Sjukdom – Stridshymner Og Dødssalmer

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È il 15 agosto, la temperatura è vicina ai 40° e vi si rompe il condizionatore, che fate? Chiamate qualsiasi centro d’assistenza e nessuno risponde. Il panico. La temperatura dentro casa inizia a diventare insopportabile al punto che Caronte si mette ripetutamente a suonare al vostro citofono. Ma la soluzione al problema è dietro l’angolo. Ricordo di avere l’ultima release dei norvegesi Sjukdom nella mia collezione di cd, la inserisco nel lettore con le ultime forze rimaste facendo attenzione a non bagnare il dischetto ottico di sudore, schiaccio play e il miracolo avviene. La temperatura inizia ad abbassarsi precipitosamente e ci ritroviamo a dover chiudere le finestre per evitare che la tempesta di ghiaccio e neve invada le nostre mura domestiche.

Facciamo un passo indietro e torniamo alla realtà, sappiamo bene che se dalle nostre parti ti succede un inconveniente nel periodo a cavallo di ferragosto, qualsiasi esso sia, sono cazzi amari. C’è da dire che questo promo giunto tra le mie mani qualche giorno fa e in uscita ufficialmente sul mercato il 26 ottobre, ti trasmette una furia cieca gelida che solo alcune bands norvegesi riescono a trasmettere. I Sjukdom vengono appunto da Tromsø (Norvegia) e “Stridshymner Og Dødssalmer” è il loro secondo album in studio a distanza di ben cinque anni dal debutto. Tanta l’attesa che di sicuro è servita alla band in quanto questo che abbiamo tra le mani, pur non essendo un capolavoro, è davvero un buon album di black metal furioso come dovrebbe suonare, con alcuni brani che toccano l’eccellenza compositiva. Una brevissima intro apre le danze a “Dødssalmer” e bastano pochi secondi per far sì che questi quattro bifolchi nordici ci trascinino nelle lande desolate e apocalittiche della copertina, una tempesta di neve che si abbatte su ruderi di palazzi flagellati da un efferata guerra. La rabbia funesta con la quale i ragazzi bombardano è davvero esemplare, il lavoro del drummer Natt, uno dei due fondatori del combo, è davvero pazzesco, blasta per tutto l’album inserendo arrangiamenti che sono tutt’altro che scontati, una vera drum machine umana e infernale. Dilungarsi su questo disco sarebbe scontato così come lo sarebbe se si dovesse descrivere la sportività di una Porsche. “Stridshymner Og Dødssalmer” può essere definito un disco black metal per eccellenza, qui le contaminazioni non esistono. Tastiere? Tendenze al symphonic? Folk? Atmospheric? Questi ragazzi non sanno neppure che significato abbiano queste parole, loro conoscono il significato di rabbia, odio, guerra e pestare come schiacciasassi. Sette canzoni di una rabbia inaudita che, una volta finite di ascoltare, l’unica cosa che puoi fare è schiacciare play nuovamente.

Le sperimentazioni non esistono a favore di una prestazione pazzesca di tutta la band che fa vedere i sorci verdi a formazioni ben più anziane ed esperte, coprendo tutto il repertorio che un album black deve contenere: la furia a 2980 bpm di “Med En Fot I Graven”, quattro minuti di guerra efferata dove Natt dà il meglio di sé; le composizioni più ragionate e complesse con cambi tempo come “Likantropi”, e il capolavoro, che da solo vale il voto in pagella, che porta il nome di “Terra Nihil”, inizio in mid-tempo melodico e fiero per poi diventare un cacciatorpediniere lanciato a velocità infernale ma controllata, con linee melodiche sempre ben in evidenza e il vocalist Avsky che fa il diavolo a quattro. Da plauso il lavoro della Osmose Productions, sia perché si porta a casa un ensemble che nonostante la giovane età ha già così tanta classe in un genere inflazionato come il black metal, sia per la produzione, spettacolare; suoni devastanti e cristallini come iceberg che tagliano il cielo. I Sjukdom non scrivono la storia ma scrivono un album con i controcazzi, che non inventa nulla di nuovo ma aggiunge l’ennesima speranza e allunga la vita a un genere musicale così maligno, così complesso quanto affascinante.

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