Sworn – Null Crowned The Infinite

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Il vuoto non ha bisogno di essere riempito. È già lì, enorme, paziente, indifferente. Aspetta che stelle, pianeti e civiltà facciano il loro piccolo giro di giostra prima di inghiottire tutto quanto senza nemmeno prendersi la briga di ricordarne il nome. È da questa prospettiva che gli Sworn sembrano osservare il mondo. Una delle realtà più interessanti nel panorama black metal melodico norvegese torna con la quinta fatica sulla lunga distanza che prende sul serio l’idea dell’abisso cosmico, ma senza trasformarla in una lezione di astrofisica con i blast beats. Per gli Sworn l’universo è soprattutto emotivo: immenso, freddo e malinconico; viene letteralmente trasformato in spigoli sonori degni di un’esplosione stellare. Sono serviti tre anni per mettere le idee in ordine e dare alla luce un degno successore di quel mezzo capolavoro che prende il nome di “A Journey Told Throungh Fire”, e bisogna dire che l’attesa è stata ampiamente ripagata, pure se questo “Null Crowned The Infinite” non raggiunge i livelli del predecessore. I cosmonauti di Bergen non sono mai stati una band interessata alla rivoluzione. Non hanno intenzione di reinventare il black metal e, francamente, sarebbe quasi ridicolo pretendere che lo facessero adesso, dopo vent’anni di attività. La loro forza è sempre stata altrove: prendere la tradizione melodica norvegese, svuotarla di ogni residuo folklore e trasformarla in qualcosa di più introspettivo, quasi contemplativo, che basa la sua forza su riff memorizzabili e dalla robusta forma heavy, elegantemente patinata e quasi al limite del ruffiano.

Non semplicemente chitarre veloci quindi ma melodie che continuano a rincorrersi mentre sotto di loro la batteria mantiene la macchina in movimento: i riff hanno quella qualità tipica del miglior melodic black metal, sembrano aggressivi al primo ascolto ma poi ci si accorge che sotto la superficie c’è una vena malinconica molto più persistente. Alcune melodie restano addosso non perché siano particolarmente complesse, ma perché hanno la rara capacità di sembrare già appartenute a noi prima ancora di averle ascoltate. Il “problema” è che “Null Crowned The Infinite” è anche un disco estremamente consapevole di ciò che vuole essere: la band ha ormai un controllo notevole sul proprio linguaggio e questo rende il disco compatto, equilibrato, professionale; ma il black metal, soprattutto quando pretende di parlare dell’abisso, non dovrebbe essere sempre così educato e raffinato. Agli Sworn questa obiezione sembra interessare poco e infatti anche la produzione è moderna e cristallina: le chitarre hanno definizione, la batteria è presente, gli arrangiamenti respirano e i diversi strati sonori non si accavallano mai davvero dando un enorme vantaggio a una composizione così ricca di sfaccettature e arrangiamenti.

Ed è qui che il concept trova la sua vera ragione d’essere. Rispetto al passato, la band appare meno desiderosa di dimostrare quanto possa essere feroce e molto più concentrata sul costruire un’esperienza complessiva, come se ognuno dei sei pezzi fosse parte di un tutto. È una maturazione naturale che tuttavia comporta un prezzo da pagare: qualche passaggio avrebbe bisogno di essere più selvaggio, qualche struttura di osare maggiormente, qualche melodia di lasciare una ferita invece di limitarsi a essere bella. Perché sì, “Null Crowned The Infinite” è un disco quasi perfetto e sarebbe sbagliato chiedergli di essere qualcosa che non vuole essere. Gli Sworn hanno scelto una strada precisa e la percorrono con una sicurezza che molte band più recenti e a loro accostabili in termini di sound complessivo, come Imperialist o Vorga, possono soltanto invidiare. Non cercano il caos, cercano la grandezza. Non cercano il buio assoluto, cercano quella particolare luce morente che esiste soltanto alla fine di qualcosa. Non esiste un singolo pezzo che non sia degno di menzione, pertanto sorvoliamo su ogni tentativo di descrizione track by track: questo disco va ascoltato dall’inizio alla fine con la consapevolezza che ci trasporterà in un viaggio interstellare di sola andata. Non siamo di fronte ad un nuovo classico del genere ma ad un album che conferma una band con una personalità ormai riconoscibile: quando tutto sarà terminato, quando l’ultima stella avrà consumato il proprio combustibile e l’universo sarà diventato una distesa gelida e senza memoria, nessuno ricorderà gli Sworn ma loro avranno avuto ragione.