ci pensa una produzione volutamente low-fi nello spirito e nel suono, che non rende il disco inascoltabile ma avvalora la genuinità del prodotto estremo che abbiamo per le mani con suoni abrasivi, disturbanti e deviati. Quest’estate l’album di debutto di questa band rinfrescherà le calde mattinate di chiunque avrà il coraggio di premere il tasto play, facendosi investire da una tempesta di negatività e voglia di farla finita, tanto che a quel punto neppure una bella donzella in bikini che ti offre un mojto ghiacciato potrebbe farti cambiare idea. Se siete contro le mode disprezzate la morale dei più, “Rider Of The Last Light” è di sicuro ciò che fa per voi.