Il progetto Mooncitadel fa capo principalmente a due figure chiave della scena underground finlandese: Stormheit (noto anche per i progetti Stormheit e per essere bassista live di Goatmoon) a voce, chitarre, basso e tastiere e Forthcaller Of Black Gnosis And The Ancient Hyperborean Spirit alla batteria. Fin dagli esordi la band ha incarnato una proposta profondamente ancorata alla tradizione finnica classica, integrandola però con una forte impronta sinfonica, melodica e dal sapore vintage/medievale che prende in parte le distanze dalla vena più grezza tipica del black metal di quelle parti a favore di un approccio più maestoso, epico e atmosferico. A poca distanza dalle tessiture sinfoniche e dalle sperimentazioni che caratterizzavano il precedente “Stardawn Usurper”, i nostri amici tornano sul campo di battaglia con questo “Hyperborean Combat Overlord”, che fin dal titolo si presenta come una dichiarazione d’intenti feroce e affilata. Se nei precedenti capitoli della discografia targata Mooncitadel la componente tastieristica abbracciava sonorità più eteree e sognanti, in quest’ultima fatica i synth arretrano leggermente per fare spazio a un’ossatura chitarristica marziale e aggressiva, esaltata anche da un minutaggio snello che elimina qualsiasi ridondanza per concentrarsi su un attacco dinamico e compatto.

L’opener “In Lunar Spheres The Savage Death Awaits” chiarisce subito le coordinate del disco: riffing serrato di scuola finnica, cavalcate dal sapore heavy metal classico ed echeggianti stratificazioni vocali. Caratteristiche ben presenti anche nella successiva “La Sorcière Du Nord”, che spinge sul pedale della velocità senza sacrificare quell’impronta epica che costituisce il marchio di fabbrica del progetto. Uno dei momenti più riusciti del lotto è però “Funeral Pyres Under The Crepuscular Moon”, dove il bilanciamento tra riff drammatici e intrecci di synth restituisce quell’atmosfera notturna e (come da titolo) crepuscolare tipica del symphonic black metal della metà degli anni novanta. L’operazione di sintesi compiuta dai Mooncitadel in questo disco è del resto piuttosto raffinata, stratificando l’impalcatura black metal con influenze stilistiche che attingono a diverse correnti dell’estremo e al metal classico. È bene precisare che l’influenza sinfonica qui presente si rifà alla scuola degli Emperor e dei Limbonic Art, con tastiere gelide ed essenziali, e non al symphonic black metal di matrice orchestrale e cinematografica esploso nei tardi anni novanta (stile Dimmu Borgir da “Spiritual Black Dimensions” a “Death Cult Armageddon”). Dal canto suo l’ossatura del riffing non si limita al solo tremolo picking tipico del black metal ma attinge a piene mani dal metal tradizionale, con evidenti richiami alla tradizione heavy/epic anni ottanta. L’appartenenza geografica alla scena finlandese poi emerge nell’impostazione delle chitarre e nell’uso della melodia richiamando realtà come Satanic Warmaster, Thy Serpent e Vargrav. Sebbene il disco sia prevalentemente un assalto all’arma bianca, sottotraccia emergono sfumature legate a sonorità folk arcaiche che possono richiamare il periodo vichingo di Bathory e le atmosfere belliche del periodo pagan di Graveland. A chiudere il quadro sono presenti anche intermezzi che fungono da stacco atmosferico, vicini alla tradizione dungeon synth e alla musica d’ambiente nordica.

Sul piano puramente tecnico “Hyperborean Combat Overlord” si colloca in quel preciso punto di equilibrio tra il rigore “analogico” dei classici anni novanta e la definizione necessaria a valorizzare le strutture più complesse del symphonic black metal moderno mentre dal punto di vista concettuale declina l’immaginario occulto dei Mooncitadel in una chiave marziale e cosmica: il combattimento non è descritto solo in termini materiali ma come un processo di purificazione spirituale; l’avversario sono l’entropia e la decadenza, mentre la spada e il fuoco sono strumenti di risveglio spirituale. Siamo di fronte ad un album che non rivoluziona il canone estetico della band ma affina una certa formula rendendola più diretta, aggressiva e bellicosa rispetto ai lavori passati: i fans delle sonorità alla Satanic Warmaster, Emperor (fino a “In The Nightside Eclipse”) e Odium troveranno in questa release un’ulteriore conferma della statura artistica dei Mooncitadel nella scena underground contemporanea.









