Pare che il buon Knjaz Varggoth abbia ritrovato l’ispirazione e la voglia di scrivere nuovo materiale: e così dopo l’ultimo ep targato Nokturnal Mortum, ecco il nuovo album di Mistigo Varggoth Darkestrah, il suo progetto solista parallelo dedicato, a sentire il nostro amico, ai suoi “poteri di stregoneria e chiaroveggenza”. Questo nuovo “Shattered Gates Of Apocalypse” giunge dopo decenni di letargo, per essere precisi a ben ventisette di distanza dal precedente “The Key To The Gates Of Apocalypse” (penso sia una specie di record), album composto da una sola e lunghissima traccia abbondantemente oltre l’ora di durata ed equamente divisa tra parti ambient e dungeon synth ed altre di black metal in senso lato “sinfonico”, caratterizzate da un uso piuttosto efficace delle tastiere. Elementi che ritroviamo almeno parzialmente anche in questo nuovo lavoro, prima parte di quella che dovrebbe essere una trilogia pianificata per trasportare l’ascoltatore negli angoli più oscuri e inquietanti del cosmo (o della mente umana?), che si presenta con la colorata e lovecraftiana copertina opera di A. Brailovsky.

Un’opera dal minutaggio più contenuto (per fortuna) e suddivisa in tracce “tradizionali”, che tuttavia conserva l’alternanza tra intermezzi ambientali (anche se non sarebbe corretto definirli intermezzi, considerato che hanno una lunghezza media di almeno cinque minuti) e brani veri e propri: una scelta che mantiene pressoché invariato l’approccio compositivo e concettuale del progetto, privo di rigide limitazioni di genere, favorendo però al contempo la fruibilità del disco, che risulta più snello e digeribile del suo pachidermico predecessore. Con l’ulteriore differenza che questo nuovo parto della creatura Mistigo Varggoth Darkestrah si muove in territori molto più vicini all’industrial black metal, declinando il tutto senza eccessiva velocità e privilegiando la creazione di un’atmosfera plumbea e cupissima. L’unica canzone che parte con un attacco frontale in tremolo è infatti “Hollow Solitude”, scelta come singolo ma probabilmente fuorviante per rappresentare il contenuto effettivo dell’album: è pur vero che il brano vira piuttosto presto verso un mid tempo cadenzato ma è altrettanto vero che gli altri episodi che compongono questo caleidoscopio apocalittico sono tutti strutturati su ritmiche marziali e ossessive, a tratti lente, che colpiscono con la regolarità di un martello che batte sull’incudine, e chitarre grigie e ovattate ma non prive di una certa corposità, che trascolorano in un mare fangoso di tastierismo gelido e “metallico”.

Le tastiere restano quindi un elemento chiave per l’espressione musicale del progetto, tanto che ben sei pezzi su dieci sono costruiti interamente su questo strumento, senza cantato o altro: episodi più o meno ispirati che nascono come una sorta di incrocio tra elettronica oscura, ambient e suoni industriali tendenti al nero (un modus operandi compositivo che sembra aver tracimato anche nell’ultimo ep dei Nokturnal Mortum, con risultati in quel caso forse meno degni di nota). La registrazione non è perfettamente nitida ma è del tutto accettabile per il tipo di atmosfera che il disco intende creare mentre il cantato si sostanzia in uno screaming “da fine del mondo” abbastanza acuto e distante, assai diverso dal growling possente e “cantato” delle ultime produzioni targate Nokturnal Mortum. In definitiva Mistigo Varggoth Darkestrah resterà pur sempre un progetto “minore”, una valvola di sfogo che consente a Knjaz Varggoth di esprimere una sensibilità artistica differente rispetto a quella che domina la sua band principale, ma questo lavoro rimane comunque un ascolto piacevole: e se amate in maniera particolare il black metal atmosferico dalle sfumature industrial pezzi come “Hybrid Life Syndrome” e “No Peace Remains” non potranno di certo lasciarvi indifferenti.









