Shadow’s Mortuary – Unohdettu Maa

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Sono passati tre lunghi anni dal secondo lavoro sulla lunga distanza degli Shadow’s Mortuary, tre lunghi anni dove è successo un po’ di tutto, tra epidemie, carestie, cavallette e guerre, ma tutto ciò pare non abbia scalfito di una virgola i becchini di Oulu. “Unohdettu Maa” irrompe sul mercato via Purity Through Fire, anticipato dal singolo “Kahleista Maan”, che rafforza il nostro pensiero: gli Shadow’s Mortuary se ne sono fregati di tutto ciò che succedeva fuori dalla loro sala prove e non hanno modificato il loro approccio al nostro amato black metal, riuscendo a unire la più classica vecchia scuola finlandese tradizionale ad un’attitudine proto punk dagli ammiccamenti thrasheggianti. Questi disgraziati, dei quali si sa ben poco, dal 2013 a oggi sono riusciti a coniare una proposta assolutamente riconoscibile, che possiede tutti i marchi dell’idioma classico locale. Pertanto nessuno deve aspettarsi divagazioni sperimentali, tastiere o simili; qui si parla di una chitarra, un basso e una batteria, completate da vocals malate e disturbate sempre sul pezzo, che mai danno tregua. Questo è puro black metal, che quei vecchi disperati di Ovda e Void riescono, senza contaminazioni, a rendere così vintage che sembra essere stato registrato non meno di vent’anni fa, complice pure la produzione, dai suoni scarni e ruvidi ma che risulta comprensibile, con chitarre molto potenti a discapito di una batteria troppo “artigianale”.

“Unohdettu Maa” è rabbia pura, un autentico grido contro le religioni (poteva essere altrimenti?); infatti la traduzione ci riporta a “The Forgotten Land”, metaforicamente un ipotetico “luogo dove non regnano religioni”, come spiega la band: “può essere visto pure come uno spazio dove le stesse religioni non abbiano alcun effetto sul comportamento e sul pensiero degli esseri umani”. Continuano a spiegarci: “con questo album attacchiamo pure le religioni abramitiche con tutta la nostra forza, portando la torcia dell’eredità e del misticismo del nord”. Che dire? Di sicuro chi cerca storie di gnomi, folletti o cavalli alati è meglio che stia alla larga.

In mezz’ora circa che scorre rapidamente, lasciando il segno, il combo finnico rende chiaro il proprio punto di vista: melodie malinconiche, esecuzione fredda, una schiettezza punk mai eccessivamente primitiva e canzoni semplicemente violente come una mazzata in piena faccia, proprio come nei due dischi precedenti (brani come “Teloituksen Aika”, “Viimeinen Laukaus” o “Pohjola” sono piccoli gioielli del genere). Tuttavia, analizzando in maniera organica il disco, la vera carta vincente di “Unohdettu Maa” si trova nella capacità sempre più spiccata degli Shadow’s Mortuary di abbracciare un sound che riesce a mescolare alla perfezione rabbia ed epicità pezzo dopo pezzo, facendo a meno dei clichés odierni e senza ricorrere a “trucchi” mainstream. “Unohdettu Maa” ci riconsegna gli Shadow’s Mortuary più rumorosi e incazzati che mai, dichiarando al mondo intero che la band è pronta a sventolare lo stendardo del black metal finlandese più tradizionale.

REVIEW OVERVIEW
Voto
75 %
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TRACKLIST <br> 1. Hurmeen Virta; 2. Pohjola; 3. Teloituksen Aika; 4. Haudanlöyhkä; 5. Veremme Voima; 6. Viimeinen Laukaus; 7. Ylistys; 8. Kahleista Maan <br> DURATA: 33 min. <br> ETICHETTA: Purity Through Fire <br> ANNO: 2022 shadows-mortuary-unohdettu-maa