AVANTGARDE FEST – 05/09/2026 – LAND OF FREEDOM (LEGNANO)

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Dopo l’inatteso ma meritato successo dell’edizione 2025, l’Avantgarde Music (nota etichetta discografica italiana attiva dalla prima metà degli anni novanta e specializzata in suoni e atmosfere non convenzionali, che vanno dal dark al black metal passando per l’industrial e relative oscure sfumature) si rimette in gioco anche quest’anno riuscendo a non deludere i palati più fini del panorama extreme metal, nonostante le mille difficoltà organizzative legate a questioni burocratiche che hanno riguardato il Legend di Milano, locale scelto inizialmente per lo svolgimento del festival, e una defezione dell’ultima ora a causa del mancato rilascio del permesso di viaggio per la band bielorussa dei Ciemra. La versione 2.0 dell’Avantgarde Music Festival 2026 aggiunge quindi nuovo prestigio alla scena metal nazionale e, visti i nomi che si sono alternati sul palco, conferma la bontà dell’organizzazione e l’impegno ad assurgere al rango di “piccolo ma grande” appuntamento di fine estate. La scelta finale per ospitare i desiderosi di sonorità estreme (black metal per lo più) è ricaduta sul Land Of Freedom di Legnano, che ha già accolto pochi mesi fa l’Hellbrigade Fest, mio battesino del fuoco in questo locale, scelto anche per far fronte alle numerose prevendite e molto più capiente rispetto al Legend, dal canto suo forse più facilmente raggiungibile per tutti coloro che provengono da fuori Milano ma certamente meno spazioso. Siamo agli inizi di settembre ma Legnano è ancora infuocata e il Land non è da meno. Pare ci sia una sorta di legge del contrappasso per gli adoratori delle atmosfere scandinave, del freddo e del gelo nordico. Blackmetalistkrieg.net è presente con tre quarti della redazione, tutti pronti a cogliere il maggior numero di dettagli e condividere le sensazioni del festival (ma anche per scopi prettamente ludici). All’esterno del locale è stata adibita l’area banchetti del merchandise per le band della serata. L’unico che non abbiamo trovato, nonostante fossimo parecchio interessati e il giorno prima fosse uscito il nuovo album,  è stato quello dei Severoth. All’interno del locale invece troviamo il fornitissimo banco dischi e cd di Sound Cave/Avantgarde Music con il patron Roberto Mammarella & Co. in consolle, pronti a dispensare utilissimi “consigli per gli acquisti”.

Puntualmente alle ore 16.40 sono i portoghesi Voidwomb i primi a salire sul palco del Land Of Freedom con la loro carica black/death.

Attivi dal 2019 hanno dato alle stampe nel 2021 “Altars Of Cosmic Devotion”, un ep orientato principalmente al death metal non tecnico ma diretto e godibile, e nel 2024 “Spiritual Apotheosis”, un full che vira più sul black metal. Arriviamo a esibizione già iniziata da alcuni minuti ma questo non ci impedisce di godere dell’ottima e solida prestazione della formazione lusitana. I Nostri alternano brani dell’ep e del full dando priorità ai pezzi più black, vista la serata a tema. Una scelta apprezzata dal già folto pubblico. Curiosa nota a margine: il cantante è un certo Marcelo Santos (no, non il nostro, quello italiano al quale starete pensando ma un omonimo però portoghese davvero!).

Giocano quasi in casa i quattro varesotti Devoid Of Thought da Busto Arsizio.

Attivi da un decennio, con alle spalle due lavori sulla lunga distanza, di cui l’ultimo omonimo album uscito solo qualche mese fa, portano sul palco tutta la carica del loro personalissimo death metal, dissonante, molto tecnico e ben eseguito, anche se certamente di non facile fruizione se non per chi ha fatto “i compiti a casa” e per gli irriducibili amanti del genere. Un’ottima prosecuzione di antipasto, in attesa dei piatti forti della serata.

È quindi la volta degli americani Pyrrhon, fautori di un avantgarde death metal dalle tinte sperimentali, sulla scia di gente come Gorguts e Imperial Triumphant, e dalle spiccate influenze hardcore (la provenienza dalla Grande Mela si sente tutta!), piuttosto elaborato e strutturato. La loro esibizione intensa e dinamica ha infiammato un Land sempre più affollato e, come detto, già bollente.

Iniziamo a dare un’occhiata alla mercanzia esposta dalla Sound Cave e, tra nomi illeggibili e titoli impronunciabili, facciamo i primi acquisti (personalmente anche a scatola chiusa; pratica che mi riserva ancora numerosi brividi lungo la schiena). Usciamo a respirare un po’ d’aria fresca e ci intratteniamo con vari esponenti di altre band del panorama black metal nazionale presenti in qualità di spettatori. Con le prime band che si sono esibite non siamo però ancora entrati nel mood della serata che ci interessa maggiormente… dobbiamo riprendere e incamminarci verso il cuore nero dell’evento!

Si spengono le luci, l’atmosfera si fa più rarefatta e le note diventano più leggere: è il momento, da me molto atteso, degli Enisum, band proveniente dalla Val di Susa (Piemonte), il cui nome deriva da quello del Monte Musiné (letto al contrario), giunta nel 2026 all’ottavo album in vent’anni di attività.

I Nostri portano al festival tutta la loro malinconia e le emozioni tipiche di chi tra le Alpi e le sue vette innevate c’è nato. Il mastermind Lys non tradisce mai un’espressione durante tutto lo show e rimane adombrato e serio senza dare mai cenno ad emozione alcuna (cosa che personalmente ho parecchio apprezzato; d’altronde stiamo parlando di natura, atmosfere, vette innevate e tristezza: cos’altro ci sarebbe da aggiungere?).Nessuna parola, nessuna presentazione tra un pezzo e l’altro, solo un ringraziamento al termine di “Arpitanian Land” che ha chiuso uno spettacolo emozionante che solo chi sente davvero dentro di sé certe sensazioni è in grado di concepire e trasmettere.

Le luci si mantengono basse e accolgono dalla martoriata e natìa Ucraina Illia Rafalskyi (ora trasferitosi in Polonia), la mente dietro ai Severoth e a un lungo elenco di altre band della scena ucraina, che per l’occasione si avvale della collaborazione di altri tre elementi.

Sette album per loro, di cui l’ultimo “Waves” del 2026 uscito per Avantgarde Music. Un live show solidissimo, atmosferico e coinvolgente. I brani alternano sfuriate black a momenti più catartici, molto apprezzati dal pubblico adesso davvero numeroso. Ottima la scelta della scaletta, per loro principalmente votata alla promozione del nuovo lavoro con qualche puntatina sui classici del passato: per non far calare l’attenzione del pubblico hanno correttamente puntato sui brani più d’impatto, pur senza trascurare momenti più atmosferici di “burzumiana memoria” ma senza eccedere nelle parti strumentali e tastieristiche, onde evitare l’effetto “sottofondo” a tratti inevitabile quando si ascoltano le loro prove in studio. Una scelta vincente che ha dato vita ad una performance insieme triste ed epica, molto apprezzata dai presenti.

Un black metal di stampo sinfonico molto energico è invece la proposta dei finlandesi Moonlight Sorcery, per la prima volta in Italia.

Attivi dal 2019,hanno rilasciato nel corso degli anni due ep nel 2022 e il full d’esordio “Horned Lord Of The Thorned Castle” nel 2023. I Nostri mettono in scena un’esibizione apprezzatissima dai tanti fans sotto palco, unendo suggestioni alla Emperor con un’impronta fantasy dal sapore quasi heavy/power che potrebbe chiamare in causa gente come i Bal-Sagoth. Il tutto unito ad un gusto per le trame e le melodie chitarristiche che li potrebbe avvicinare addirittura a certe atmosfere dei conterranei Children Of Bodom, solo rivisitati in versione black: come se alle sei corde ci fosse una sorta di redivivo Alexi Laiho ma (ahimè) un po’ troppo prolisso per quanto riguarda gli assoli. Una performance che resta comunque di sicuro valore e che ha senz’altro accontentato i presenti, pronti a farsi coinvolgere da Ruttomieli e compagni nel loro mondo epico e medievaleggiante.

Il momento più atteso della serata giunge con l’esibizione degli headliner, gli svedesi Vinterland.

Un ritorno sulle scene a trent’anni dalla pubblicazione dell’unico album “Welcome My Last Chapter”del 1996, che ha segnato un breve ma fondamentale capitolo nella storia del black metal melodico svedese di metà anni novanta, al pari degli esordi di Dawn, Naglfar, Sacramentum e Dissection. L’atmosfera è carica di tensione e il pubblico in trepidante attesa è qui per loro. Parte l’intro, entrano, il pubblico li acclama, salutano e s’inizia con“Our Dawn Of Glory”… e purtroppo ci si rende immediatamente conto che un destabilizzante problema alla chitarra solista sta creando un vuoto nell’esecuzione del brano. Il resto della band va avanti, si cerca di provvedere ma nel frattempo il brano è finito. Si prosegue seguendo la medesima scaletta del disco ma anche “I’m An Other In The Night” termina lasciando silente una chitarra. La band decide allora di fermarsi per alcuni provvidenziali minuti, sufficienti a risolvere il problema. Il pianoforte di “So Far Beyond… (The Great Vastforest)” fa da intro alla successiva “A Castle So Crystal Clear” e lo show prosegue con qualche altro problema di natura tecnica ma senza altri stop. È innegabile il fatto che questi imprevisti abbiano abbassato il livello di libido tra il pubblico risentito. Peccato, perché avrebbe potuto davvero essere una bella festa.

Festa che però arriva ugualmente quando, al termine dell’esecuzione della splendida “A Vinter Breeze”, sale sul palco del Land una figura non ben identificata, con un pesante face painting e, microfono alla mano, spara in faccia al pubblico la storica introduzione di “Freezing Moon”: e mentre i presenti si esaltano e ripetono all’unisono “when it’s cold and when it’s dark… the freezing moon can obsess you…” al tempo stesso si chiedono chi possa essere questo losco figuro (Attila? O forse Maniac?). Si tratta invece di Necrobird, fratellastro del defunto Dead, e cantante dei Morbid, che si esibisce in una versione davvero incredibile del classico dei Mayhem: tripudio totale e problemi tecnici dimenticati in solo momento! C’è ancora spazio per “Wings Of Sorrow”, che conclude una serata che, a causa dei numerosi intoppi di natura tecnica e al netto della comunque buona esibizione della band, lascia un po’ di amaro in bocca.