Venerdì 10/07/2026
Lascio la calura della Laguna veneta alla volta delle montagne del Friuli sognando di trovare una temperatura migliore rispetto a quella lasciata quasi due ore prima a Venezia ma la mia speranza svanisce nel momento in cui arrivo nell’albergo di Gemona del Friuli dove passerò la notte. Scopro infatti esserci anche qui la medesima temperatura di due ore prima (d’altronde sono anche le tre di un pomeriggio di luglio). Comunque sia, avanti tutta. Una rapida sistemazione ed in venti minuti arrivo sul luogo del festival: la Val Resia.

In un contesto reso incantevole dalla presenza di montagne verdissime e dal torrente Resia che fanno da cornice all’area dell’evento, mi si presentano un palco importante, un’ampia area parcheggio, bar e servizi igienici a sufficienza: insomma tutto molto bene organizzato. Giusto il tempo di salutare un paio di “metalliche” conoscenze all’ingresso e di curiosare tra i numerosi e fornitissimi banchetti di cd e merchandise che è già il momento dell’inizio del concerto, che per il primo giorno parla principalmente italiano.

Sono infatti i romani Orgg i primi a dare (è il caso di dirlo) “fuoco alle polveri”: band dedita alla narrazione di episodi della prima guerra mondiale (sulla scia di Kanonenfieber e 1914) combattuta sulle Dolomiti, che porta in tour il nuovo album uscito 2026 e intitolato “Indomita”. L’ensemble capitolino, che ha già raccontato storie dolomitiche nei due album precedenti (“The Great White War” del 2020 e “Dimonios” del 2022), dimostra da subito di essere a proprio agio in apertura nonostante la calura sia ancora importante. Sotto al palco si vedono al momento solo una ventina di persone ma questo non frena l’esibizione dei nostri amici nelle loro tute militari né l’entusiasmo degli (ancora) pochi presenti.

Rapido cambio palco, idratazione personale, un giro di ricognizione ai banchetti dei cd (alla fine della due giorni i giri saranno stati tantissimi, così come gli acquisti ed i regali ricevuti) ed è la volta dei goriziani Blutsauger che qui giocano in casa. Cala il gelo nella valle in quanto quello proposto è un black metal di stampo norvegese sulla scia dei primi Gorgoroth e di quanto più grezzo provenga da quella terra meravigliosa. Il gruppo riesce a risultare fresco nonostante i chiari riferimenti stilistici, e per chi scrive è stato interessante registrare in sede live un maggiore apprezzamento nei confronti dei goriziani (fino ad oggi ascoltati solo su album) rispetto ai succitati Gorgoroth (visti un paio di mesi fa in forma tutt’altro che smagliante).

Intorno alle 18:30 il pubblico inizia a farsi più numeroso ed il sole decide di dare tregua ai presenti. Salgono sul palco i lombardo/veneti Dead Chasm che, capitanati dalla carismatica Lorenza De Rossi alla voce e alla chitarra, propongono un brutal death diretto con un set incentrato sui brani del loro full d’esordio “Sublimis Ignotus Omni”.

Alle ore 20.00 in punto è la volta della prima band straniera della giornata: si tratta dei Cuttered Flesh dalla Repubblica Ceca. Brutal death senza compromessi. Dei veri macellai tritatutto.

Speed metal anni ottanta, strabordante, divertente, irriverente, marcio, satanico e tiratissimo è invece quello proposto dai marchigiani Baphomet’s Blood che con pezzi come “Metal Damnation”, “Speed Metal Warriors” e “Triple Six” hanno incendiato (vista anche la quantità di fiamme sparate al cielo) l’Eresia.

Borchie di metallo, occhiali da sole, whiskey e sigarette (non vedevo qualcuno fumare su un palco dai tempi di Slash nei Guns N’ Roses degli anni novanta): tre quarti d’ora di metallo puro.

Probabilmente il momento più atteso di questa prima giornata: l’esibizione degli storici, occult/black/deathsters Mortuary Drape da Alessandria, guidati da trent’anni dall’unico membro fondatore Wildness Pervertion.

Inutile girarci intorno: erano tutti qui per loro e i nostri amici del “drappo mortuario” lo hanno intuito regalando ai presenti, a questo punto decisamente più abbondanti, un’ora di show nel quale hanno riproposto vecchi e nuovi brani del loro repertorio.

Sono americani i Jungle Rot, attivi dal 1992 e suonano death metal; se invece che nel Wisconsin fossero nati in quella Florida che ha dato i natali a tante band divenute poi poi blasonate, forse anche loro avrebbero avuto “l’occasione” per uscire dal sottobosco.

È questa l’unica cosa che è mancata ai Jungle Rot per diventare una band di prim’ordine nella scena death metal? Uno show comunque apprezzato dai fans del genere ancora vogliosi di “scapocciare” nonostante la tarda ora.
Brutal death è invece il genere proposto dal duo tedesco Rats Of Gomorrah cui spetta il compito di chiudere la serata. La band polemizza ritenendo che il festival sia politicamente schierato su posizioni evidentemente non gradite ma chi è rimasto fino ad adesso (non un gran numero di persone a dire la verità) non sembra essere minimamente interessato alla polemica: il contesto è bello, l’ambiente è pacifico, e la gente chiede soltanto di assistere allo show (breve tra l’altro).
Sabato 11/07/2026

Inizia presto questa seconda giornata con i blacksters polacchi Sznyt, attivi dal 2023. Black metal diretto e riff orecchiabili. Una buona tenuta del palco da parte del cantante Mateusz Sielski, nonostante la giovane età. I nostri amici per ora hanno all’attivo un paio di demo ma scambiando due chiacchere con loro sono venuto a sapere che entro fine anno entreranno in studio per la registrazione del primo full, del quale oggi ci hanno anticipato un paio di pezzi. Pochi fronzoli, nessuna presentazione, nessuna parola tra un pezzo e l’altro (forse anche un po’ per timidezza vista la giovane età e l’inevitabile poca esperienza live): solo black metal.

Un pubblico già folto è pronto ad accogliere l’esibizione dei pugliesi Dewfall che forse avrebbero meritato un posizionamento “meno pomeridiano” nella scaletta del festival data la qualità della loro proposta, ovvero un black metal con tematiche ed influenze legate alla mitologia nordica. Dotati di una significativa ed evidente esperienza live, presentano uno show principalmente incentrato sul loro ultimo album del 2024 “Landhaskur”.

Calate le tenebre finalmente si comincia a vedere del sano face painting con tanto di sangue e fuochi (perché anche l’occhio del metallaro vuole la sua parte): fanno il loro ingresso sul palco gli austriaci Verba Serpentis. L’intro e “Sathanas Gloriam” incendiano immediatamente la valle. Spettacolo impeccabile e pubblico partecipe per il loro show incentrato sugli ep “Ophidic Gnosis” e “Torchbearers”.

Piccola nota personale: se fosse vero o finto non potrei dire (certo che era piuttosto denso, ma non voglio saperne di più) ma lo spruzzo di sangue lanciato dal cantante Achlycet me lo sono beccato in piena faccia: i rischi di stare in prima fila ad un concerto black metal!

Ritorniamo in ambito “locale” e passiamo al death con i Chronic Hate, band che affonda le proprie radici tra Veneto e Friuli e che vede tra le proprie fila membri di Unviar e Patristic. Poco da dire sulla loro esibizione, se non eccezionale! Band compatta e pesante: quarantacinque minuti di show per la presentazione di gran parte dei brani del loro ultimo album “Defeating The Oblivion Of Life”. Nicolàs Petri alla batteria e Marco S. al basso sono una garanzia di timing, Andrea alla voce dimostra una grande presenza scenica con poco da invidiare ad artisti dalla maggiore nomea. Visti per la prima volta a maggio di supporto agli Tsjuder in quel di Legnano, stasera hanno avuto davvero una marcia in più.

Ancora dalla vicina Austria arrivano i Darkfall con il loro thrash/death melodico gradevole e coinvolgente. Forti del loro ultimo split del 2026 “Schöcklblut” con i connazionali Interregnum, portano sul palco uno show degno di gente che di palchi, a partire dal 1995, ne ha calcati parecchi.

In questa seconda giornata il pubblico sembra essere qui principalmente per il black/death dei londinesi Adorior, alla loro prima assoluta in terra italiana, capitanati dalla carismatica Jaded Lungs. La gente accorsa sotto il palco riserva loro un’ottima accoglienza. L’area del concerto è piuttosto piena ed anche coloro che, come accade spesso ai festival, fino ad ora hanno preferito “l’iperidratazione a base di estratto di luppolo” comodamente accampati in zona campeggio hanno trovato la voglia e la forza di partecipare attivamente all’evento.

Provenienti dalla Colombia, anche se il cantante ha preferito ribadire più volte il concetto di una più generica provenienza sudamericana, fanno i loro ingresso sul palco i Masacre, storica band dedita ad un old-school death metal che ha investito il pubblico con una tale dose di violenza sonora e precisione esecutiva da mietere certamente diverse vittime. La dimensione live è con ogni evidenza quella che è loro più congegnale: basta vedere che all’ultimo loro album in studio “Brutal Aggre666ion” del 2014 sono seguiti ben sette album dal vivo!

Attivi dal 1988 i veterani black/thrashers tedeschi Desaster hanno ricevuto una calorosa accoglienza dal popolo dell’Eresia. A me personalmente non convincono più di tanto, non riesco a capire dove vogliano andare a parare (un po’ come gli Hypocrisy della loro fase sperimentale). Pezzi più convincenti ed altri meno. Nonostante tutto portano a casa il loro show di un’ora circa tra gli applausi del pubblico ancora presente in gran numero sotto il palco.

Le tenebre sono ormai definitivamente calate ed attendo, stremato insieme ai pochi rimasti (ma dato l’orario – circa l’una e mezza di notte – è comprensibile), l’ingresso dell’ultima band di questa due giorni, ovvero gli sloveni Aggrevil. Formazione composta da quattro elementi e senza batterista; pare ce l’abbiano avuto solo per un breve periodo iniziale per poi convertirsi alla batteria “in base”. Face painting d’ordinanza, borchie etc… insomma tutto il nécessaire della perfetta band black metal. Quarantacinque minuti di spettacolo in cui abbiamo assistito alla esecuzione di brani tratti principalmente dall’unico e più recente full album “Rising Demons” del 2025. Certamente l’assenza di un batterista sul palco non giova all’immagine dal vivo di una band metal ma considerando “le magie della tecnologia” (leggasi batteria pre-registrata) l’esecuzione non ne risente più di tanto (ma non fa nemmeno gridare al miracolo). Black metal anni novanta in stile norvegese ben eseguito e gradevole. Ascoltati su disco, sinceramente speravo mi trasmettessero qualcosa in più dal vivo.
Fine delle ostilità. Tanti cari saluti a coloro che ho conosciuto, rivisto (amici delle etichette discografiche e seguaci del nero metallo) e con cui ho comunque interloquito e condiviso questa due giorni alquanto impegnativa (da anni non mi sparavo un festival estivo). Da domani, sono certo, ne sentirò già la mancanza. Amen. Un ringraziamento ad Alessandro ed a Phil per le foto che hanno condiviso con me.









