La stagione autunnale dei concerti dedicati al metallo più oscuro ed estremo trova nel Legend Club di Milano un approdo sicuro: una roccaforte capace di garantire costantemente volumi d’impatto, ottima resa acustica e un’atmosfera intima e viscerale. La serata che vede protagonisti gli olandesi Soulburn e i norvegesi Mork si preannuncia come un doppio assalto frontale: da un lato l’esperienza e le radici death/black/thrash della scuola olandese, dall’altro la purezza del black metal norvegese. Nonostante il giorno infrasettimanale, il temporale e un clima cittadino non proprio disteso, il pubblico è numeroso fin dall’apertura delle porte. Molti si accalcano al merchandising delle band, ora collocato all’interno del locale, e al banchetto di Masked Dead Records, creando la giusta tensione in attesa dello show.
Ad aprire la serata sono i Soulburn. Il gruppo guidato dal chitarrista Eric Daniels, storica colonna degli Asphyx, chiarisce subito le proprie coordinate: un impianto sonoro massiccio dove il death metal primordiale di matrice nordeuropea si fonde con venature black, inserti thrash e atmosfere plumbee quasi doom. L’impatto è buono.

Le chitarre di Daniels impongono riff pesanti e dissonanti, con quel timbro distorto e cimiteriale che è la sua firma. La sezione ritmica sostiene l’esecuzione con tempi medi opprimenti, pronti a esplodere in ripartenze abrasive, mentre le linee vocali ruggiscono con autorevolezza sovrastando il muro di suono dell’impianto. I brani in scaletta si susseguono senza pause superflue, incrociando l’oscurità dei primi lavori con la maturità delle produzioni più recenti.

Il pubblico risponde con partecipazione, accompagnando i passaggi più cadenzati con un headbanging continuo. I Soulburn congedano la platea lasciando un’atmosfera carica di tensione e assolvendo al compito di scaldare la serata.
Dopo un rapido cambio palco, è il momento dei Mork, attesi come headliner. La band guidata da Thomas Eriksen prende possesso della scena con presenza magnetica, investendo il Legend con una bufera di puro black metal norvegese.Fin dai primi accordi la formazione di Halden dimostra una compattezza esecutiva straordinaria. Il suono è glaciale e tagliente ma sorretto da un groove dinamico e profondo che rende il loro repertorio unico nel panorama black contemporaneo.

A differenza di molte band connazionali, ancorate a cliché o a formule trite, i Mork infondono nei brani un forte senso dinamico: riff di stampo heavy/doom mescolati al vetriolo del black che li rendono trascinanti e orecchiabili nel senso più oscuro del termine. Le chitarre tracciano trame in tremolo picking affilate come rasoi, mentre la voce di Eriksen, sferzante e carica di pathos, guida l’assalto con grande carisma. I passaggi più veloci si alternano con fluidità ad aperture più cadenzate ed evocative. Circa 70 minuti di show, con bis concesso su richiesta del pubblico per una “one more song”, con picchi in Arv, Ferdamann e Dype Røtter.

La resa acustica della sala è all’altezza, permette a ogni strumento di emergere con nitidezza senza perdere violenza primordiale. Band al culmine della maturità artistica e della tenuta di palco, interazione essenziale ma sincera. La risposta del pubblico milanese conferma il legame profondo tra la scena italiana e il True Norwegian Black Metal più genuino.
La serata al Legend si chiude con un bilancio positivo. L’accoppiata tra l’oscurità ritmica e cimiteriale dei Soulburn e la furia glaciale dei Mork ha offerto una panoramica completa sulle sfaccettature dell’underground estremo. L’organizzazione impeccabile del locale e la risposta della comunità metal confermano ancora una volta Milano come tappa fondamentale per i tour europei di settore.









