Gli ateniesi Heretic Cult Redeemer sono in giro ormai da diverso tempo e, pur essendosi sempre mossi in un contesto underground, rappresentano una realtà interessante e concettualmente ricercata all’interno del panorama ellenico moderno, distaccandosi musicalmente per molti versi dal classico sound greco alla Rotting Christ o Varathron. Mentre la vecchia guardia greca si è sempre distinta per un approccio fondato sul mid tempos, epico e intriso di heavy metal classico, gli Heretic Cult Redeemer hanno invece intrapreso una strada diversa: fin dal debutto il loro stile si è orientato verso un black metal ortodosso, veloce e rituale, che deve molto alla scuola svedese e a formazioni come Dissection e Watain. Con il passare degli anni le strutture dei brani si sono fatte via via più articolate, il lavoro di chitarre ha incorporato dissonanze e trame complesse e la produzione si è fatta più nitida e potente.

Questo “In Oculum Chaos”, quarto full della band, porta ai massimi livelli la vena avantgarde in parte già latente nei lavori precedenti, come ad esempio “Flagellum Universalis”, sulla scia di fonti ispiratrici come Deathspell Omega e Ved Buens Ende, combinando ritmiche articolate, strutture progressive e spiazzanti e un’atmosfera ritualistica estremamente profonda. L’essenza concettuale del disco risiede nella perpetua trasformazione attraverso forze acausali, un processo di dissoluzione dell’identità fissa e di rifiuto della causalità lineare: la creazione non è concepita come la produzione di opere, ma come un atto di distacco dall’ordine cosmico e dalla sua illusione di continuità. Gli Heretic Cult Redeemer sono quindi gli strumenti di negazione e trascendenza attraverso i quali il vuoto acausale articola la sua volontà. Ogni atto musicale funge da veicolo per una visione specifica, non per interpretare il mondo ma per annullarlo, oltre le norme, oltre ogni principio cosmico e struttura imposta. L’illustrazione in copertina, realizzata dall’artista “occulto” LGN Nekropropaganda, mette coerentemente al centro la figura della Dea Kali, spogliata però da un’interpretazione unicamente folkloristica o mitologica ed elevata a principio cosmico universale: il tempo che divora sé stesso, la forza primordiale capace di smantellare l’illusione della realtà materiale, il cui aspetto terrifico simboleggia l’annientamento dell’Ego per l’ottenimento della liberazione spirituale. In questo quadro si inseriscono i testi curati dal cantante Funus, che si strutturano come vere e proprie formule rituali e mantra di dissoluzione e affrontano la ricerca della trascendenza attraverso la riduzione al nulla: il vuoto non è percepito come assenza o stasi, ma come un’entità primordiale, viva e generatrice, raggiungibile solo ed unicamente dopo aver spezzato i vincoli con le leggi del mondo naturale.

Viste le premesse “intellettuali”, è quasi superfluo evidenziare che le nove tracce lungo le quali si sviluppa la tracklist sono pensate come un unico percorso rituale. Tra i punti di forza del disco c’è la presenza prepotente del basso che guida i cambi di tempo e sostiene le strutture complesse, mentre la pulizia del mixing e del mastering risulta ottima e fondamentale per non trasformare il tutto in suoni incomprensibili. L’assenza di ritornelli o di melodie immediate rende d’altro canto l’ascolto ostico per chi cerca un black metal più diretto e tradizionale. A mio parere essenziale all’economia del disco è la prestazione vocale, che potrebbe lasciare a qualcuno più di un dubbio: la scelta di utilizzare soluzioni teatrali con recitati deliranti e declamatori, lontani dal canonico scream può risultare una scelta divisiva, specialmente per chi è abituato a soluzioni più tradizionali. In definitiva “In Oculum Chaos” è un trionfo di dissonanze e rigore esoterico. Gli Heretic Cult Redeemer alzano l’asticella mettendo a segno un disco spietato che riconferma la Grecia come una delle nazioni più fertili per il black metal, anche se in questo caso siamo lontani come detto dal classico sound ellenico. Cinque punti in meno per i fan del suono classico e cinque punti in più per chi ama le soluzioni avantgarde.









