Profanation – Ultra-Noise Warfare

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Aspettavo al varco i francesi Profanation dopo l’uscita nel 2023 dell’ep d’esordio Skull Crushing Violence, una bomba nucleare che mi aveva riportato indietro nel tempo, quando il metal estremo era un calderone mefitico e ribollente di idee e le rigide etichette e distinzioni tra generi con cui oggi ci titilliamo il prepuzio erano ancora di là da venire. E adesso è tempo di full lentgh, con questo Ultra-Noise Warfare , fuori per l’onnipresente Iron Bonehead Productions, che prosegue senza troppe menate il percorso del suo funambolico predecessore sbattendoci sui denti una mezz’ora scarsa di violenza sonora organizzata, continuando a muoversi fondamentalmente nei territori di un death/grind primordiale, sulla scia di Terrorizer, Necrovore e primi Napalm Death, senza tuttavia disdegnare svariate altre influenze, provenienti in egual misura da certo war metal (leggasi Blasphemy, Conqueror e Revenge) e certo black metal ante litteram, con una patina swedish old school, alla Nihilist per capirci, a condire il tutto. Un bel calderone vero? Eppure i nostri amici amalgamano queste suggestioni con estrema naturalezza e ce le restituiscono sotto forma di un’elegantissima badilata in faccia che non fa prigionieri, mettendo in mostra capacità tecniche, un’invidiabile solidità di scrittura ed un’altrettanto invidiabile coerenza espressiva (benché il chitarrista e membro fondatore Kev Desecrator, già nei Deströyer 666 – e scusate se è poco – pare che abbia lasciato la band subito dopo la registrazione del disco).

Già il trittico iniziale è una dichiarazione di guerra, e specialmente l’opener Servile Rot, un pezzo che non avrebbe sfigurato in qualche vecchio lavoro degli Angelcorpse: blast beats come se piovesse, vocione gutturale da bestia feroce, zero melodie, non un attimo di respiro e tanti calci nel culo. Un vero orgasmo uditivo, esaltato da una produzione polverosa ma sorprendentemente nitida considerata la natura underground del progetto e del disco. Il che non è un male perché permette di distinguere le varie sfumature stilistiche e scongiura l’effetto “centrifuga della lavatrice” che caratterizza molte uscite di questo tipo: insomma si strizza sì l’occhio al war metal ma non si cade nel tranello di far dissolvere i riff in un pastone sonoro indistinto nel nome della ferocia belluina e fine a sé stessa.

Ed è proprio dalla capacità di dare vita ad una sorta di caos controllato che si intuisce l’intelligenza compositiva della band, che sa anche staccare il piede dall’acceleratore e concentrarsi su passaggi carichi di groove (direi alla Bolt Thrower, per capirci), come in Realm Of The Absolute, e momenti cadenzati e pesantissimi, come nella pachidermica Total Stomp. Per poi tornare a pestare veloce nell’indemoniata title track, che con il suo tu-pa tu-pa forsennato e il flavour quasi “sudamericano” non mancherà di mietere vittime dal vivo. Se nel 1986 il terribile quartetto brasiliano formato da Mutilator, Sarcófago, Chakal e Holocausto ci regalò Warfare Noise, oggi i Profanation portano il tutto ad un livello superiore di cattiveria con  Ultra-Noise Warfare, che è in pratica un frullato di quanto di più violento è stato fatto nel metal da allora ad oggi. Per quanto mi riguarda è già un piccolo culto e sono sicuro che lo diventerà per molti in futuro: se cercate della macelleria musicale sanguinolenta ma di classe, primitiva e crudele ma suonata con cognizione di causa, qui troverete pane per i vostri denti marci. Esaltante.

REVIEW OVERVIEW
Voto
75 %
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profanation-ultra-noise-warfareTRACKLIST <br> 1. Servile Rot; 2. Army Of Dogs; 3. Nosebleed Razor; 4. Realm Of The Absolute; 5. Ultra-Noise Warfare; 6. Vermin; 7. Total Stomp; 8. World Of Pain; 9. Anti <br> DURATA: 27 min. <br> ETICHETTA: Iron Bonehead Productions <br> ANNO: 2026