Rotting Christ – Triarchy Of The Lost Lovers

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Dopo due ottimi lavori come “Non Serviam” e “Thy Mighty Contract”, che li avevano imposti all’attenzione degli ambienti underground, i greci Rotting Christ con “Triarchy Of The Lost Lovers” danno alle stampe il loro capolavoro assoluto, trovando la loro via personale al black metal e dettando definitivamente (insieme ai conterranei Necromantia, Thou Art Lord e Varathron) le coordinate di uno stile che si era sviluppato di pari passo con la più acclamata scena scandinava, dalla quale presentava diverse differenze a livello di attitudine e, soprattutto, musicale. Esaltando le influenze classicamente heavy metal ed, in misura ancora maggiore, doom metal da sempre presenti nel loro songwriting, i nostri raggiungono picchi compositivi notevoli grazie ad alcuni tra i migliori pezzi mai scritti nel corso della loro lunga carriera come “King Of A Stellar War”, “Archon”, “Snowing Still”, “One With The Forest”, “The Opposite Bank”, “The First Field Of The Battle”. Tutte perle costruite sul riffing semplice ed evocativo di un ispiratissimo Necromayhem, avvolgente come le fiamme dell’inferno, oscuro, arcano e di gusto tipicamente mediterraneo, lontano anni luce dalla freddezza della scuola norvegese. Melodie efficacissime, sottolineate in alcuni casi da flebili passaggi di tastiera, marchiano a fuoco ogni canzone, sospese a metà strada tra un alone occulto ed avvolgenti suggestioni vagamente goticheggianti. Il black metal espresso dai Rotting Christ in quest’album – potrà sembrare strano affermarlo – è suadente e romantico, pur conservando intatta la sua aura mortifera; si insinua nelle carni senza necessità di viaggiare a velocità troppo sostenute. Qualcosa di simile erano riusciti a farlo gli Ophtalamia nel loro debutto di due anni prima “A Journey In Darkness”, al quale questo lavoro è comunque ben superiore. Nel corso degli anni la band ellenica muterà il proprio approccio virando verso sonorità più violente ed a tratti death oriented, dando in ogni caso vita ad opere di grande caratura (su tutte “Genesis”), ma questo disco resta a mio giudizio la vetta della loro produzione artistica. Pietra miliare.