Voland – Voland III: Царепоклонство – Il Culto Degli Zar

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Dei Voland, duo bergamasco formato da Haiwas e Rimmon (entrambi impegnati anche nei Veratrum) ci siamo già occupati sulle nostre pagine virtuali in occasione dell’uscita dell’ep d’esordio “Voland” e del successivo ep  “Voland 2”, pubblicati rispettivamente nel 2008 e nel 2017: il primo più grezzo, per certi versi ancora legato a sonorità più propriamente black sinfoniche e incentrato su episodi di guerra in terra russa; il secondo “evoluto” invece in una sorta di extreme metal tragico e magniloquente, carico di influenze epiche e folk e focalizzato sulla rivoluzione d’ottobre. Questo terzo capitolo della loro particolare saga concettuale e musicale, così impregnata di suggestioni letterarie e caratterizzata da un certosino lavoro di ricerca storica, è la naturale prosecuzione di quelle uscite e rappresenta ad oggi, senza alcun dubbio, la miglior opera targata Voland, segnando un evidente salto di qualità, a partire dagli arrangiamenti, curatissimi in ogni dettaglio, e dalla registrazione, potente e cristallina, che consente di apprezzare in pieno le molte sfumature che caratterizzano la musica dell’ensemble nostrano e che ben si sposa con l’approccio eroico e drammatico dei brani. Le liriche sono sempre imperniate su vicende storiche russe, con l’attenzione che si sposta in questo caso sulla figura degli Zar, mitizzata e osteggiata al tempo stesso, e sulla grandezza dell’impero, fondato sul sangue, sull’oppressione e su enormi disparità sociali. Come spiegano i Voland, l’album: “tratta di alcuni episodi della storia russa, episodi separati nel tempo e molto diversi tra loro, ma al tempo stesso aventi degli elementi in comune. Il culto degli Zar si riferisce al fenomeno di adorazione religiosa che ha circondato alcuni imperatori russi, in certi casi fino alla santificazione. Questo si spiega nella funzione del monarca russo, il suo ruolo era quello di protettore non solo dell’impero e del popolo, ma anche della fede ortodossa, avvicinando la figura politica dello Tsar alla sfera sacrale della religione. Il titolo dell’album è da leggersi in questo senso e al contempo con spirito ironico: gli episodi scelti narrano di imperatori che furono amati e rispettati da alcuni, ma odiati e contrastati da altri con atti di ribellione, rivoluzione e persino regicidio. Questa doppia lettura dei fenomeni storici ci ha permesso di calarci in molteplici punti di vista, esplorando atmosfere e sensazioni spesso opposte e diversissime, a nostro avviso allargando di molto gli orizzonti di questo lavoro”.

Un concept affascinante dunque, che viene declinato in maniera più specifica nei singoli pezzi, cantati in russo e in italiano, con piglio descrittivo che riporta le prospettive di diversi io narranti, ognuno dei quali si concentra su un determinato aspetto della vicenda: “Casa Ipatiev” racconta dell’esecuzione della famiglia imperiale dei Romanov da parte dei bolscevichi; “Terza Roma” è incentrata sulla figura di Ivan IV il Terribile, il primo Zar; “Promontorio” è dedicata al cosacco Stepan Razin, eroe popolare vissuto nel XVII secolo, e si nutre di riferimenti artistici che vanno da Dmitrij Sadovnikov ed Evegenij Evtushenko, fino alla canzone “Утёс Стеньки Разина” (“Il Promontorio Di Stenka Razin”) di Alexandr Navrockij; “Suite Russe” infine è un affresco di ampio respiro sulle tensioni sociali che esplosero nell’assassinio dello Zar Alessandro II nel 1881 da parte dell’organizzazione rivoluzionaria Narodnaja Volja (“Volontà Popolare”); le ultime due canzoni sono invece riproposizioni di pezzi già presenti nei precedenti lavori della band. Ho ritenuto di soffermarmi sul contenuto dei testi per rendere giustizia al lavoro dei Voland, che è al contempo preciso nella ricostruzione ed estremamente poetico nella rievocazione: e questo è un elemento distintivo che merita senz’altro di essere sottolineato a dovere. E la musica? Confrontando gli ultimi due brani con i quattro pezzi inediti qui presenti si può apprezzare il percorso sonoro della band che, da un lato, rompe ogni argine e deborda senza particolari patemi oltre i confini del black metal sinfonico e, dall’altro, riesce comunque a conservare una certa aggressività di fondo, che si fa ridondante e solenne, sia nelle strofe, dure e nervose, in screaming sia, soprattutto, nei possenti cori in clean vocals, cuore pulsante del disco e definitivo marchio di fabbrica della band. Le canzoni hanno un andamento teatrale e polifonico: direi che si potrebbe quasi parlare di un “musical” o di un’“opera metal”, con i vari personaggi (ma spesso si tratta della collettività del popolo russo, soggiogata dalla sferza spietata e indifferente del potere) che prendono la parola e ci conducono per mano nella narrazione, che assume l’aspetto di una prosa lirica messa in musica. Ed è un continuo susseguirsi di pieni e vuoti, di luci ed ombre, di passaggi violenti e tellurici e di momenti carichi di enfasi drammatica: dalla magnificenza alla tragica caduta, dalla schiavitù al desiderio di rivalsa sociale; il tutto sempre intriso di sangue, quel sangue che sembra davvero essere un elemento costante della storia russa.

Questi contrasti sono presenti in tutto il disco e divengono particolarmente evidenti in “Suite Russe”, episodio dolceamaro che si lascia impregnare da reminiscenze quasi dark nella sua parte iniziale, per poi esplodere con maggiore violenza nella seconda metà, in un crescendo praticamente perfetto. Assolutamente da citare è poi “Terza Roma”, vera celebrazione della gloria di Mosca, anch’essa bilanciata tra ferocia ed eleganza e con quel coro, che funge anche da ritornello, davvero efficace e in grado di stamparsi nella testa dell’ascoltatore fin dal primo ascolto. Nella mia recensione di “Voland 2” ho citato gli Stormlord come band al cui sound i Voland potrebbero essere accostati: confermo questa mia opinione ed aggiungo, come ulteriori accostamenti, certi Dimmu Borgir ed i tedeschi Enid (soprattutto per quanto riguarda i più volte menzionati cori) ma è bene ribadire che il gruppo italiano mantiene sempre intatta la propria specificità, con un equilibrato miscuglio tra epic metal, folk , heavy e symphonic che potrebbe incontrare i gusti di molti. “Voland III: Царепоклонство – Il Culto Degli Zar” è disco maturo, colto e originale, il cui ascolto mi sento di consigliare senza mezzi termini: una conferma delle potenzialità della band ma anche un balzo in avanti sorprendente.