Myrkviði – Harmur

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I Myrkviði sono una band islandese di Reykjavík di recente formazione la cui musica esplora gli angoli più oscuri della fede, della violenza e della condizione umana. Formatisi nel 2025, i Myrkviði si sono rapidamente affermati nella scena underground estrema del loro paese raggiungendo la finale del Músíktilraunir 2026 e ricevendo il riconoscimento del concorso per la qualità dei testi in lingua islandese. Nel giugno 2026 hanno pubblicato il loro ep di debutto, il presente “Harmur”: una dichiarazione d’intenti di quattro tracce per poco più di un quarto d’ora di durata, che ha definito la visione artistica intransigente della band.

“Harmur” si inserisce nel panorama del black metal nordico come un biglietto da visita breve, feroce ed efficace. I brani mettono subito in chiaro le intenzioni della band: il loro è un black metal moderno, d’impatto e privo di fronzoli, capace di alternare la classica aggressione in blast beats a momenti più d’atmosfera. Le chitarre di Elmar Steinarsson e Pétur Valur sono protagoniste assolute con un tremolo riffing incessante che evoca sia la freddezza della scena islandese sia un songwriting più melodico e diretto. La sezione ritmica di Jón Hákon al basso e Andri Eyfjörð alla batteria garantisce dal canto suo dinamismo e cambi di tempo continui. Scritti interamente in islandese, i testi della band esplorano temi come il fanatismo religioso, l’ipocrisia istituzionale, la guerra, la sofferenza umana e la decadenza morale: attraverso immagini crude i Myrkviði esaminano le conseguenze distruttive dell’odio, dell’abuso di potere e della fede cieca. L’opera abbandona quindi il tipico immaginario fantastico o esclusivamente misantropico, dominato da temi legati all’oscurità cosmica, al nichilismo metafisico, al caos primordiale, alla mitologia o all’occulto, per concentrarsi su temi reali: la violenza, l’abuso di potere e le conseguenze delle azioni umane. Il titolo “Harmur” (“lutto” o “dolore”, in islandese) trova la sua massima espressione nella title track conclusiva, un brano cupo che descrive un delitto passionale e chiude il disco con una forte carica emotiva e drammatica. La scena classica islandese, formata da colossi come Misþyrming, Svartidauði, Sinmara o Carpe Noctem, è famosa per il sound oppressivo, dissonante, caotico ed ermetico, fortemente influenzato dalle atmosfere claustrofobiche di band come Deathspell Omega, con le chitarre che lavorano spesso su accordi complessi e strutture poco lineari. Il riffing dei Myrkviði invece scivola via molto più fluido: prediligono un tremolo riffing dal taglio melodico e viscerale unito a un approccio più diretto e moderno; il suono è aggressivo ma molto meno “dissonante” e cervellotico rispetto alle band connazionali sopracitate. Combinando riff feroci, atmosfere suggestive, melodie inquietanti e un’intensità implacabile, bilanciando l’aggressività pura con momenti di malinconia e riflessione, i Myrkviði creano una musica carica di emozioni e al contempo coinvolgente dal punto di vista sonoro, posizionandosi tra i nomi emergenti più interessanti delle nuove leve black metal europee.

La produzione curata da Hallur Ingólfsson è bilanciata e definita e pur mantenendo un impatto grezzo combina bene la ruvidezza viscerale con un mix pulito e potente. “Harmur” dimostra che si può fare black metal in Islanda distaccandosi dalla “formula classica” del genere locale e offrendo un’alternativa più viscerale e comunicativa, pur mantenendo la freddezza tipica della terra d’origine: un buon biglietto da visita, che ci rende fiduciosi in attesa del primo full lenght.