Un appuntamento davvero interessante per gli amanti delle sonorità caprine, per una volta non declinate in chiave black metal ma doom/occult e affini, il Lucifer Over Turin si è svolto in questa sua prima incarnazione a El Barrio, un locale non convenzionale ricavato in quella che era una vecchia scuola elementare convertita a sala concerti, con tanto di bar, ampio palco e colori psichedelici di contorno: non ci ero mai stato e l’impressione è stata immediatamente positiva, sia per l’ambientazione sottilmente mefistofelica, sia per i giochi di luce, adatissimi all’atmosfera diabolica che si intendeva evocare, sia per il comparto sonoro davvero professionale (pur con qualche piccola eccezione), considerata la dimensione underground dell’evento. L’affluenza di pubblico non è stata eccezionale (ma, si sa, in Italia funziona così), tuttavia l’aria da “ritrovo tra amici” ha ampiamente compensato, tra facce conosciute (saluto l’onnipresente Ezio Winef, sempre in pista con il banchetto della sua Wine And Fog, e Carlo Vischi, che ha voluto immortalarmi in uno scatto social neanche fossi una rockstar… accidenti a te, mi fai arrossire…) e nuove e piacevoli conoscenze, tutti insieme per celebrare l’angelo ribelle, portatore di luce e conoscenza.

Il compito di aprire le danze tocca ai Sølø, band di Be Ky dedita ad una sorta di rock dalle sfumature stoner/doom e cantautoriali in una sorta di melange tra Kyuss, Fu Manchu e Monster Magnet, con una spruzzatina di Pink Floyd che certamente non guasta.

Una combinazione che ha ammalliato i presenti grazie ad una performance convincente ed emotivamente sentita, anche e soprattutto per la voce calda, espressiva e potente del frontman, capace di tenere il palco con consumata sicurezza (e pensare che invece questo è stato il loro primo live in assoluto!) coinvolgendo l’audience con brevi e ficcanti presentazioni dei brani (modus operandi che personalmente ho molto gradito e che contribuisce senz’altro a tenere desta l’attenzione), ed un amalgama musicale equilibrato ed elegante, ottenuto attraverso canzoni dalla struttura semplice ma accattivante, a metà strada tra l’amara riflessione e un intimismo dolente ma non privo di speranza. Indubbiamente la band più “solare” (prima di sprofondare definitivamente nella cripta…) e classica del bill: una bella sorpresa ed un ascolto che mi sento di consigliare anche a chi solitamente mastica sonorità più dure e violente.
La serata ha preso una piega decisamente più ritualistica e luciferina con gli Astral Goat Dominion, duo italo/tedesco formato da Oniric e Khaosfuzz, dedito ad uno stoner/doom psichedelico dal piglio ritualistico e decisamente settantiano, caratterizzato da suoni ossessivi e pastosi e da un immaginario da messa nera sotto l’effetto di acidi, in una sorta di “Charles Manson incontra gli Electric Wizard dopo aver mangiato pesante”.

Canzoni molto lunghe e dall’andamento ritualistico, cicliche, ipnotiche, rese ancora più oppressive da una drum machine programmata su sonorità cadenzate e con pochi cambi di tempo, da synth dal sapore vagamente darkwave e da una chitarra ultradistorta dal suono assolutamente “fuzz”.

Il tutto ulteriormente esasperato da testi ripetuti come oscure litanie e incorniciato da immagini blasfeme e horror, spesso e volentieri dai colori acidissimi, che si susseguono su un grande schermo posto al centro del palco (con i due musicisti ai lati), come un altare malefico.

Scaletta interamente basata sull’unico loro album attualmente all’attivo, ovvero il debutto “Only Lucifer And Fuzz”, suonato praticamente per intero, e pubblico completamente invischiato nella loro rete sonora paludosa e mefitica… con grande gioia del dio caprino!
L’atmosfera si è fatta più pesante con El Capro, progetto solista di Emiliano “El Chivo” (chi se lo ricorda con i Tipheret e l’inno “Sex, Drugs And 666” che faceva infuriare le casalinghe?) che si muove nei territori di un doom dal sapore occulto e dalle marcate influenze heavy alla Black Sabbath e primi Death SS, con qualche venatura più malinconica e dal sapore dark qua e là.

Il loro spettacolo è quello più penalizzato a livello sonoro, anche se si è trattato di un difetto tutto sommato lieve (colpa di un basso a mio giudizio troppo grasso e terroso): nonostante questo lo show, che ha visto la proposizione di diversi pezzi tratti dall’ultimo “XIII”, ha comunque colpito nel segno grazie ad una proposta semplice e quadrata, giocata su sonorità basiche, pachidermiche, lente ed inesorabili, che hanno schiacciato i presenti sotto una coltre sulfurea, resa ancora più poderosa da un cantato salmodiante e volutamente “calcato” su un tono stentoreo e autorevole dall’inflessione dannatamente sinistra.

Se la musica di Astral Goat Dominion è cosmica e psichedelica quella di El Capro è artigianale, carnale e purpurea, più da catacomba “alla piemontese”: due facce della stessa medaglia… per onorare il caprone!
Chiudono la serata gli Owls Over Oaks, progetto di Valerio “Leynir” Possetto (ex Enisum), con Elisa Iacopini (ex Amethista) alla voce, dedito ad un drone/doom reso decisamente estremo dalla presenza di due bassi dal suono incredibilmente distorto e dall’assenza delle chitarre.

La band ha proposto per intero l’album d’esordio “OOO” (formato da quattro, lunghissime tracce) lasciando libero sfogo ad una sperimentazione senza soluzione di continuità già di per sé molto difficile da seguire su disco e per molti aspetti ancora più “indigeribile” (ma volutamente!) in sede live.

Un muro sonoro corposo e monolitico, asfissiante e nerissimo, che ha seppellito i presenti già stremati con la ridondante pesantezza di una dolorosa litania… roba da far impallidire i Sunn O))) più radicali, nel bene e nel male. La prova di Elisa, intabarrata in una “mise” da becchino con cappellaccio, si sostanzia in uno screaming sepolcrale e in movimenti nervosi alternati ad una stasi “studiata”, quasi a rendere plasticamente l’atmosfera di catastrofica perdizione evocata dalla loro (non) musica.
Tirando le somme, nonostante qualche fisiologica sbavatura una partecipazione non oceanica, il Lucifer Over Turin si è rivelato una scommessa vinta. Quattro band diversissime per scrittura e attitudine — la luce stoner dei Sølø, il sabba acido degli Astral Goat Dominion, la messa nera con abbondante sudore di El Capro, l’apocalisse drone degli Owls Over Oaks — ma unite da un unico filo rosso: un’idea di doom intesa come devozione e non solo come genere musicale. Il merito va a Church of Crow Records, LM Productions e I Suoni del Buio per aver avuto l’iniziativa di organizzare un festival così coerente e coraggiosamente underground in una location direi perfetta per l’evento. Si è usciti con le ossa impregnate d’incenso e le corna pronte a spuntare sulla testa, sotto la pallida luce di una gigantesca luna autunnale. Lunga vita al dio caprino. Ci vediamo alla prossima edizione.









