Vorga + The Dead Flowers Graves + Blasphemous Redemption – Tune Music Lab Pordenone – 20/09/2026

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C’è aria d’inizio stagione concertistica al Tune Music Lab di Pordenone, dopo la lunga pausa estiva. Locale piccolo ma accogliente dove ogni cosa è al proprio posto, una valida realtà all’interno della scena extreme metal del Nord Est che solo in quest’ultima settimana ha già ospitato due imperdibili serate organizzate dal locale stesso, in collaborazione con Kristian Rupil e l’Aeternitas Tenebrarum Musicae Fundamentum di Diego Matejka. Mercoledì è stato il turno dei deathsters Atomic Aggressor dal Cile con gli Ectovoid dagli Usa di supporto; stasera invece, la terza e ultima data italiana della visionaria black metal band tedesca dei Vorga con il supporto dei The Dead Flowers Graves (doom da Pordenone) e dei thrash/blacksters veneti Blasphemous Redemption. Arrivo con largo anticipo in modo da potermi aggirare con calma tra le tante facce conosciute e dare un’occhiata ai banchi del merchandising delle band e all’immancabile banco ATMF di Diego. Mi sento quasi a casaal Tune Music Lab. Questa sera BMIK è presente con metà della redazione, pronta ad assorbire quanto di buono ci sarà da cogliere. Alle ore 19.30 apertura porte e alle 20.00 in punto fanno il loro ingresso, i quattro Blasphemous Redemption davanti a un pubblico non numeroso ma attento.

La loro proposta è un thrash/black d’ispirazione sudamericana dalle tinte evil. Riff malvagi e “sega orecchie”, una sezione ritmica che, nonostante l’improvvisa defezione del bassista “titolare”, si è dimostrata più che mai solida. L’assenza dal palco per un anno intero forse non ha aiutato ai fini della cura nell’esecuzione dei brani, ma i pezzi sono d’impatto e anche una presenza scenica “da oliare” passa in secondo piano. Come prevedibile, la scaletta avrebbe dovuto riguardare i soli tre pezzi che compongono l’unica release del gruppo al momento disponibile, ovvero l’ep dall’appropriato titolo “Pure Evil” risalente al 2023. In maniera del tutto inaspettata invece i nostri ci hanno concesso in anteprima quattro ulteriori validissime composizioni (di cui una in spagnolo “El Fondo del Abismo” come a voler rendere omaggio alla scena di riferimento) che andranno a comporre il primo full lenght, previsto per il prossimo anno, e una cover finale di “Torment In Fire”dei colombiani Witchtrap. Dal vivo convincono e divertono i presenti “scapoccianti”. Si sta sempre bene al Tune: i volumi non sono mai eccessivi (e per chi è ormai “datato” come me, non è cosa da poco) e i concerti non finiscono mai troppo tardi (sempre tra le 23.00 e le 24.00).  A un’ora esatta dall’inizio del set precedente è la volta dei The Dead Flowers Graves con il loro doom dalle tinte settantiane, che potrebbe essere sintetizzato come “i Goblin che incontrano i Black Sabbath”.

Avevo avuto il piacere di incontrarli la scorsa estate, in occasione del Summer Music Festival di Codroipo, ed ero rimasto colpito dalla loro capacità di “tenuta palco”, oltre che per la proposta musicale basata su ciò che è stato e che amo accostare a un certo cinema di genere reso grande da gente come Dario Argento. Stasera non posso fare altro che rinnovare il mio apprezzamento per la loro proposta musicale e per la capacità comunicativa dell’istrionica frontwoman 19.03, che è parsa maggiormente a suo agio in un ambiente più protetto piuttosto che sotto a un cielo assolato. Scambio di vedute e pareri con Warmageddon (Matteo, il collega di BMIK) mentre, come di consueto vado a fare un giro al banco ATMF per ricevere preziosi consigli sulle nuove e vecchie uscite in ambito black metal. Solita incetta di cd e via nuovamente sotto il palco perché i teutonici Vorga stanno per fare il loro ingresso in scena. Il palco si trasforma in un trionfo di luci al neon e lampade a led come a voler ricreare un’ambientazione “spaziale/stellare” (e visti i temi trattati nei testi, quale scenografia migliore?), trucco “glow in the dark” e una carica da band navigata.

Abiti di scena da “sopravvissuti all’apocalisse”, a ricordare un po’ Blade Runner e un po’ Mad Max, un enorme pentagramma fluorescente che s’impone al centro del palco come a voler fare da quinto elemento della band, ed è già tempo d’intro. L’impatto è forte fin dalle prime note della travolgente “Voideath” e il pubblico si scalda immediatamente. Il frontman Petar Yordanov si dimostra un leader carismatico, capace di coinvolgere il pubblico e guidare i Vorga attraverso un ipotetico spazio siderale in cui atmosfere catartiche s’incrociano sfidando blast beats travolgenti. La scaletta è un’ottima sintesi delle uscite discografiche della band, attiva già da un decennio: “Radiant Gloom” ep del 2019; “Striving Toward Oblivion” full del 2022 (mi è stata soffiata sotto il naso, l’ultima copia del cd disponibile; maledetto Phil!); “Beyond The Palest Star” full del 2024. “The Sophist”, “Tragic Humanity” e “Last Transmission”, solo per citarne alcuni, sono brani dalle atmosfere, create ad hoc, che seguono il volere dei quattro teutonici: condurre l’ascoltatore, anche il più distratto, in dimensioni apocalittiche fatte di disperazione, dove tutto è ormai perduto.  Con la conclusiva “Magical Thinking”, e relativi saluti finali, Petar e soci si congedano dal pubblico al termine di un’intensa esibizione in cui è stato impossibile rimanere emotivamente immobili. E giunge infine anche per noi il momento del commiato, con la certezza che da domani affronteremo la settimana lavorativa con rinnovato spirito di appagamento.