I Satanic Witch (moniker tanto “banale” quanto figo) vengono dal Belgio e sono una di quelle realtà imperscrutabili e oscure, ma degne di attenzione, di cui per fortuna l’underground non è troppo avaro. L’aggettivo “rituale” nel corso degli ultimi anni è stato molto spesso associato al black metal, a volte anche a sproposito: non si tratta proprio di un sottogenere quanto piuttosto di un colore, di un mood generale che trasuda dalle note, siano esse feroci e sferzanti (come avviene nel “religious”, che nell’essere “rituale” ripone la sua stessa essenza) oppure paludose e perversamente lente. Questo piglio genericamente inteso lo ritroviamo intatto nella musica della band capitanata dal cantante, chitarrista e tastierista S. Von C., che a tre anni dal debutto sulla lunga distanza con l’esoterico “4:44”, pubblicato appunto nel 2023, torna a invocare il maligno con questo sulfureo ep autointitolato, che rispetto al suo predecessore risulta più asciutto e ficcante fin dal primo ascolto. I nostri amici mescolano in un frullato luciferino black metal quadrato e furente, rallentamenti che sfociano in territori doomeggianti e suggestioni psichedeliche anni settanta come se non ci fosse un domani, per la gioia di grandi e piccini: “Charles Manson incontra Euronymous” potrebbe essere una buona tagline per descrivere questo lavoro. L’elemento black resta naturalmente preponderante ed è decisamente ortodosso, con le chitarre che più che dare corpo ad un muro sonoro serpeggiano furtive come una nebbia mefitica che si insinua nel cervello dell’ascoltatore: oltre che ai Mayhem (d’annata) sono piuttosto evidenti i richiami ai vari Funeral Mist e primi Watain, con una spruzzatina dei Blut Aus Nord meno cervellotici che non guasta.

E poi c’è l’elemento “rituale”, che si sostanzia in voci sussurrate e soprattutto in tappeti lisergici e inquietanti di tastiere, molto semplici ma dannatamente efficaci, che spesso e volentieri si intrecciano con le chitarre creando un’atmosfera dilatata incredibilmente densa e ipnotica. Altra caratteristica essenziale, un po’ croce e delizia del disco (nel senso che alcuni potrebbero amarla alla follia ed altri detestarla senza mezzi termini) è lo screaming, o sarebbe meglio definirlo il mantra cantilenante, di S. Von C., che si produce in vocalizzi estremi e ripetuti degni del miglior Attila Csihar… sotto l’effetto di una pesante dose di LSD e dopo aver mangiato le costine di maiale con la peperonata.

Un lavoro indubbiamente interessante. Non è facile al giorno d’oggi, quando in ambito estremo sembra veramente che tutto sia già stato detto e non resti nient’altro da fare che ripetere e ricapitolare, trovare un gruppo che dimostri di avere quanto meno una particolare espressività e un approccio personale (non dico sperimentale) alla materia oscura di cui è fatto il black metal, e i Satanic Witch a mio modesto avviso rientrano nel novero. Che poi piacciano o no è un altro discorso: a voi l’ardua sentenza!









