WINE AND FOG FEST – V EDITION Centrale Rock Pub, Erba (CO) – 04/09/2026

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La fine delle vacanze, l’inizio di settembre e il richiamo del sottosuolo più intransigente hanno riempito il Centrale Rock Pub di Erba per la quinta edizione del Wine And Fog Fest. Il festival, giunto alla sua quinta edizione, ha fin dai suoi esordi concentrato il proprio focus sul black metal più intransigente e puro, e anche quest’anno il menù ha offerto una selezione di assoluta caratura per una serata devota alle sonorità più estreme, crude e prive di compromessi. Giunti in loco fin dall’apertura si nota immediatamente una massiccia affluenza e si respira aria da grande occasione, anche per la presenza di molti appassionati provenienti dall’estero, sintomo della risonanza internazionale dell’evento. Vediamo com’è andata.

Heathen / Lifecode

Ad aprire le danze sono gli italiani Heathen / Lifecode. La band piemontese sale sul palco in formazione a tre per promuovere l’ultima uscita “By The Ancient Laws Of Combat”. Il loro impatto sul palco è grezzo e diretto, perfetto per scaldare la sala e impostare la temperatura della serata su livelli decisamente alti. Il loro black metal è feroce e di grande impatto, grazie anche a commistioni con il thrash più violento e ad alcune soluzioni death. Un’apertura serrata che mette subito in chiaro l’assenza di fronzoli e la linea stilistica della rassegna.  

Arghoslent

La carica distruttiva sale di livello con l’ingresso degli americani Arghoslent. Il loro celebre connubio tra riffing death metal di stampo classico/melodico e ritmiche trascinanti investe la sala con una potenza sonora devastante. Il fulcro della prestazione risiede nel lavoro delle chitarre, capaci di riprodurre con fedeltà impressionante le trame melodiche e gli intrecci tipici della band. Le sonorità virano con naturalezza tra la velocità del death metal tradizionale e l’ispirazione palesemente classica/heavy dei riff, eseguiti con una precisione ritmica che non perde un colpo nemmeno nei passaggi più articolati. L’esecuzione è chirurgica e l’impatto frontale lascia ben poco respiro, scatenando il moshpit nelle prime file fin da subito.  

Black Raptus

È quindi la volta dei Black Raptus. La formazione lombarda dal vivo si conferma una spietata macchina da guerra, capace di trasformare il palco in un rituale di pura violenza sonora. Lontano da qualsiasi orpello o scenografia ridondante, il loro approccio al live è lineare, dritto al punto e intriso di un’attitudine marziale che non concede un secondo di tregua al pubblico. Una prova di forza nera, essenziale e diretta, che conferma i Black Raptus come una realtà d’impatto totalmente devozione al culto del black metal più ferale.

Grand Belial’s Key

Headliner attesissimi della serata, i Grand Belial’s Key prendono possesso della scena scatenando l’entusiasmo della platea. La resa acustica dal vivo mantiene quell’aura ruvida e “marcia” fondamentale nella loro proposta, senza però impastare eccessivamente i dettagli dei riff o i cambi di tempo più articolati. L’atmosfera che si respira sotto il palco è satura di tensione, morbosità e totale dedizione all’underground più nero. La band statunitense sfodera una prova devastante: groove martellante, chitarre affilate e un’attitudine sfrontata che cattura l’attenzione dal primo all’ultimo minuto. Una performance dal vivo cinica, dissacrante e di un’efficacia spietata, che conferma i Grand Belial’s Key come una delle entità più singolari e uncompromising dell’intera scena black metal globale.

Il primo grande pregio dell’evento è stato senza dubbio l’atmosfera particolare della serata. La risposta degli appassionati è stata straordinaria, regalando un supporto costante ad ogni singola band e dimostrando ancora una volta la vitalità della scena nazionale. Un plauso va alla qualità della direzione artistica. La sequenza dei gruppi ha proposto un bill equilibrato e solido per gli amanti delle sonorità più intransigenti riuscendo anche ad attirare astanti da nazioni limitrofe (cosa non da poco qua in Italia). L’unico dettaglio che ha lasciato un pizzico di amaro in bocca riguarda la risposta acustica della sala in alcuni momenti. La complessità dei volumi e le caratteristiche del mixaggio non sempre hanno permesso di apprezzare appieno ogni singola sfumatura chitarristica, rendendo il suono in alcuni frangenti un po’ impastato. Un aspetto tecnico fisiologico per sonorità così dense e veloci, che se affinato con qualche piccolo accorgimento al mixer nelle prossime edizioni potrà valorizzare ancora di più l’ottima resa dal vivo delle band. Nel complesso, il Wine And Fog Fest V resta un’iniziativa dal valore indiscutibile che consolida il suo status di appuntamento annuale fisso per chi mastica pane e black metal. Una quinta edizione che si chiude con un bilancio eccellente in termini di affluenza e organizzazione, confermando il Wine And Fog Fest come un punto di riferimento imprescindibile per la scena black metal underground italiana.