Il Bad Moon Metal Fest, andato in scena a Mongrando (BI), ha messo in scena un quintetto di band pesante, oscuro e privo di compromessi. Una quinta edizione dominata da sonorità nere, tra riff affilati, atmosfere ritualistiche e l’assalto cosmico degli headliner tedeschi. La struttura Polivalente di Mongrando si conferma un ottimo spazio per le rassegne indoor e gli eventi underground della zona: dotata di un impianto modulare e spazioso, risulta perfetta per ospitare volumi sonori imponenti con una resa acustica di alto livello. Un’infrastruttura essenziale e funzionale (ottima scelta di cibo e bevande a prezzi contenuti), che si adatta perfettamente allo spirito viscerale e comunitario delle serate metal. Orari rispettati e bill variegato hanno garantito lo svolgersi di una bella serata, nonostante la risposta del pubblico avrebbe potuto (e dovuto!) essere più importante.
Slain Divine

La responsabilità di aprire le danze è toccata agli Slain Divine, band di recente formazione che propone un concentrato di metal moderno con una commistione fra metalcore e deathcore e che presto debutterà sulla lunga distanza con “Slytheral”, in uscita a dicembre. Nonostante l’orario e la sala ancora in fase di riempimento, la band ha sfoderato un tiro convincente, bilanciando una presenza scenica essenziale con un muro di suono compatto che ha impostato i volumi corretti per il resto della serata.
Bianca

Con l’ingresso dei Bianca, forti dell’uscita via Avantgarde Music dell’omonimo album di debutto che sta riscuotendo ovunque buoni consensi, il festival ha virato verso sonorità nettamente più cupe e introspettive. Muovendosi lungo le coordinate di un atmospheric black metal d’impatto, il loro set ha puntato forte sulle dinamiche: le trame chitarristiche si sono alternate tra serrati arpeggi in tremolo picking e rallentamenti carichi di tensione espressiva, catartica ed eterea (con evidenti richiami ad un certo nordic folk, per fare un esempio citerei Myrkur). Gli intrecci vocali opera della cantante β e le atmosfere grigie e alienanti dei brani hanno completamente avvolto la venue: la band ha dimostrato una notevole maturità compositiva e si è dimostrata un ponte ideale tra la prima e la seconda parte della serata, caratterizzata da sonorità più violente.
Amalekim

Senza tirare il fiato, gli Amalekim hanno alzato vertiginosamente i battiti per minuto. Un assalto sonoro violento e diretto, dominato dalla batteria martellante di Ktulak in blast beat costante e chitarre velenose. La loro esibizione si è contraddistinta per un’aggressività viscerale e una buona tenuta del palco e l’oscurità dei temi trattati si è tradotta in una resa dal vivo serrata, dinamica e totalmente devota alla furia più cieca del genere. Una band che, forte dell’esperienza maturata sui palchi italiani ed europei, offre uno show sempre più preciso, senza errori e forte dell’alternanza fra le main vocals di Mròz e le backing vocals di Atanor e Azghâl. Una prova davvero notevole, molto apprezzata dai presenti.
Imago Mortis

Storica garanzia del panorama black metal nostrano e una delle realtà più longeve, coerenti e viscerali del panorama black metal nostrano, gli Imago Mortis hanno portato sul palco la consueta carica di devozione underground. Nessuna concessione alle mode recenti, nessun artefatto modernista: la band lombarda si presenta sul palco per celebrare un rituale radicato profondamente nella tradizione più pura e oscura del genere. La scaletta si è concentrata su un approccio classico, fatto di riff ortodossi e passaggi sulfurei: chitarre modellate su un tremolo picking chirurgico, sezione ritmica che macina tempi cadenzati e improvvise accelerazioni e vocals caratterizzate da uno scream denso di pathos hanno chiamato gli applausi del pubblico presente.
Vorga

A coronamento dell’evento, gli ospiti tedeschi Vorga hanno offerto una prestazione tecnicamente impeccabile e di un’oscurità fredda: un viaggio violento e siderale attraverso le angosce dell’esistenza e l’immensità degli spazi interstellari. La band, che sembra proprio poter essere in rampa di lancio e pronta a compiere il così detto grande salto, ha proposto il suo melodic black metal a tema cosmico ed esistenziale sfoderando una precisione esecutiva davvero chirurgica. I brani proposti, sorretti da riff di chitarra glaciali e melodie malinconiche e dissonanti d’ampio respiro, hanno trovato nella dimensione live una potenza ancora maggiore rispetto alla controparte su disco. Un set tiratissimo, valorizzato da un light show carico e d’impatto che ha amplificato l’atmosfera fantascientifica e alienante e ha proiettato la sala nel loro abisso cosmico, chiudendo la V edizione del festival tra gli applausi del pubblico, ben lieto di farsi un viaggetto sull’astronave satanica e fosforescente dei Vorga.
Organizzazione precisa, impatto acustico di alto livello e una risposta di pubblico calorosa, (benché come detto i presenti non fossero troppo numerosi), hanno confermato il Bad Moon Fest come una certezza nel circuito underground del Nord Italia.









