Gradito ritorno quello dei lombardi Khephra, band veterana della scena black metal made in Italy fin dai primi anni novanta. Per l’esatezza l’anno di formazione è il 1993, e proprio in quello stesso periodo si formavano diversi gruppi scandinavi considerati tra i “padri costituenti” del genere, di cui quindi i Khephra possono tranquillamente considerarsi contemporanei. Dopo aver dato alla luce validissimi lavori in perfetto stile “scandinavo”, ma forse non ancora pienamente rappresentativi di una propria personalità, come il demo “Khephra” del 1996 e l’album di debutto “Resurrection”, pronto già alla fine degli anni novanta ma pubblicato solo nel 2010 (e oggi praticamente introvabile in formato fisico, per stessa ammissione della band), l’ensemble di Varese ha successivamente aggiustato il tiro con “L’arcano Del Mondo”, uscito nel 2013 e incentrato sulla stregoneria in Italia tra il 1500 ed il 1800, e con il seguente de “I 9 Volti del Demonio” del 2017. I Khephra non sono molto prolifici ed è stato necessario attendere ben otto anni, nei quali la band non ha cercato fama o notorietà ed è rimasta ancorata ad una certa scena “di nicchia” (non amo molto il termine underground), per avere tra le mani questo nuovo “D’Ogni Legge Nemico E D’Ogni Fede”, che non è solo “un album black metal” ma un’opera molto ben curata e dalle soluzioni mai scontate dal punto di vista musicale e da quello della composizione dei testi.

Ecco appunto: i testi! Sono probabilmente, a giudizio di chi scrive, proprio le liriche che rendono non scontata l’intera opera. Siamo infatti di fronte ad un concept dalla non immediata fruizione, incentrato sulla figura di Giordano Bruno, pensatore e scrittore, vissuto tra il 1548 ed il 1600, ritenuto eretico dallo Stato Pontificio per le sue teorie sull’infinità dell’universo e per questo giustiziato in Campo De’ Fiori (celebre la sua frase: “Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla”). Si potrebbero catalogare alla voce “trattati di filosofia”, vista la cura impiegata nella scrittura e l’innegabile studio che ne ha portato alla stesura da parte del cantante e chitarrista Lord Of Pestilence: a tratti potrebbero sembrare scritti proprio dal filosofo stesso. Musicalmente invece siamo al cospetto di un black metal piuttosto tirato, grazie anche e soprattutto all’ottima prestazione dietro le pelli di Draughar, unico membro originale rimasto, che tuttavia non perde mai d’occhio la melodia e non trascura l’intellegibilità dei riff di chitarra sapientemente articolati dalla coppia formata da Necro e Lord Of Pestilence: stacchi ed aperture melodiche ben orchestrate e mai ripetitive.

Significativa la presenza di particolari compositivi che arricchiscono di personalità brani come “La Composizione Dell’Errore Et Oblio”, con un inizio che sa di “fine del mondo” che poi si sviluppa in un’alternanza tra blast beats e mid tempo, o come “All’Uomo Che Ambisce La Conoscenza Resta L’Ombra”, brano caratterizzato dalla presenza di tempi di batteria davvero non comuni nel genere. Oppure soluzioni più comuni ma che rendono l’idea come in “Gli Archetipi Primordiali”, marchiata a fuoco da uno stacco finale di slayeriana memoria. Un album in definitiva completo, ben concepito e curato sotto vari aspetti, non solo da ascoltare ma anche da “leggere e sfogliare”: consigliato a tutti i cultori della scena tricolore!









