L’annuncio del ritorno di Shamaatae e della riattivazione del monicker Arckanum ha colto di sorpresa l’underground black metal, rompendo un silenzio discografico che durava dal 2017, anno di Den Förstfödde. Pubblicato da Darkness Shall Rise Productions, Beswærilsin rappresenta il decimo full length della storica entità svedese e riallaccia con forza i fili del discorso interrotto, incanalando nuovamente la pura magia dei Giganti. Fin dalle prime battute di brani come Mz Fianda Raþi e Utgarþzeþer emerge chiaramente l’impronta inconfondibile di Shamaatae: riffing abrasivo, dissonanze ipnotiche e quel tipico incedere storto, primordiale e sciamanico che distingue il progetto fin dai tempi di Fran Marder e Kampen. La produzione è secca, polverosa e priva di qualsiasi concessione alle laccature moderne. Beswærilsin riscopre la rugosità organica dei primi anni novanta, lasciando alla voce rantolante e rituale di Shamaatae il compito di guidare l’evocazione. Le liriche si muovono nel solco della tradizione esoterica del progetto, tra svedese antico, invocazioni alla magia thursiana, occultismo e devozione per le forze del Caos Anti-Cosmico.

Sul piano concettuale, Beswærilsin – termine riconducibile alla sfera delle formule magiche e degli incantesimi/esorcismi nel contesto nordico antico – rappresenta una naturale ed estrema prosecuzione del percorso filosofico ed esoterico che Shamaatae porta avanti fin dalla nascita del progetto. Al centro della visione di Arckanum vi è la Magia Thursiana (Þursakallr), una forma di caos-gnosticismo e satanismo anti-cosmico radicata nel mito norreno, ma spogliata di qualsiasi romanticismo neo-pagano o ricostruzionismo. A differenza della religione norrena classica, focalizzata sul culto degli Æsir o dei Vanir, ordinatori del cosmo, Shamaatae rivolge la propria devozione ai Thursar – i giganti del gelo e del fuoco, le forze primordiali del Caos antecedenti alla creazione. Beswærilsin si configura come un grimorio in musica: ogni traccia funziona come un incantesimo o un’invocazione tesa a dissolvere l’ordine cosmico reale per ripristinare lo stato di Caos assoluto (Ginnungagap).

Come da tradizione per la discografia di Arckanum, i testi non sono scritti in svedese moderno ma in una combinazione di svedese antico e rune. Scelta non puramente estetica, bensì rituale: la parola arcaica possiede una carica energetica e fonetica indispensabile per l’atto magico. Se in capolavori storici come Fran Marder (1995) o Kostogher (1997) la componente spirituale era viscerale, selvaggia e fortemente legata all’elemento silvestre e trolleggiante – il troll come entità caotica posta a margine del mondo civilizzato – con Beswærilsin il focus si stringe sull’aspetto puramente ritualistico. Meno folklore campestre, molta più magia cerimoniale nera, affine alla maturità concettuale intravista negli album più recenti.

Dal punto di vista musicale e compositivo, Beswærilsin riafferma il marchio di fabbrica inconfondibile di Shamaatae, lavorando su strutture apparentemente essenziali ma dotate di una forte carica ipnotica. Il lavoro di chitarra rifiuta la velocità sterile per privilegiare il groove storto e malato tipico del black metal svedese di metà anni novanta. Shamaatae fa abbondante uso di intervalli dissonanti, tritoni e progressioni in scala minore che creano un senso di costante vertigine; i riff sono spesso costruiti su figure circolari che si ripetono con minime variazioni, espediente tipico della musica rituale funzionale a portare l’ascoltatore in uno stato di trance. Uno degli elementi più distintivi di Arckanum è da sempre lo stile di batteria. Lontano dall’ultra-tecnica e dall’iper-velocità del black metal contemporaneo, mantiene un’impronta organica, con un utilizzo caratteristico di ritmiche d-beat e tempi intermedi intervallati da blast beat viscerali ma mai triggerati. La prestazione vocale di Shamaatae è tra le più drammatiche ed evocative della sua carriera: il suo screaming non è un semplice grido black metal ma un declamato raschiante, cavernoso e ricco di sofferenza, quasi una recitazione drammatica di formule magiche. La produzione scarta la nitidezza e la compressione del metallo moderno. Il mix privilegia le frequenze medio-basse delle chitarre, lasciando la batteria indietro nel quadro sonoro per ricreare quell’effetto “registrato in uno stanzone o in una caverna” che ha reso leggendari i primi demo della scena svedese e norvegese.

Beswærilsin non è un’operazione nostalgia ma la naturale prosecuzione del percorso spirituale e musicale di Shamaatae. Un ritorno feroce, intransigente e profondamente legato all’essenza dello swedish black metal. Senza cedere a compromessi Shamaatae riafferma la propria cifra stilistica unica in un manifesto di Magia Thursiana oscuro, primordiale e devoto al Caos: ascolto super consigliato per tutti i cultori dell’underground più profondo.









