Rotgod

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Ecco una nuova one man band che si affaccia dalle fetide catacombe dell’underground catanese, al grido di: “raw is the law!”. In questa lunga intervista, ricca di considerazioni interessanti e dalla quale emergono sincera dedizione per un certo tipo di attitudine e ampia conoscenza musicale, il mastermind e factotum Noise Maniakk ci presenta il progetto Rotgod, fresco di pubblicazione del full length d’esordio “Sonic Degeneracy – A Senseless Selection From The Insane Complete Work”, e tutti gli amanti della vecchia scuola del metal estremo, e in particolare della scena brasiliana, non potranno che esserne contenti…

Ciao Noise Maniakk, benvenuto sulle pagine di Black Metal Ist Krieg. Il tuo album “Sonic Degeneracy” è appena uscito. Vuoi raccontarci un po’ cosa è successo dal 2015 ad oggi?

Ciao a tutti, grazie per ospitarmi su queste pagine! Dunque, in questi ultimi otto anni ci sarebbe davvero tanto da raccontare, così tanto che potrei seriamente scriverci un libro. Hai detto bene: il progetto è tecnicamente attivo dal 2015, anche se il lancio effettivo è avvenuto solo nel 2021. Tutto il periodo nel mezzo lo definirei come una sorta di lunga fase di “gestazione”, divisa tra scrittura (2015-2017) e registrazione (2017-2019, più qualche ritocchino nel 2020). Entrambi questi processi sono stati costellati da complicazioni e inconvenienti che hanno spesso rallentato il processo (nel caso delle registrazioni) o hanno portato addirittura a ricominciarlo da capo (nel caso del songwriting). È stato un lavoro massacrante, che mi ha portato via una quantità impensabile di energie, e a un certo punto sembrava davvero “non fosse destino” che il lavoro venisse portato a termine… ma una delle idee fondanti del progetto Rotgod è proprio che le presunte “volontà superiori” che in teoria avrebbero in mano il nostro destino, fato o finalità ultima, detto papale papale nel mio dialetto, “ce la possono sucare!” Con questi presupposti, potevo mai fermarmi e dargliela vinta? E dunque, alla fine, eccomi qui. “It nearly killed me, but the work is done”.

Com’è nata l’idea di chiamare il progetto Rotgod? C’è qualche aneddoto in particolare dietro?

Nessun aneddoto particolarmente interessante: semplicemente verso la fine del 2015, dopo aver già scritto la prima (provvisoria) manciata di brani e definito a grandi linee un concept portante, volevo un nome in grado di rappresentare il suddetto concept, che risultasse allo stesso tempo diretto, orecchiabile e incisivo… possibilmente, un tipico “portmanteau” (unione di due parole in una sola) nello stile tanto ricorrente tra i moniker metal vecchia scuola, tuttora a mio parere i più efficaci e memorabili a lunga distanza nella loro semplicità quasi “naïf”. Sicuramente l’idea che mi ha influenzato di più è stata quella della “divina putrefazione” di nietzschiana memoria, che all’epoca suscitava in me una certa fascinazione. Da lì a disegnare la prima bozza del logo sui banchi di scuola (all’epoca andavo in quinta liceo) fu un attimo. Un’attività sicuramente più produttiva che dormire su quei banchi, come facevo di solito!

Dal 2021 al 2022 hai pubblicato una serie di singoli. Da cosa nasce questa scelta artistica?

È stata una mossa necessaria per introdurre gradualmente quello che di base era un lavoro decisamente corposo, impegnativo e lontano da trend moderni di facile presa, facendo girare online il più possibile queste sorte di “singoli estesi” (ispirati concettualmente ai 45 giri di una volta, includendo come ideali “B-sides” delle piccole chicche, tipo cover di gruppi di culto che hanno contribuito a formarmi e influenzarmi, come i nostrani Schizo e varie band thrash tedesche) e testando le reazioni del pubblico alle varie uscite mentre pianificavo la release dell’album fisico. Inoltre mi sono presto reso conto che una suite dal minutaggio decisamente esteso come “Jesus Christ Pornostar” meritava di essere valorizzata con un’uscita a sé stante, degnamente promossa sui canali social con trovate e anticipazioni che attirassero l’attenzione e stuzzicassero la curiosità dei follower (in particolare, l’idea di rilasciarla a Pasqua si è dimostrata assolutamente vincente), e soprattutto un artwork che rendesse giustizia alla storia narrata nel testo (la sindone vandalizzata, o se preferite “restaurata”, dal mio compare Gore Occulto dei Torpore, mostrando le reali “dotazioni” di Gesù Cristo, sarebbe in grado di far schizzare alle stelle le visite al Duomo di Torino da parte delle pulzelle del luogo!). Infine, chi ha ascoltato quelle prime uscite digitali avrà sicuramente notato la presenza di diversi brani che sul CD non compaiono… e allora lancio una sottile provocazione/anticipazione: il disco fisico è ormai uscito, ma siete davvero sicuri di avere già ascoltato TUTTO “Sonic Degeneracy”? Chi ha fatto caso al sottotitolo in copertina e ha dato un’occhiata al booklet del CD saprà già di cosa parlo.

Puoi parlarci dell’artwork dell’ultimo disco e di cosa rappresenta dettagliatamente il soggetto nell’illustrazione?

Si tratta di un lavoro realizzato dall’ottimo Onìkarus dei Torpore, sotto mia guida, e siamo entrambi parecchio fieri del risultato finale. L’avevo originariamente pensato come copertina del singolo “Organic Machine”, ma poi osservando la forza concettuale dell’idea in questione e non trovando idee maggiormente rappresentative per l’artwork di “Sonic Degeneracy”, ho deciso di “promuoverlo” a copertina di quest’ultimo. Si tratta di una sorta di “visione” che ebbi diversi anni fa, proprio quando iniziavo a buttare giù le prime idee musicali per il progetto: una mostruosa creatura cyborg (anch’essa notevolmente “dotata”, proprio come Gesù Cristo nell’altra copertina eheh!), ibrido fisicamente impossibile tra serpente, maiale e ratto di fogna (insomma, animali generalmente visti come rappresentativi dei cosiddetti “bassi istinti” dell’essere umano), potenziato con innesti cibernetici, braccia meccaniche, armi e strumenti vari (compreso un cervello aggiuntivo collegato alla calotta cranica, l’arma di fatto più potente di tutte) allo scopo di agevolarlo nel perseguimento dei propri fini che però, alla base, restano inevitabilmente “animali” com’è naturale e pragmatico che sia, senza ulteriori pretese o velleità dettate dalle aumentate capacità di movimento e cognitive (e se non si fosse capito, questo è un punto MOLTO importante a livello concettuale per i Rotgod). I più attenti avranno notato anche, in mezzo alle abbondanti escrezioni del mostro, la presenza di numerosi simboli religiosi e ancestrali (di fatto “cagati fuori” dal suo apparato, come a dire che se n’è finalmente liberato una volta per tutte), legati sia alle religioni abramitiche che ad altri tipi di culti e tradizioni ancestrali su cui risulta generalmente meno “cool” sparare a zero nel metal estremo, e che anzi di norma godono di un certo rispetto nell’ambiente. Se quindi da un lato una certa ben nota frangia del pubblico black metal potrebbe ammirare la mia faccia tosta nell’includere la stella di David e la mezzaluna a stella, d’altro canto le stesse persone non mi perdonerebbero l’inclusione di simboli ben più vicini a culti pagani/indoeuropei a loro molto cari. Ma va bene così: con un progetto come questo, l’approccio “preaching to the choir” non ha proprio senso, quindi se non offendo e non faccio incazzare tutti vuol dire che sto sbagliando qualcosa.

Il sound dei tuoi brani è davvero ortodosso e mi ricorda le produzioni dei primi Necrodeath, Sarcofago o Schizo. Mixi tu personalmente i tuoi album? Come arrivi al sound così grezzo e minimale di alcuni strumenti?

Registro e mixo tutto io, sì. Per la musica che faccio, la componente “do it yourself” è irrinunciabile, specie in una scena musicale dominata da standard di produzione totalmente antitetici alle mie personali preferenze. Le influenze che hai citato sono assolutamente corrette, essendo tra le mie band preferite di tutti i tempi, e in particolare i suoni di “Main Frame Collapse” degli Schizo sono stati per me una sorta di guida in tutto e per tutto, specie sul fronte delle chitarre, inumanamente marce e graffianti come su nessun altro disco metal. Il mio assunto di base (iperbolico, ma neanche troppo) è che se la distorsione di chitarra non suona come quella di “Main Frame Collapse”, allora non è abbastanza estrema: quella è la mia influenza principale, insieme ad altri dischi similmente grezzi ed efferati nel suono come “Endless Pain” dei Kreator, “Persecution Mania” dei Sodom o l’assurdo “Eternal Devastation” dei Destruction, con il suo indimenticabile guitartone “a motosega” che farebbe impallidire perfino gli Slaughter canadesi o i colossi del death metal svedese. Detesto la piega presa dalle produzioni metal nell’ultima trentina d’anni, e in particolare negli ultimi venti: focus esclusivo sulle basse e medie frequenze, chitarre “grasse” e pompate ma totalmente levigate e inoffensive all’orecchio, con una totale fobia del treble e delle alte frequenze in generale, che in realtà sono vitali per un suono realmente estremo. La mia idea di “distorsione” è un rasoio sottile e arrugginito ma anche affilatissimo che ti scortica i timpani senza pietà: che senso ha parlare di “estremismo sonoro” se poi cerchi in tutti i modi di assecondare l’orecchio dell’ascoltatore medio allo stesso modo di qualsiasi produzione radiofonica? Ho quindi cercato un sound totalmente antagonista a quello delle attuali produzioni metal, anche underground, focalizzandomi molto sul gear più adatto per ottenere certi suoni: fortunatamente la mia vecchia “Fender tarocca” single coil ha funzionato allo scopo, ben più di quanto avrebbe potuto una chitarra metal “professionale” (guarda caso, mi sembra che anche il mitico S.B. Reder degli Schizo all’epoca usasse una Fender single coil!), mentre per la batteria ho dovuto impiegare molto tempo selezionando e acquistando i pezzi più adatti all’ottenimento di un suono quanto più secco, “basso” e anni ‘80 possibile, una sorta di ideale “anti-St. Anger”, ispirandomi a dischi come “Black Metal” dei Venom e “The Return……” dei Bathory. Con questo non voglio certo dare lezioni o dire di essere soddisfatto al 100% del lavoro fatto per “Sonic Degeneracy”, anzi. Ho iniziato a registrare totalmente da inesperto, con microfoni e registratori di scarsa qualità, e ho affrontato poi numerosi problemi in sede di mixaggio, soprattutto nel gestire le alte frequenze, nel dare sufficiente presenza a chitarra e basso sopra la batteria e nell’ottenere un risultato omogeneo tra una canzone e l’altra, ma niente paura: tutti questi problemi stanno venendo ampiamente risolti nelle nuove registrazioni a cui sto lavorando attualmente, pur senza “infighettare” il suono o perdere gli attributi da me ricercati omologandomi agli standard moderni, ma al contrario avvicinandomi ancora di più al mio sound underground ideale, grezzo, asciutto, tagliente e organico come raramente mi capita di sentirlo al giorno d’oggi (a tal proposito, potrei contare gli ultimi due dischi dei Darkthrone come delle felici eccezioni alla regola: adoro come suonano!).

Come nasce un brano dei Rotgod? Cosa influenza a livello artistico maggiormente la tua musica?

Dunque: questa sarà una risposta da spacchettare in due parti, quella musicale e quella concettuale, perciò spero e confido nella pazienza di chi leggerà. Di solito, tutto nasce da un riff o da un’idea musicale che sento il bisogno di sviluppare in un brano compiuto, quindi nei Rotgod la componente musicale ha sempre la priorità su tutto il resto. In tal senso, la mia influenza preponderante è sempre stata il vecchio calderone primordiale dell’underground proto-extreme metal anni ‘80, in particolare la cara vecchia scena tape-trading (che permetteva a tante band commercialmente inappetibili al grande pubblico di diventare fenomeni di culto mondiale), nella quale i confini tra metal e hardcore punk si assottigliavano, e nemmeno esisteva ancora la rigida e noiosa settorializzazione tra black metal, death metal, speed e thrash, non essendo ancora sottogeneri pienamente codificati; ogni band quindi interpretava l’estremismo sonoro alla propria maniera, con la propria personale miscela di ingredienti, per cui una band relativamente “raffinata” come i Tormentor ungheresi e una inumanamente “marcia” come i Necrobutcher brasiliani rappresentavano alla fin fine due facce della stessa medaglia, non esistendo una rigida linea di demarcazione a livello di pubblico come purtroppo esiste invece adesso tra gli ormai cristallizzati sottogeneri del metal estremo. Nei Rotgod tendo a portare questa filosofia alle sue estreme conseguenze, provando e sperimentando ogni influenza che mi viene in mente nel campo del marciume sonoro old school in maniera variegata e imprevedibile tra una canzone e l’altra, in quello che i Darkthrone definirebbero come “freestyle”: le mie principali influenze sono i vecchi gruppi death/thrash o black/thrash primitivi della scena tedesca (Sodom, Protector, Kreator), brasiliana (Mutilator, Sarcófago, primi Sepultura), svedese (i leggendari Merciless, lanciati dall’etichetta di tale Øystein Aarseth) e ovviamente italiana (Schizo, primi Necrodeath), insieme al vecchio filone thrashcore/crossover americano (i primi D.R.I., i Carnivore di “Retaliation”, i primi Cerebral Fix, i Wehrmacht, i Cryptic Slaughter, gli S.O.D. e gli M.O.D.) e la scena grind più embrionale e primitiva come i primissimi gruppi Earache (Napalm Death, O.L.D., UnseenTerror, primissimi Carcass) e Wild Rags (Blood, Nuclear Death), il tutto con l’occasionale spruzzata di elementi non-metal sperimentali di stampo prettamente noise/industrial (udibili soprattutto in brani come “Torn Between Two Sides” o “Hell From Within”) e una punta di tecnicismo in più (mutuata dal mio background thrash, con gruppi molto riff-oriented tipo Destruction e Annihilator, udibile soprattutto nella suite “Jesus Christ Pornostar” o nella strumentale “After The Impact”). Apro anche una piccola parentesi relativa all’affinità che sento con la scena estrema siciliana e soprattutto catanese degli anni ‘80, capitanata da band come Schizo e Incinerator: dico questo non per mero campanilismo fine a sé stesso (per la cronaca, non c’è città italiana che io odi più di Catania!), ma perché di fatto mi sono sempre sentito in piena continuità con la filosofia di queste band, anch’esse dedite a una fusione di metal e hardcore sparati a tutta velocità con un’impronta sperimentale latente (vedi le influenze post-punk degli Schizo nel brano “Psycho Terror”, da me coverizzato, o certe stramberie tecniche quasi “voivodiane” degli Incinerator, che andavano a impreziosire quello che di base era un sound molto crudo e grezzo). È un peccato che questa attitudine “thrashcore” non sia sopravvissuta qui a Catania, soppiantata nel tempo da sottogeneri più di tendenza. Parlando invece delle ispirazioni concettuali: per quanto i testi e le tematiche siano per me sempre secondarie rispetto alla musica, non vuol dire che non gli dedichi attenzione. Quando scrivo un testo, ci tengo che rifletta una parte di me, qualunque essa sia. Quando a 17 anni scrissi il mio primo pezzo, “Denial Of Nature”, non sapevo cosa stracazzo metterci come testo, e allora ho semplicemente lasciato fluire la mia frustrazione verso le autorità religiose e “di costume” in generale, di cui all’epoca stavo prendendo coscienza come mai prima di allora, unita alla mia paranoia (dimostratasi negli ultimi anni pienamente giustificata) sul ritorno in auge di certe forme di pensiero. Anche sul piano testuale comunque ci tengo a spaziare e non fossilizzarmi su un singolo argomento o su un singolo “mood”: così come mi piace in certi pezzi affrontare con serietà temi che mi stanno a cuore, mi piace allo stesso modo rompere l’eccessiva “seriosità” con brani più ironici e beffardi (ispirati sempre alla buona vecchia scena thrashcore/crossover, quando ancora prendersi troppo rigidamente sul serio non era d’obbligo tra le band estreme), che vanno pur sempre visti come provocazioni nell’ottica di un concept dissacratorio e quindi non “divertenti” in maniera fine a sé stessa. Da un punto di vista artistico e culturale, tra le mie principali influenze extra-musicali annovero il mitico film “L’Avvocato Del Diavolo” (il leggendario monologo di Al Pacino racchiude alla perfezione l’essenza dei Rotgod, ed è stato omaggiato/citato nel brano “The Serpent’s Speech”, come visibile anche nel lyric video) e alcuni scritti del controverso pensatore settecentesco Julien Offray De La Mettrie, perseguitato in tutta Europa dal potere ecclesiastico per le sue posizioni impensabili per i tempi: testi come “L’Uomo Macchina” e “L’Anti-Seneca”, pur nella leggerezza quasi goliardica ravvisabile nel loro stile di scrittura, risultano spietati nel loro distruttivo cinismo anti-dogmatico, e hanno influenzato ampiamente miei brani come “Without Dogmas”, “Sybaritic Metal” e ovviamente “Organic Machine”, nel cui testo La Mettrie viene citato. Era un vero mattacchione, e un’anima affine a me come poche altre… non a caso si dice che sia morto nella pura voluttà, ingozzandosi a un banchetto!

“Sonic Degeneracy” vede la partecipazione di ben nove session, una scelta complicata a livello logistico ma anche comprensibile visto la difficoltà in Sicilia di trovare dei musicisti in ambito metal per collaborare a tempo pieno. Continuerai su questa strada o pensi di cercare un nucleo fisso per il tuo progetto?

In realtà, paradossalmente, questa mi è sempre sembrata la strada più rapida e facile, proprio per i motivi già enunciati da te! Inoltre, con la mole massiccia di materiale su cui si doveva lavorare (e fra qualche mese vi sarà chiaro che cosa intendo con “massiccia”), relegare tutti i brani a una line-up fissa sarebbe stata una decisione quasi tacciabile di schiavismo, e ovviamente avrebbe rallentato tantissimo le registrazioni, avendo ogni musicista la propria vita e i propri tempi. Poi, in effetti, è vero che l’irresponsabilità e il disinteresse di qualche membro coinvolto nel progetto (senza fare nomi) ha ugualmente rallentato le registrazioni, ritardando di addirittura due anni l’uscita del progetto rispetto alle previsioni iniziali (speravo di lanciare i primi singoli entro il 2019), ma con la maggior parte dei musicisti la collaborazione è stata serenissima e amichevole, e per il momento sto continuando con lo stesso approccio anche per i prossimi lavori. Di contro, è chiaro che per portare i Rotgod dal vivo servirebbero dei membri fissi e motivati a tempo pieno, ma questo è tutto un altro paio di maniche.

Le tematiche dei tuoi brani sono pregne di nichilismo, blasfemia e con alcuni tratti trash. Il brano “Sybaritic Metal” e altri brani affini vogliono essere demenziali o più un tributo al trash italiano?

Ho già parzialmente risposto a questa domanda, ma ne approfitterò per sviscerare meglio il discorso “umorismo trash”. La musica trash/demenziale/parodistica fa parte della mia vita fin dall’età di nove anni, da prima che avessi la più vaga idea di cosa fosse l’heavy metal, e a undici-dodici anni non ascoltavo altro che quella (con un interesse ovviamente rivolto soprattutto alla parte testuale), avendo sviluppato all’epoca una generale apatia verso la musica in sé, già stanco delle commercialate che andavano di moda tra i miei coetanei ma ancora ignaro dell’esistenza di un sottobosco musicale molto più interessante e degno di attenzione. È chiaro quindi che l’influenza demenziale, così radicata nel mio DNA, venga fuori nella musica che faccio (la suite “Jesus Christ Pornostar” è ricchissima di “easter egg” trash nascosti e vari elementi di meta-humor, e contiene addirittura una piccola citazione-omaggio a Mister Max, il mio cantante parodista siciliano preferito fin da quand’ero piccolo), ma ci tengo che i Rotgod non vengano presi come una realtà prettamente demenziale/parodistica: laddove molta musica demenziale (anche metal) si pone finalità di semplice intrattenimento, io al contrario mi pongo finalità dissacratorie, oltraggiose e anti-sociali quanto quelle di molto punk e metal estremo, più affini quindi a Seth Putnam o a GG Allin. E l’Andrea Diprè di oggi è quanto di più vicino esista, nel panorama trash italiano, a un “GG Allin moderno”, per cui non potevo fare a meno di omaggiarlo nel brano “Sybaritic Metal”, il cui testo è un totale spaccato di (se mi si passa il termine) “propaganda dipreista”! Da lì mi è poi venuta l’idea del video-omaggio a tutti i personaggi trash del web e oltre, video ormai prossimo a toccare le duemila visualizzazioni (e in occasione di questo evento sto preparando una mega-sorpresa da non perdere, forse ancora più folle del video in sé). Insomma: come detto prima, la componente umoristica/trash è sempre funzionale al concept nichilista/edonista dei Rotgod, espresso con la stessa allegria e leggerezza con cui lo esprimeva qualche secolo fa il buon La Mettrie (che, volendo, potrebbe essere considerato una sorta di “proto-dipreista”, ahahah!). Inoltre, una differenza che ci tengo a sottolineare rispetto a molte altre band metal etichettate come “demenziali” (soprattutto nelle scene grind e thrash) è che io non uso l’occasionale demenzialità delle mie canzoni come scudo dalla necessità di partorire idee musicali di spessore. Non mi adagio su una singola “gimmick” alla quale l’intero progetto può essere riconducibile: chi pensa che i Rotgod siano soltanto il video di “Sybaritic Metal” (e ne ho conosciute in passato di persone che avevano visto solo quello) semplicemente non ha approfondito oltre. Per fortuna, con l’uscita del disco, questa associazione sta scomparendo.

Nel futuro pensi di portare Rotgod anche dal vivo?

Ehhh… l’intenzione c’è sempre stata, fin dall’inizio! Purtroppo trovare dei membri motivati per supportare un one man project già avviato ma ancora sconosciuto non è per niente facile (quello che di solito la gente pensa, detto in maniera cruda, è “mò chi cazzo è questo?”). Inoltre, l’aver lanciato ufficialmente il progetto quando eravamo ancora in tempi di pandemia e i concerti erano fermi mi ha portato a mettere l’idea in stand-by per un bel po’, puntando intanto sul far crescere il più possibile il nome Rotgod a livello locale fino a suscitare sufficiente interesse da trovare eventualmente membri interessati a suonare dal vivo. Di sicuro, l’anima live è irrinunciabile per un progetto come questo, con la componente thrashcore/proto-grindcore che si trascina dietro. D’altro canto, ho maturato nel tempo l’idea di voler proporre uno show che risulti quanto più shockante, oltraggioso e “destabilizzante” possibile per chi vi assiste, non un’occasione come un’altra per una serata divertente e “safe” per spettatori casuali che hanno scambiato la scena metal/hardcore per una specie di “cool kids club” dove passare il tempo facendo i cretini… tendenza che vedo affermarsi nuovamente soprattutto con la popolarizzazione di certo death metal che si spaccia per old school nell’estetica e nella produzione, pur presentando ingombranti contaminazioni dal beatdown hardcore moderno, che è ormai la quintessenza dell’approccio “festaiolo” di cui sopra. Come ho detto prima, non sono interessato all’intrattenere, ma al disturbare e allo shockare: questa è per me la vera essenza dell’estremismo sonoro, la stessa filosofia che animava realtà come i Throbbing Gristle. C’è, dunque, qualcosa di concreto in programma per un live dei Rotgod? Vi lascio nel dubbio… per ora, vi basti sapere che l’idea c’è!

Sbirciando tra i tuoi social ho visto che stai già registrando nuova musica. Puoi darci qualche indiscrezione?

Sono attivo su molti fronti in questo periodo! Prima di tutto, per il periodo successivo al ciclo promozionale di “Sonic Degeneracy” (ancora tutt’altro che concluso), sto registrando una serie di EP e split (due dei quali collegati tra loro), contenenti perlopiù materiale scritto nel lungo e stancante periodo durante il quale registravo l’album, con tutta la rabbia e l’amarezza accumulate in quell’arco di tempo. Qualche titolo in anteprima assoluta: “God Of The Gaps”, “Sado-Death”, “OK Zoomer”, “Total Burnout”, “Raw Is The Law”, “Cute Music Must Die”, “Renè Ferretti Mosh” (quest’ultimo è ovviamente un piccolo omaggio che ci tenevo a fare alla serie “Boris”, che mi ha tenuto compagnia durante lo sfiancante periodo di mixaggio dell’album, in piena pandemia). Lo stile musicale rimane coerente con quanto ho già fatto, ma dato il cambio del mio approccio alla scrittura rispetto al passato, queste nuove canzoni sono uscite un pelino più dirette, orecchiabili e hardcore, e forse anche più incazzate; penso che l’approccio rumorista e oltraggioso del progetto verrà portato avanti con ancora più veemenza e attitudine polemica, e avrete anche qualche sorpresa inaspettata tra le cover scelte a questo giro! Allo stesso tempo però, considerando la mia tendenza a ragionare a lungo termine e a fare le cose con larghissimo anticipo, sappiate pure che sto già scrivendo vari brani per un secondo full length, per il quale sto operando una sorta di inversione a 180° rispetto alla direzione di questi nuovi EP, seguendo un approccio molto meno “easy listening” e molto più “riff oriented” ancora più distante dalla cosiddetta “forma canzone”: insomma, roba più somigliante a “Organic Machine” che a “Sybaritic Metal”. Forse i metallarini trendy da TikTok non capiranno e non apprezzeranno, ma è giusto così. In aggiunta a tutto questo, sto anche lavorando ad alcuni side project portati avanti al 90% in solitaria, ancora più estremi sia musicalmente che come tematiche (ben distanti dalla melodia e “pulizia sonora” della precedente esperienza The Ineffable, frutto della mia collaborazione con i blackster siracusani Lutto), roba realmente “pericolosa”, a tal punto da rischiare di far suonare i Rotgod come i Metallica a confronto, perciò siete avvisati ahahah! Scherzi a parte, posso garantire che il 2024 sarà un anno ricchissimo di sorprese e di nuova musica, perciò stay tuned!

A te le ultime parole per i lettori, grazie per il tuo tempo e la tua musica.

Grazie ancora a voi per lo spazio concessomi! Trovate il CD di “Sonic Degeneracy” da ascoltare e acquistare sui Bandcamp di Lunar Light Records e Barbarie Autoproduzioni (oltre che in streaming su Spotify e tutte le altre principali piattaforme, insieme all’EP “Jesus Christ Pornostar”). Seguite anche le pagine ufficiali Bandcamp, Facebook, Instagram e YouTube del progetto per restare aggiornati su ogni novità: ne arriveranno ancora parecchie nei prossimi mesi. Supportate il vero metal estremo underground fatto come si deve: realtà emergenti di assoluto livello come i Demoniac cileni, Orbyssmal, Abatuar, Concrete Winds, Trenchant, Menstrual Vampires, Bloody Vengeance, Telluric Necro-Parasites, gli italianissimi Violentor… anche in Sicilia abbiamo parecchie band meritevoli, come The Krushers, Eraser, Dukov, Spasticus, Lutto, ovviamente i mitici Bunker 66, e qui a Catania gli Humanity Eclipse e i giovanissimi ma promettenti Duskvoid, di cui trovate online il demo “Imminent Corpse”. KEEP SPREADING THE NOISE! SUPPORT THE WAR AGAINST TRENDY DEATH/BLACK METAL AND TIKTOK SCENESTERS. RAW IS THE LAW – LONG LIVE COGUMELO SOUND!