Ci sto prendendo gusto a sottopormi ai massacri dei festival estivi. Quest’anno poi il Friuli, ed in particolare la provincia di Udine, sembra essere l’ombelico del mondo per i metallari del Nord-Est. Dopo il festival di Resia mi sono recato in quel di Codroipo (sì, la conosciamo tutti la storia dell’anagramma più in voga tra i seguaci del metallo) per assistere a due della tre giorni del Summermusic Festival attratto dalle numerose band black metal italiane (e non) presenti ma soprattutto desideroso di assistere finalmente alle esibizioni live di Bianca e Unviâr che inseguo ormai da mesi. Le temperature agostane ed il black metal non vanno certo d’accordo ma tant’è! L’area del festival non è paesaggisticamente incantevole come quella della val Resia (qui siamo in pianura) ma è pur sempre piena di verde ed alberi che donano una confortevole ombra agli astanti. Tutto è ben organizzato: dagli immancabili banchetti del merchandising delle band a quelli delle varie etichette discografiche presenti con cd e magliette, che ovviamente non ho potuto non prendere d’assalto. Il palco è di quelli importanti, l’area parcheggio è vicinissima alla zona concerti, ci sono bar e area relax. Dimenticavo: il festival è gratuito. Sì, gratuito!
Venerdi 07/08/2026
Datemi un paio di pantaloni a zampa di elefante, stivaletti col tacco, baffi e capelli alle spalle con la riga di lato, i suoni in stile Hammond e Gibson ce li mettono i The Dead Flowers Graves da Pordenone. La loro proposta è un doom metal di chiara matrice settantiana, con riferimenti a Goblin e Black Sabbath, abilmente reinterpretati e coreografati da 19.03, alias laria Rossi, alla voce. Brani come “Prophetia” e “Universus” tratti da “Spectrum”, secondo ep del 2022 bastano già per motivare i riferimenti di cui sopra. Attivi da un decennio i Nostri ci propongono una scaletta basata sui tre ep attualmente all’attivo compreso l’ultimo del 2024 intitolato “Elemento”. Circa una mezz’ora di spettacolo per loro per un pubblico già corposo che sembra gradire l’esibizione, impreziosita anche da una cover estremamente rallentata del classico dei Misfits “Dig Up Her Bones”.

Scende la sera ed è la volta dei Duir. Il loro modo di stare sul palco è sempre piuttosto ad effetto: vuoi per la sicurezza manifesta (complice anche la quantità importante di live all’attivo in Italia ed all’estero a partire dal 2013), vuoi per il loro particolare trucco di scena “glow in the dark”, il risultato è un’immagine che li rende riconoscibili tra tanti. Due sono gli album che il combo veronese ha rilasciato finora: “T.S.N.R.I. – Impermanenza” del 2022 ed il più recente “Catarsi” del giugno scorso, ed è proprio su quest’ultimo che si concentra la scaletta dei brani eseguiti questa sera. Siamo di fronte ad un black metal dalle forti tinte folk ed a tratti fantasy (grazie all’utilizzo non solo in studio ma anche in sede live di strumenti di derivazione medievale e celtica come la ghironda ed il fischietto). La componente black metal è sempre presente nei loro pezzi e convive perfettamente con l’aspetto folk/fantasy, creando così degli ipotetici viaggi sensoriali attraverso paesaggi tolkeniani infestati dagli Uruk-Hai. L’unico appunto che ci sentiamo di muovere ai quaranta minuti di prestazione, che resta comunque di alto livello, è che le lunghe parti strumentali fanno forse perdere un po’ di impatto ai pezzi dal vivo.

Dalla Bassa Sassonia arrivano i black metallers Servant, forti di tre full-length alle spalle e di un nuovo album in uscita ad ottobre dal titolo “Lux Ex Inferis” del quale al momento si conosce solo il singolo appena uscito “Tabula Rasa”. I brani proposti questa sera sono tratti dalle precedenti produzioni: “Blessed By The Light Of A Thousand Stars” del 2021, “Aetas Ascensus” del 2023 e il più recente “Death Devil Magick” del 2024 dal quale i nostri attingono a piene mani per la loro calata in terra italica. Il loro show è piuttosto solido e grintoso (chiedere all’ottimo batterista Apophis a proposito della batteria demolita dopo solo tre brani), ciò nonostante la sensazione è che manchi loro quel quid in più in termini di scrittura ed esecuzione per compiere il definitivo salto di qualità, sul quale l’etichetta AOP Records che li accompagna praticamente fin dagli esordi sembra aver puntato.

Un’improvvisa e forte raffica di vento fa temere il peggio per il prosieguo della serata ma al tempo stesso sembra preannunciare l’ingresso di coloro i quali sono la vera ragione della mia presenza qui a Codroipo: i romani Bianca . Dopo aver visto gli Hideous Divinity e i Patristic, con i Bianca chiudo il cerchio delle band di Enrico Schettino e se ci aggiungo i Chronic Hate (visti già due volte in questi ultimi mesi) ed i Nocturnal Depression (che vedrò domani) lo chiudo anche per quelle di Nicolas Petri. La band capitolina è al primo ed omonimo album, rilasciato ad ottobre 2025 (ma tra una chiacchiera e l’altra mi hanno raccontato di come il progetto Bianca sia stato in gestazione per molti anni prima di vedere la luce). Black metal atmosferico, con una voce a tratti sognante e con influenze che ricordano le ambientazioni care a Myrkur . Una breve intro ed è subito la furia di “Abysmal” a travolgere il folto pubblico. Brani tiratissimi ed allo stesso tempo atmosferici, con Silvia che si dimostra una front-woman carismatica e vocalmente preparatissima, angelo e demone al tempo stesso. Pezzi come “Todestrieb” e “Resonance” mettono infatti in luce le sue capacità vocali sia in clean che in scream. È giunta mezzanotte ed il vento incessante si è portato via un’ impeccabile performance di circa quaranta minuti, nei quali il combo romano ha deliziato i presenti con l’esecuzione quasi per intero dell’album di esordio, regalando tante emozioni.

Sabato 08/08/2026
Splende, ahimè, ancora il sole in questa seconda giornata quando salgono sul palco gli Ergot. Attivi dal 2009, hanno avuto una pausa di circa dieci anni dal loro esordio del 2015 fino ai giorni nostri. Black metal melodico è quanto ci propone la band triestina e lo show è basato sui pezzi cantati in italiano tratti dall’ultimo “Decade” del 2025. Le canzoni dal vivo funzionano, e l’unico appunto che mi sento di muovere loro è che la ricerca di un look adeguato al genere probabilmente gioverebbe alla presenza scenica, altrimenti poco riconoscibile.

L’ affluenza di pubblico oggi è maggiore rispetto a ieri ed i veneti Via Ad Mortem,circondati dalla loro scenografia fatta di teschi, amuleti e lumini cimiteriali vengono accolti calorosamente. Band formatasi ad inizio 2026 che nell’ arco di pochi mesi ha rilasciato il primo interessante album dal titolo “Requiem I: Through The Path Over The Ruins” e subito iniziato la sua promozione live. Il loro è un black metal diretto, particolarmente ispirato da tematiche quali occultismo, morte, negromanzia e voodoo. Al termine dello show, il carismatico cantante Santamuertero Sinister ha spiegato una bandiera tricolore recante il fregio di casa Savoia sottosopra. Un gesto che (come chiarito dal protagonista, raggiunto subito dopo) stava a simboleggiare il decadimento culturale ed la perdita di identità del popolo italiano. L’esibizione ha rispecchiato un certo affiatamento dei nostri in sede live: li avevo già visti dal vivo e non posso che confermare di aver assistito anche questa volta ad una prestazione che, con l’aggiunta di tale finale ad effetto, è stata di buon livello.

È la volta dei death blacksters sloveni Ensanguinate. La loro esibizione è incentrata principalmente sui pezzi che compongono l’ultimo album “Death Saturnalia” del 2026, con il finale affidato a “Vile Grace” tratto invece dal precedente “Eldritch Anatomy” del 2022. Uno show muscolare e impeccabile il loro, che li rende molto più godibili in sede live piuttosto che su disco, specialmente pr gli amanti delle sonorità black/death melodiche di matrice svedese.

Dopo il doveroso cambio palco il festival prende una svolta orientaleggiante con gli Ethereal Sin, storica band nipponica (sono attivi dal lontano 1997) dedita ad un black metal dai forti connotati sinfonici, non privo di qualche fuga in territori limitrofi al power. Bella la presenza scenica e apprezzabile anche il look molto ricercato. Uno show carico di energia e apprezzatissimo dal folto pubblico anche se la loro proposta era un po’ fuori dai canoni del festival (e personalmente fatico a parlare di black metal, almeno nel senso stretto del termine, fuori dai confini del Vecchio Continente).

Con l’emozione di chi ha a lungo atteso, mi appresto ad assistere all’esibizione degli atmosferic black metallers Unviâr, dopo aver debitamente saccheggiato gli stand della ATMF e della White Wolf Records, presenze fisse a eventi del genere. La band, che vede tra le sue fila membri di Chronic Hate, Sepolcral, Blutsauger e Solfar (tutte valide realtà del panorama estremo italiano), ha esordito sulla lunga distanza nell’ottobre 2025 con l’album “Disglaç” (nella mia personale classifica uno dei top album dell’anno scorso), interamente cantato in friulano, lingua che si sposa bene con le liriche incentrate proprio sulla storia di questo popolo, sulla montagna e sull’inverno. Il pubblico è adesso più folto rispetto al pomeriggio ed anche più eterogeneo (qua e là si vedono nuove leve con capelli colorati mescolate a vecchi metallari ormai inesorabilmente stempiati). La scaletta rispecchia quella dell’album e riesce a trasmettere emozioni dal primo all’ultimo brano trasportando gli astanti in un viaggio ad occhi chiusi tra vette innevate e silenzi notturni, con la chiusura affidata a “Sul Ôr”, apice del concetto di “atmosferico” applicato al black metal.

Da Cesena arrivano poi i Sedna, che continuano la promozione del loro ultimo lavoro in studio intitolato “Sila Nuna” e pubblicato nel 2025.

Il loro è un post black metal dalle tinte atmosferiche, con ampie parti strumentali e momenti dilatati al limite dell’ambient “cosmico”, non privo ovviamente di assalti sonori ed esplosioni di ferocia puramente black. La scaletta è incentrata soprattutto sul citato ultimo album e, complice anche un’ormai solida esperienza in sede live, lo show è risultato emotivamente intenso e coinvolgente.

C’erano grandi aspettative per i francesi (ma in buona parte italiani, almeno dal vivo) Nocturnal Depression, storici pionieri del depressive suicidal black metal, qui ad una delle ultime apparizioni live prima della già annunciata lunga pausa.

Atmosfere cadenzate, riff ossessivi ed urla disperate sono gli ingredienti principali dell’esibizione dei cugini d’oltralpe, graziata da suoni eccellenti. Dei pezzi non si può certo dire che siano delle sfuriate black, al contrario si tratta di lunghe suite che conducono l’ascoltatore in una dimensione di inquietante angoscia. Nonostante questo il pubblico si dimostra incredibilmente partecipe, scatenando perfino alcuni momenti di pogo che la stessa band sembra apprezzare.

Lord Lokhraed si rivela essere un grande front-man ed un ottimo intrattenitore, dotato di buone capacità oratorie in lingua italiana, e le sue urla sembrano davvero quelle di un animale sofferente. “Tides Of Despair”, “They”, “Spring”, “Nostalgia”, “Her Ghost Haunts These Walls” e la conclusiva, prima dell’inaspettato bis finale, “Hear My Voice… Kill Yourself” (più che un titolo, un invito) sono altrettante ciliegine sulla torta di uno show che ha lasciato tutti soddisfatti.

Una menzione speciale per i fotografi che si sono spesi affinché questo festival potesse rimanere impresso negli occhi dei presenti e di voi lettori. Un ringraziamento a Massimo Scarpato e Nicole Bessega per le splendide foto che hanno condiviso con me e che potete vedere in questo articolo.









