Quest’anno l’autunno sembra essere arrivato prima del solito e anche ad Atene l’aria si è fatta più fresca, giusto in tempo per il mio consueto appuntamento metallico annuale in terra ellenica. Questa volta tocca all’evento “Spectres Of Celestial Hatred: A Night Of Melodic Death / Black Metal”, ospitato al fidato Kyttaro Club, location storica della scena underground ateniese, che non delude mai per atmosfera, suono e accoglienza. A calcare le assi del palco gli Ascending Olympus e gli Scar Of The Sun, realtà locali che preparano il terreno in favore dei ritrovati (ormai da oltre dieci anni per la verità) martelli svedesi Ablaze My Sorrow e dei The Spirit, una delle new sensation più letali di questi ultimi anni che, forti di quattro dischi in sette anni, hanno fatto parlare egregiamente delle loro performance live, tanto che a breve partiranno in tour con i più noti Groza per una lunga serie di date in tutta Europa. Con un simile quartetto in cartellone era facile immaginare una serata di circa quattro ore all’insegna di sonorità estreme, birre e chiacchiere con metallati del posto. Tuttavia, essendo una domenica, la tradizionale gita fuori porta si è prolungata più del previsto… e così mi sono perso le prime due band… spero di rifarmi alla prossima occasione. All’arrivo peraltro noto che l’affluenza è al di sotto delle aspettative: strano, considerando quanto il pubblico greco sia solitamente devoto all’estremo; forse il bel tempo o qualche altro evento concomitante hanno disperso un po’ di gente; poco male, più spazio e più comfort per i presenti.
Seppur abbastanza differenti, ciò che accomuna gli Ablaze My Sorrow ai The Spirit è lo spiccato senso della melodia e il buon gusto negli arrangiamenti che fa scorrere le composizioni nonostante strutture piuttosto complesse.

Gli svedesi sono sulla scena da quasi trent’anni, tra un periodo di pausa e l’altro, e possono tranquillamente essere annoverati tra i pionieri del black/death metal melodico (di scuola svedese appunto). Il loro show di questa sera è stata una nitida dimostrazione della loro esperienza: senza orpelli scenografici e vestiti in maniera totalmente casual, i nostri amici sono saliti sul palco lasciando parlare solo la sostanza della musica e hanno proposto una setlist devastante, senza momenti di stanca. Dodici pezzi uno dietro l’altro pescando da quasi tutta la loro discografia, prediligendo tuttavia gli ultimi “Among Ashes And Monoliths” e “Black” e deliziandoci sul finire con un’ottima cover di “The Somberlain” dei Dissection, per poi concludere in bellezza con l’epica “My Sorrow”, un inno estremo che entra in testa sin dalle prime note. Un saluto e via, informandoci che stanno lavorando a nuovo materiale, con la promessa che presto vedrà la luce.

Una band che avrebbe meritato più visibilità negli anni d’oro ma che per un motivo o per l’altro non è mai riuscita a fare il grande salto nonostante avesse tutte le carte in regola, gli Ablaze My Sorrow che ci hanno comunque regalato un’ora piena di potenza in salsa melodica come mamma Svezia insegna.
È il momento di una birra (finalmente senza coda al bancone!) e di un rapido cambio palco: i The Spirit sono pronti. Per loro questo concerto rappresenta la prima volta assoluta in Grecia, e la band tedesca non ha nascosto l’entusiasmo.

Le aspettative per l’esibizione di quella che si può a tutti gli effetti definire una next big thing (al pari di Uada, Groza, Grima e Gaerea) erano alte, e sono state pienamente soddisfatte. La band ha un sound definito, violento, tecnico, articolato, sempre melodico e soprattutto ben riconoscibile: i lavori sino ad ora prodotti galleggiano tra black metal dal tocco “cosmico” e richiami quasi progressive, sorretti dal lavoro chitarristico di MT e dal drumming chirurgico e impeccabile di MS.

Il duo, in quest’occasione accompagnato dai giovani Stanley Robertson alla chitarra e Kevin Schautzer al basso, entra in scena prepotentemente con la doppietta micidiale formata da “Against Humanity” e “Room 101”, tratte dall’ultimo “Songs Against Humanity”, che scatenano immediatamente il mosh tra i presenti. Da qui in poi non c’è un attimo di tregua e si susseguono pezzi da tutta la loro discografia, tra cui citerei le ottime “Pillars Of Doom” e “Nothingless Forever”.

La band, grazie anche a dei buoni suoni, riesce a coinvolgere il pubblico con una prestazione senza sbavature e degna di musicisti per più navigati. Il concerto si conclude con ”The Clouds Of Damnation” che ci manda tutti a letto ma non senza prima aver fatto il canonico salto al banchetto del merchandise per acquistare un ricordo di questa piacevole serata in terra ellenica. Tra sguardi stanchi ma soddisfatti è ora di tornare a casa, e in attesa del taxi che mi riporterà nelle mie segrete rifletto su un prossimo appuntamento qui ad Atene… aspetterò un altro anno o magari sarà prima… in ogni caso il cartellino questa volta è stato timbrato!









