Prima volta per me in questo locale alle porte di Treviso, che di recente ha ospitato concerti di band dedite alle sonorità più intransigenti del metal. Per l’occasione il posto si presenta ampio, con qualche addobbo a tema, situato in zona artigianale, al riparo da orecchie indiscrete. Una volta dentro l’atmosfera è da pub: troppi tavolini addossati ai musicisti, nessuna traccia di palco e platea comodamente seduta. Si capisce subito che non è un locale pensato per band dal vivo di medio calibro, quanto piuttosto per piano bar e intrattenimento leggero. Un assetto che di certo non incentiva il pubblico al supporto che le due band di stasera meriterebbero. L’evento è organizzato dall’Under Metal Flag di Andrea Varuzza e David Rainheart, realtà che negli ultimi anni si è spesa molto per il supporto all’underground locale. Anche stasera l’impegno è notevole, con due ottime band black metal del territorio all’Hashtag 358: i Canticum Diaboli da Treviso e i Via Ad Mortem, provenienti da diverse zone del Veneto. Entrambe sono vecchie conoscenze, sia come ascoltatore che come recensore. Arrivo con largo anticipo, come sempre, per aggirarmi tra il pubblico, incontrare volti noti e scambiare le solite chiacchiere tra metallari.
Lo spazio che funge da palco è già allestito con teschi, amuleti e lumini cimiteriali: capisco che ad aprire saranno i Via Ad Mortem, capitanati dal maestro cerimoniere Santamuertero Sinister.

Alle 22.00 in punto, tra fumi, incensi e luci soffuse, il Cerimoniere è già in scena per santificare con un tetro rituale l’ingresso del resto della band, che prende posto in uno spazio allestito come un altare per un rituale di morte. Avvolti dal loro immaginario devoto alla Santa Muerte, i Via Ad Mortem vengono accolti calorosamente. Il loro è un black metal diretto, senza modernismi o sofisticazioni. Assistere a un loro concerto significa entrare in un rituale viscerale e profondo, dove un suono grezzo ed essenziale si ispira a tematiche legate a morte e transizione dell’anima, come in Into the Bardo, incentrata sul concetto tibetano di trapasso cosmico; oppure assume riferimenti storico-politici, come in Voragine di Luce, dai forti richiami alle Foibe e ai massacri della popolazione italiana dell’Istria e del Carso tra il 1943 e il 1947 ad opera dei partigiani jugoslavi.

I brani proposti sono tratti dall’esordio Requiem I: Through the path, over the ruins e restituiscono tutto lo studio e l’approfondimento che ha generato questa piccola gemma del black metal italiano nel 2026. Ogni volta che li vedo dal vivo noto qualcosa che prima mi era sfuggito, aggiunto per l’occasione. Alla luce di quanto accaduto mesi fa dopo lo show di Codroipo, va notato che al termine dell’esibizione di stasera non è stato mostrato alcun simbolismo associabile a questioni politiche – e del resto, cosa ci sarebbe di politicamente schierato nell’esibire un tricolore, parte integrante della storia d’Italia?
Spenti gli incensi e sgomberati i lumini, è la volta dei Canticum Diaboli, che presentano brani dai lavori del 2019 e 2023, De Flammis et Dei Ruina ed Ecce Pontifex Bonifatio, e sei pezzi tratti dal nuovo album in uscita nel novembre di quest’anno, Compendium Horribilis.

Attivi dal 2014, stasera dimostrano come gli ampi margini di crescita, musicali e di resa live, siano stati ben capitalizzati in questi ultimi mesi di intensa attività. Le nuove tracce funzionano molto bene dal vivo, pur essendo ancora in fase di rodaggio: Arde Pro Nobis, dal piglio tipicamente death, e Bianca di Collalto ne sono un esempio.

Un’ora circa di show compatto per una band in continua crescita, che dà sfogo alla sua interpretazione del black metal incentrata su velocità ed energia. Anche la cura dell’immagine, affinata negli ultimi mesi, ha dato i suoi frutti: i quattro Diaboli si presentano ora con un look compatto, come vuole la prassi del genere.
Sperando di trovare la prossima volta un ambiente più adatto al live, sarò ben felice di presenziare ancora e supportare l’underground black metal.









