Black Beast – Arctic Darkness

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Vent’anni di carriera, due dischi in tre anni. Sembra un’equazione di quei teoremi matematici impossibili ma in realtà non c’è nulla di irrisolvibile. Il combo blasfemo originario di Vantaa fu fondato nel lontano 2002 ma, dopo un ep e uno split, dal 2006 se ne persero le tracce, fino al prepotente ritorno alla ribalta nel 2019 con il loro primo album del quale conserviamo un ricordo di distruzione e miseria. Ottime premesse per questo atteso sequel, che ribalta le sorti della band, modificando tutte le aspettative che potevano essersi create dopo “Nocturnal Bloodlust”. “Arctic Darkness” è un disco di black metal puro, senza contaminazioni, di quelli che (come si dice) alimentano la nera fiamma ma, rispetto al predecessore, è un lavoro di ben altro spessore tecnico e compositivo, che mette da parte la furia barbara in favore di composizioni ben più ragionate e con una struttura decisamente più articolata, tra cambi di tempo e atmosfere epiche e mai scontate. La band, in totale stato di grazia, è riuscita a scrivere un disco di alta classe, che riesce a esprimere brutalità senza mai risultare anacronistico o ripetitivo.

Certamente non mancano le parti in blast beat e tremolo, che rendono giustizia alla glaciale copertina, ma prevalgono soluzioni più complesse, che sprigionano al contempo violenza ed epicità, alternando velocità sostenute a rallentamenti marziali. Ne sono un lampante esempio, da un lato, la combo “Kuoleman Kylmästä Kosketuksesta”/“Night Of The Arctic Darkness” e, dall’altro “Depths Of Damnation”, uno dei momenti più intimi del disco, grazie anche all’intelligente utilizzo di synth che fungono da tappeto a servizio della composizione. Vi sono poi brani che, pur non epocali, si guadagnano il loro spazio, come la classicamente heavy “Fullmoon”, fortemente debitrice della scena metal classica anni ottanta così come di quella black del nord Europa della prima metà degli anni novanta, con una quantità mostruosa di riff e un gusto nei solos privo ogni grazia. Per sentire il picco qualitativo della bestia nera bisogna però aspettare la fine del lavoro con “Summon The Angels” e la suite “Hymn Of The Freezing Wind”: la prima ricalca i classici stilemi della vecchia scuola finlandese, tutta velocità e melodia, mentre la seconda è un’autentica epic black metal song che, tra mid tempos e sfuriate in blast, ci riempie la testa con glaciali melodie provenienti da terre lontane spazzate da freddi venti insopportabili.

Questa prova maiuscola dei Black Beast ci lascia spiazzati perché difficilmente si assiste a sterzate così pronunciate. Meno impatto e strutture più articolate producono un netto passo in avanti che non fa altro che accrescere le aspettative per un terzo platter che, se dovesse mantenere questo trend di crescita, potrebbe proiettare la band su un altro livello, pur sempre infernale. Bestiali.

REVIEW OVERVIEW
Voto
75 %
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black-beast-arctic-darknessTRACKLIST <br> 1. Intro; 2. Black Magic And Witchcraft; 3. Fullmoon; 4. Sadistic Act In Demonic Lust; 5. Four Days In Paradise Of Fornication; 6. Depths Of Damnation; 7. Kuoleman Kylmästä Kosketuksesta; 8. Night Of The Arctic Darkness; 9. I Am He; 10. Summon The Angels; 11. Hymn Of The Freezing Wind <br> DURATA: 47 min. <br> ETICHETTA: Primitive Reaction <br> ANNO: 2022