Raggiungere la soglia dei trent’anni di attività nell’underground occulto è un traguardo che poche entità possono vantare senza cedere a compromessi o alla stanchezza creativa. Gli Acherontas, guidati dalla costante e intransigente visione di V.P. Adept, festeggiano questo anniversario non con una semplice antologia celebrativa, ma con un manifesto d’intenti diviso in fasi: “For The Blood Of Tiamat – Praxis I”. Un’opera che riafferma la devozione della formazione greca al Draconian Current e alle correnti ermetiche che da sempre fanno parte del concept della band. Tre decenni di esperienza, pratica, contemplazione e incessante esplorazione dei Misteri primordiali del Sangue e della Grande Madre Tiamat sono distillati in quattro invocazioni rituali. Dal punto di vista compositivo “Praxis I” si pone come un perfetto compendio dell’evoluzione stilistica della band: dalle radici storiche impregnate del classico stile ellenico fino alla complessa ed ermetica maestria sviluppata negli ultimi capitoli discografici sotto l’egida dell’Osmose Productions.

L’apertura “Crowned In The Higher Self”, dove l’iniziato intraprende il cammino della sovranità interiore attraverso il risveglio della Corrente Draconiana, è un proclama solenne. Le chitarre intrecciano riff affilati ma dotati di un’inconfondibile componente melodica e rituale. La sezione ritmica non si limita a dettare il ritmo con mid tempo marziali e accelerazioni furiose, ma crea una vera e propria traccia dinamica su cui si innestano le vocals declamatorie e abrasive di V.P. Adept. Si discende poi nel baratro con “Abyssic Rite Of Self-Deification”, in cui Sangue, Fuoco e iniziazione esperienziale dissolvono l’illusione del sé, rivelando il Principio eterno celato nel Mago. Il brano incarna l’essenza dell’iniziazione ermetica. Le atmosfere si fanno più dense e oscure; l’uso di inserti ambient e passaggi declamati accentua la dimensione cerimoniale. La produzione, nitida ma profondamente organica, permette di apprezzare la stratificazione delle chitarre, capaci di passare da un riffing nero e lacerante ad aperture arpeggiate di sapore quasi mitico. Il disco raggiunge la sua manifestazione più profonda in “For The Blood Of Tiamat”, un’offerta alla Madre Primordiale, il cui Sangue nutre i misteri occulti della trasformazione, della Magia e dell’eterno ciclo del divenire. La title track rappresenta il fulcro ideologico dell’opera: un’invocazione al principio draconico e al Caos primordiale. Il songwriting qui si fa aggressivo, serrato e impietoso, sorretto da una linea di basso che dona profondità e corpo all’intera struttura. Il rito si conclude con “Ex Tenebris Ad Lucem, Ex Lucem Ad Abyssum”, dove Luce e Tenebra cessano di opporsi, divenendo un’unica soglia attraverso la quale il Drago prosegue il suo viaggio infinito oltre la materia e oltre il tempo. Nel loro insieme queste quattro invocazioni si configurano come tappe successive di un unico rito iniziatico: dal risveglio del Sé Superiore, passando per la prova abissale dell’Auto-Divinizzazione e l’offerta sacramentale al Sangue di Tiamat, fino alla trascendenza suprema in cui Luce e Tenebra si dissolvono nell’eterna Corrente del Drago.

Gli Acherontas continuano a trattare la materia musicale non come mero intrattenimento, ma come una rigorosa pratica operativa. I testi e le strutture dei brani trasudano riferimenti alla magia draconiana, all’auto svincolo spirituale e all’esaltazione del Sé. L’estetica visiva e concettuale dell’opera richiama le fasi della trasformazione alchemica, confermando che per la band greca il trentesimo anno di vita non è un punto d’arrivo, bensì l’inizio di una nuova mutazione.

“For the Blood of Tiamat – Praxis I” in definitiva è una testimonianza di coerenza, rigore esoterico e impeccabile perizia tecnica. Un ascolto imprescindibile per chiunque consideri il black metal come un veicolo spirituale e non come una semplice posa stilistica. Gli Acherontas dimostrano di essere ancora tra i custodi più autorevoli della Fiamma Nera in Europa.









