Gruppo rumeno di recente formazione, i Ruyned hanno tuttavia già pubblicato l’album di esordio, rispondente al nome di “Eternal Torment”, nel 2024 ed ora è arrivato per loro il momento di questo “Profanum Sacrificium”, seconda fatica sulla lunga distanza, fuori sotto l’egida della celebre Osmose Productions, etichetta francese specializzata in nefandezze sonore sin dai gloriosi anni novanta. Definire lo stile di questo classico power trio alla Venom è piuttosto semplice e sarebbe possibile farlo anche solo osservando la foto promozionale che li ritrae con tanto di face painting stile “prima ondata” e sfondo cimiteriale nella classica posa resa mitica dai Sarcofago e dai primi Destruction. E si tratta ovviamente dell’ormai consueta e becera mistura di speed, thrash death e black metal, con una spruzzatina di heavy tanto per non farsi mancare niente, che negli ultimi tempi sembra tornata in auge grazie a realtà come Midnight e Hellripper ma che in effetti risale a diversi decenni fa e deve la sua nascita proprio a Cronos e compagni.

Niente di nuovo sotto il sole quindi, o meglio nell’oscurità degli abissi che esalano zolfo, ma comunque Lucifero è contento. E chi siamo noi per obiettare qualcosa? E allora via alla consueta sfilata di arroganza e ignoranza in musica tra chitarre feroci e sgraziate, assoli fulminei, batteria che in pratica conosce solo due tempi (veloce e velocissimo), basso pulsante alla Motörhead e screaming da alcolizzato con la raucedine, talmente alcolizzato che è quasi possibile sentire il tanfo dell’alito attraverso le note.

Come da copione il tutto è opportunamente decorato dalle classiche liriche a base di depravazioni sessuali di varia natura (titoli come “Sex’n Speed” e “Orgasm Through Death” sono abbastanza eloquenti) e blasfemia da sagra del carciofo, che in questo caso è incarnata in testi che trattano in maniera piuttosto generica della caccia alle streghe in Europa dal XV al XVII secolo.

È chiaro quindi che in questo “Profanum Sacrificium”, nella cornice di un’intro e un’outro sorprendentemente acustiche e melodiche, potremo trovare nient’altro che una bella dose di cruda, decadente e sanguinosa violenza metallica nella sua forma più incontaminata, che potrà accontentare i maniaci sostenitori di varie sfumature dell’estremo nella sua versione old school, quando i generi così come oggi li conosciamo ribollivano ancora tutti nello stesso calderone e non si erano ancora delineati e differenziati tra loro in modo così netto. Veloce, grezzo, spietato e rabbioso, un pugno sui denti di ferocia in salsa speed/thrash/black/death, niente di più e niente di meno. Per quanto mi riguarda sono promossi, pur con qualche riserva: se nutrite aspettative alte potete anche lasciare perdere, però sono perfetti per una serata senza impegno in qualche fumosa cantina a scapocciare con gli amici bevendo birra di pessima qualità. Chi si accontenta gode.









