Grimveil è una nuovissima formazione nata dalla collaborazione tra due pilastri del rooster targato Purity Through Fire, ovvero l’onnipresente Revenant (Order Of Nosferat, Sarkrista, Siechknecht, Velmorth) e Simon Lindgren dei Tårfödd. Geograficamente parliamo di un progetto internazionale che unisce due scuole black metal dalla fortissima tradizione come la Svezia e la Germania: da un lato abbiamo la componente melodica, epica e malinconica tipica del sound svedese e dall’altro l’approccio più quadrato ed intransigente di stampo prettamente tedesco. L’unione geografica ed artistica si riflette perfettamente in questo album che supera l’ora di durata dipingendo un paesaggio di malinconia nebbiosa intriso di misticismo, in equilibrio tra la nostalgia di un passato rustico e la grandiosità della natura incontaminata. Il suono proposto infatti è una riuscitissima combinazione fra atmospheric black metal e folk, cui fanno da contraltare liriche incentrate su tematiche piuttosto classiche, come la natura, i boschi e l’atmosfera oscura e magica che li circonda: volendo trovare degli accostamenti a livello tematico e musicale potrebbe benissimo essere citato il così detto filone “cascadian”.

Perlopiù basato su mid tempos, ma non privo di improvvisi e travolgenti scatti di velocità, “Beneath The Veil Of Silent Woods” esercita un incantesimo maestoso e ammaliante attraverso riff cupi e melodici e la voce graffiante e sentita di Revenant. Insieme a lunghe sezioni completamente acustiche e a una leggera nebbia di sintetizzatori eterei, i Grimveil evocano davvero le sensazioni della contemplazione solitaria nel bel mezzo della foresta. L’album non parte con il classico assalto frontale: per i primi minuti si sente solo il rumore del vento, lo scorrere dell’acqua e i versi degli animali che popolano il bosco al calar del sole. Solo in un secondo momento entrano i riff in tremolo picking, dando l’idea che le tenebre ti avvolgano solo dopo aver smarrito il sentiero. La produzione si mantiene fieramente ancorata alle radici del genere, con il tipico suono raw e low-fi, ma mette in risalto anche il suono del basso, con un ottimo bilanciamento tra l’attitudine grezza e la chiarezza degli strumenti. Assolutamente da citare la title track nella quale l’elemento folk emerge con forza grazie alla struttura sorretta dalle chitarre acustiche; spunta persino uno strumento tradizionale a dare un tocco arcaico ed antico. Bellissima anche la chiusura con “The Light That Lives In Leaves”, brano che pian piano si smonta, pezzo dopo pezzo, per ritornare al tema di apertura del disco chiudendo perfettamente il cerchio e rimarcando il legame profondo con la tematica del ciclo della Natura. Nonostante la lunga durata questo debutto non annoia e tiene incollate le orecchie alle cuffie ma al tempo stesso richiede pazienza: infatti è un disco focalizzato sui tempi dilatati e sulla creazione di un panorama sonoro d’isolamento totale, che va quindi fruito con il giusto stato d’animo. Un ottimo colpo per la Purity Through Fire e decisamente consigliato se siete amanti delle sonorità più meditative e introspettive.









