ATMF FESTIVAL – 6th Edizione – 12/07/2026

0
396

La splendida cornice della Val Resia, in provincia di Udine, nell’estremo nord est italiano offre ai cultori di quella che un tempo si chiamava la “nera fiamma” la sesta edizione dell’ATMF Fest. Di fronte al palco open air all’interno del centro sportivo di Resia, allestito in collaborazione con l’EResia Metal Fest svoltosi nei due giorni precedenti, siamo pronti ad immergerci nelle profondità oscure dell’underground più puro. La location montana, al netto del caldo marcato, ha offerto la scenografia perfetta per un festival che ha fatto della sostanza sonora il suo punto di forza. Quando si varcano le porte di un evento targato Aeternitas Tenebrarum Musicae Fundamentum si sa già che non si assisterà ad un semplice concerto ma a una vera e propria liturgia dedicata all’underground più intransigente. Fondata sul finire degli anni novanta l’ormai storica label italiana si è ritagliata un ruolo non secondario nella diffusione del black metal più oscuro e concettuale, e in un panorama estremo spesso inflazionato continua a rappresentare un faro per chi cerca atmosfere catacombali, gelo e autentica dedizione, evitando le logiche puramente commerciali e rimanendo fedele a una visione purista e intellettuale dell’underground. Prima delle esibizioni si è svolta una tavola rotonda sulla storia dell’etichetta e del black metal regionale del Friuli Venezia Giulia a cura di “Si stava meglio quando si stava metal” (Denis Bonetti): sul palco sono saliti per rispondere alle domande Diego Matejka (ATMF), Daniele Tollon (Unviar/Chronic Hate) e Elvis Mansut (Blutsauger/Aganis). Un sentito ringraziamento ad Andrea Pregi per aver condiviso con noi alcune delle splendide foto da lui scattate durante la giornata.

Ergot

Il compito di aprire la serata spetta agli Ergot, validissimo progetto proveniente da Trieste, del quale ci siamo occupati sulle nostre pagine virtuali in occasione della pubblicazione dell’ultimo “Decade”. Il loro è un black metal atmosferico e malinconico che vive di un’estetica fredda ed intimista. Spicca il cantato in italiano che conferisce un forte impatto evocativo ai pezzi mentre il ritmo della batteria e le linee melodiche della chitarre in tremolo danno corpo per tutta la durata del set ad una sensazione di malinconia e decadenza davvero degna di nota.

Aeon Winds

Rapido cambio palco ed è tempo della prima band proveniente dall’estero, ovvero gli slovacchi Aeon Winds guidati dal polistrumentista Svarthen e attivi da oltre quindici anni (ne è passata di acqua sotto i ponti dall’uscita del primo demo “Aeon”). L’impostazione stilistica della band unisce la furia tagliente del black metal norvegese di metà anni novanta a massicce partiture sinfoniche e tastieristiche, richiamando nomi seminali come Emperor e Limbonic Art. Prettamente su tempi medi la loro musica è un viaggio evocativo all’interno delle leggende e dell’oscuro folklore slovacco.

Unviâr

Gli Unviâr salgono sul palco forti di “Disglaç”  disco di debutto uscito da poco, e offrono una prestazione eccellente. La band assalta il pubblico con un black metal atmosferico cantato in dialetto, semplicemente perfetto per l’occasione: batteria in blast, chitarre in tremolo e voci in scream sono tutto quello che il pubblico potesse desiderare e la risposta si è vista. Menzione d’onore per la traccia “Ritir”. Una delle punte di diamante dell’etichetta, nome che a mio giudizio merita tutto il supporto ed il rispetto possibile. Bravissimi!

Outlaw

Headliner della serata sono gli Outlaw, una delle realtà più devastanti e feroci dell’odierno panorama black metal mondiale. Nata a San Paolo in Brasile nel 2015 per mano del mastermind D.(chitarra, voce e compositore), la band ha successivamente rilocato la propria base ad Amburgo in Germania compiendo il definitivo salto di qualità sia compositivo che di visibilità. Il gruppo propone un black metal d’assalto, melodico ma estremamente oscuro e violento, che si rifà alla gloriosa scuola svedese (Dissection e Watain su tutti), con un piglio ed una cattiveria che ricordano proposte più religious/orthodox (Ondskapt e Funeral Mist, sempre per restare in territorio svedese). Un muro sonoro guidato da riff affilati come rasoi, una sezione ritmica implacabile e uno screaming demoniaco che, complici i suoni nitidi, regalano una prestazione sopraffina.

Il rituale si scioglie e lascia spazio all’area distro con i banchetti delle band, uniti a quello della label, strabordanti di cd, vinili e magliette.I suoni sono stati molto buoni per tutte e quattro le band (ottimo il lavoro del fonico presente) e gli orari spaccati al minuto: organizzazione perfetta quindi, e le prestazioni dei gruppi hanno dato conferma della vitalità e dello stato di salute dell’underground black metal. Peccato solo per la scarsa presenza di pubblico: la location, sicuramente suggestiva ma forse non proprio comodissima da raggiungere, e il fatto che molti reduci dell’EResia Metal Fest abbiano rinunciato a fermarsi un giorno in più hanno probabilmente influito in maniera determinante. Ma fa niente: meglio pochi ma buoni!