LIVE REPORT: KAMPFAR – TAAKE, ORTO BAR LJUBLJANA 13/05/2022

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Sono passati ben ventiquattro mesi da quando il mondo si fermò per quello che allora era un misterioso virus che rese le città del globo dei deserti di cemento stile “Io Sono Leggenda” tra paura (all’inizio) e giramenti di palle collettivi (in seguito). E via a cantare sui balconi come inetti, ubriacarsi tra le mura domestiche, fare interminabili videochiamate dalla scarsa utilità, sottoscrivere abbonamenti Netflix e acquistare sex toys on line, ma l’altra faccia della medaglia fu l’inesorabile interruzione della routine che davamo per scontata sino a poche ore prima di quegli ultimi giorni di febbraio 2020, mettendo di fatto una pietra tombale sulla vita come la conoscevamo. Fortunatamente, seppur lentamente, tutto sta tornando a una nuova, relativa normalità, ed anche gli eventi, che tanto ci erano mancati e che in questi ultimi anni sono stati sostituiti da quella squallida trovata dei concerti in streaming che mostravano quattro ebeti suonare in una stanza, venduti a caro prezzo sulle più note piattaforme on line. Ora si riparte, le band non vedono l’ora di incontrare i propri fan in giro per il mondo e, nonostante il tempo sia passato, pare che tutto possa riprendere da dove fu forzatamente interrotto. Era da marzo 2020 che questo tour veniva posticipato più volte ma ora finalmente ci siamo, la “Norther Alliance”, che vede gli olandesi Helleruin aprire le danze ai due titani del black metal norvegese Taake e Kampfar, ha messo a ferro e fuoco gran parte dell’Europa e si accinge a chiudere questa via crucis infernale proprio a Ljubljana, esattamente al mitico Orto Bar, che rappresenta uno dei locali di punta del metal estremo nella capitale slovena. Arrivato alla location, accolto da nuvole nere cariche di nefasti presagi, mi rendo subito conto che la folla è quella delle grandi occasioni e sembra aver già dimenticato ciò che è stata la pandemia, considerato che i dispositivi di protezione da queste parti sono praticamente inesistenti; ma tant’è, ad un concerto black metal ci dovrebbe essere anche una componente di rischio! L’Orto Bar, per chi non ci fosse mai stato, è un bel locale dalla capienza ridotta intorno ai tre/quattrocento spettatori stretti in un’atmosfera underground che rende il tutto molto piacevole e sincero, dove l’acustica è sufficiente e la prestazione della band è totalmente “in your face”, considerato che il palco è a ridosso del pubblico, senza la minima barriera. Per motivi vari arriviamo verso le 20,00, perdendoci purtroppo l’esibizione degli Helleruin e, mentre le prime gocce di pioggia iniziano a cadere copiose, parte l’intro solenne dei Kampfar.

Probabilmente è proprio l’iconica band di Dolk, che da queste parti gode di un copioso seguito, la più attesa della serata e basta vedere l’enorme quantità di fans con t-shirt e accessori della stessa e il conseguente sold out del merchandising per la serata.

Dal vivo i vichinghi norvegesi sono una garanzia, e pure questa volta non si risparmiano tirando fuori dal cilindro una bella setlist, che va a pescare soprattutto dagli ultimi lavori, privilegiando “Djevelmakt”, uno dei picchi compositivi (se non il più alto) della band, senza tralasciare rimembranze del passato come “Troll, Død Og Trolldom”, e guardando al futuro con il nuovo singolo “Urkraft”, che fa la sua sporca figura tra il materiale più classico.

L’inizio con “Our Hounds, Our Legion” è letteralmente un’apoteosi di epicità, che mette subito le cose in chiaro; in quest’ultima data del tour la band (che ha una formazione che suona insieme da ormai oltre dieci anni; e si sente) non si risparmierà e darà il 110%, tra pezzi suonati in maniera superlativa e un intrattenimento essenziale con il pubblico che reagisce con entusiasmo per tutta l’ora abbondante dello show dei propri beniamini.

Nessun punto debole nella scaletta, dove “Mylder” rappresenta probabilmente l’apice della serata, cantata da tutti i presenti in sala. Dopo i ringraziamenti di rito, si chiude con la bellissima “Det Sorte” una performance pazzesca, con Dolk che ha sfoderato una prova vocale sopra le righe, migliorato soprattutto nelle parti in clean che hanno preso il sopravvento rispetto al classico scream maggiormente utilizzato in studio. Nel frattempo il temporale si è abbattuto su Ljubljana, creando difficoltà a chi voleva prendersi una breve boccata d’aria nel giardino esterno all’ingresso della venue; ma non importa, il cambio palco è veloce e, tempo di una birra, tutto è pronto per gli headliner della serata. I Taake non hanno bisogno di presentazioni, essendo un vero e proprio bignami vivente per quanto riguarda il black metal norvegese old school.

Cosa aspettarsi da quel pelatone di Hoest lo sappiamo tutti; nel tempo il sound dei Taake si è reso sempre più riconoscibile, grazie alle sferzate gelide tipicamente norvegesi e al riffing incessante che dà sfogo all’headbanging più forsennato, dando vita a un vero e proprio party malato ad ogni singola performance live del quintetto norvegese.

Per l’occasione i veterani decidono di spararci in faccia tutto “Noregs Vaapen”, autentico masterpiece, più altri tre estratti da altrettanti album, giusto per non farci mancare nulla.

Con la sua consueta teatralità Hoest è un vero e proprio mattatore e non si risparmia, tra smorfie e una buona prova vocale, così come il resto dei suoi seguaci, nella formazione a cinque, non sbaglia un colpo riuscendo a martellare il cervello per circa un’oretta senza interruzione, con face painting, blast beats, groove e urla demoniache a fare il bello e il cattivo tempo.

Pezzi come “Fra Vadested Til Vaandesmed”, “Orkan”, “Myr” e la suite “Dei Vil Alltid Klaga Og Kyta” si susseguono senza soluzione di continuità, rendendo lo show molto energetico. I presenti sono soddisfatti e sudati e a fine concerto non si può non riscontrare l’appagamento sul volto di tutti. Possiamo dire che è stato un bello show, non il concerto del secolo ovviamente, ma di qualità e dall’elevato valore emotivo, con due band che continuano a scrivere la storia e che non sembrava sentissero la stanchezza del tour appena concluso. Una serata come questa è fondamentalmente un aiuto morale e materiale per tutte quelle persone ed attività commerciali che hanno patito le chiusure forzate di questi due lunghi anni, e si spera possa essere a tutti gli effetti un nuovo inizio per tornare alle vecchie abitudini.