Milano accoglie una serata destinata a restare impressa nella memoria degli amanti delle sonorità più cupe ed estreme. Il Legend Club, ormai punto di riferimento ineludibile per la scena underground lombarda e nazionale, apre le sue porte a un quadruplo bill di rara intensità, culminante con una delle realtà più acclamate del moderno black metal islandese.
A rompere il ghiaccio sono gli italiani Gorrch, che fanno di dissonanza e violenza tecnica il proprio marchio di fabbrica. Fin dai primi accordi travolgono il pubblico con un sound intricato, claustrofobico e privo di compromessi melodici.

Le chitarre tracciano trame spigolose mentre la sezione ritmica macina tempi dispari e ripartenze furiose. Menzione d’onore al batterista/cantante, che mantiene per tutta la scaletta precisione e velocità nei blast pur continuando a cantare. Un’apertura tagliente e cerebrale che accende subito gli animi e conferma l’elevata qualità del panorama estremo nostrano.

Il testimone passa ai Profanation, che virano verso l’impatto frontale e l’aggressività pura.

In formazione a quattro – chitarra solista, basso/lead vocals, chitarra ritmica/backing vocals e batteria – propongono un attacco diretto che attinge alle radici più marce e primordiali del genere. Il loro assalto fonde black, death e furia grindcore, sorretto da ritmiche serrate e tempi tiratissimi che non concedono tregua. Nessun orpello, poca prosa e tanta sostanza: una grandinata di blast beat e riff granitici che scatena risposte entusiaste sotto palco e scalda a dovere l’ambiente.

Con gli Owls Woods Graves la serata prende una piega inaspettata e travolgente.

I polacchi portano una miscela letale di black metal spietato, attitudine punk/hardcore e ritmiche d-beat irresistibili, con una matrice Oi! che emerge in trame serrate e cori anthemici pensati per far cantare l’intera sala. La risposta è immediata: il pit si anima tra mosh e corna alzate. Uno show di adrenalina pura, dal tiro pazzesco, con brani che sono veri inni nichilisti. Da segnalare la doppietta centrale Antichristian Hooligans e Idzie Diabel, semplicemente devastante. Un’esibizione fresca, sporca e divertentissima che cattura anche i più scettici.

L’atmosfera cambia drasticamente quando le luci si abbassano per gli headliner.

Gli islandesi Misþyrming salgono sul palco avvolti da un’aura di gelida solennità. Dalle prime note – dall’apertura con Orgia alla title track dell’ultimo album Með Hamri fino ai classici tratti da Söngvar Elds Og Óreiðu – dimostrano perizia esecutiva e potenza espressiva fuori dal comune. Un sound maestoso e devastante che intreccia l’eredità della seconda ondata black metal con le evoluzioni dissonanti della scuola francese, rielaborate attraverso l’inconfondibile tocco islandese. Il loro black metal è vulcanico, monumentale e carico di pathos: riff magniloquenti si alternano a squarci melodici di rara bellezza drammatica, sorretti da una voce implacabile. La resa acustica del Legend è impeccabile e permette di apprezzare ogni sfumatura delle loro architetture sonore. Il pubblico è ipnotizzato, in balia di un rituale che non lascia scampo. Non è un caso che Nergal li abbia scelti quest’estate per i concerti celebrativi di Sventevith. Il finale è un trionfo catartico: i Misþyrming si confermano una realtà assoluta, capace di coniugare violenza e visionarietà come pochi altri oggi.

Si chiude una serata da incorniciare. Ottima affluenza, nonostante il giorno infrasettimanale e la sovrapposizione con altri concerti di genere in città. Per organizzazione e resa sonora, il Legend ha offerto la cornice perfetta a quattro modi diversi ma ugualmente efficaci di declinare il metallo nero: dalla dissonanza tecnica dei Gorrch alla furia dei Profanation, dal tiro contagioso degli Owls Woods Graves alla magnificenza epica dei Misþyrming. Una notte di pura devozione all’oscurità.









