Durante le mie peregrinazioni estive, nel corso di un trasferimento da Lipsia a Dresda mi sono soffermato alla ricerca di qualche evento per la serata e, con immenso stupore nonché piacere, mi sono casualmente imbattuto nella data finale del mini tour celebrativo dei quindici anni del primo (fantastico) album dei Midnight “Satanic Royalty”. Questo tour di quattro date si è svolto solo in Germania: passando da Dortmund, Amburgo, Hannover e chiudendo appunto a Dresda, data di cui ho il piacere di raccontare. A supporto della band di Cleveland i canadesi Spectral Wound, che molto hanno fatto parlare di sé con il loro ultimo lavor in studio “Songs Of Blood And Mire”, e in apertura i locali Phantom Corporation. La data, organizzata da Katharsis Agency, si è svolta all’interno del Chemiefrabrik, suggestivo locale situato nella zona industriale adiacente al quartiere Neuestadt. Fin dall’ingresso si nota come gli spazi siano ben organizzati per eventi dal vivo, con una grossa area esterna munita di bar separato, area coperta e cucina, ed una moltitudine di tavoli con posti a sedere. Noto anche l’arrivo di molte persone e scopro che la data è sold out, segno del supporto incredibile del pubblico tedesco a qualsiasi evento che abbia del metallo in scaletta, non esattamente come nel bel paese. Un’altra grossa differenza rispetto alla media dei locali in Italia è la presenza di una gran quantità di servizi igienici, addirittura otto per gli uomini e otto per le donne, che rende l’espletamento delle necessità fisiologiche tra un’esibizione e l’altra molto veloce e senza code. All’interno un altro grande bar e una porta che introduce alla vera e propria zona concerto: una sala piuttosto grande (per dare un’idea, leggermente più grande di quella del Legend Club di Milano) e una stanza alla sinistra del palco adibita ad area allestimento dei banchetti del merch. E come da tradizione teutonica, con precisione chirurgica alle ore 20,00 spaccate si dà inizio alle danze, ed ecco com’è andata.
PHANTOM CORPORATION

La band di Brema è chiamata ad aprire lo spettacolo e risponde alla chiamata in maniera più che egregia. La proposta musicale del quintetto è una commissione fra riff di scuola thrash con richiami death di scuola europea, mescolati a soluzioni di matrice crust. Canzoni di breve durata, tu-pa tu-pa forsennato, ritmi alti e voce acida. Il cantante peraltro è nientemeno che Leif Jensen, voce storica degli ormai sciolti Dew-Scented. Ad accompagnare Leif troviamo altri quattro musicisti, tra cui le due chitarre che si distinguono perfettamente fra ritmica e lead: notevole la qualità tecnica della chitarra solista, che balza all’orecchio grazie a stupendi e velocissimi assoli. I trentacinque minuti a disposizione della band scorrono in un battibaleno e gli applausi a fine show si innalzano a dare il giusto tributo a un opening act di tutto rispetto.
SPECTRAL WOUND

Poco meno di un’ora invece a disposizione della band di Montreal per far calare le tenebre all’interno della venue. Tra le (relativamente) nuove leve della terza (o quarta? o quinta?) ondata gli Spectral Wound sono, forti di un’ormai consolidata collaborazione con la Profound Lore Records, tra quelli che stanno riscuotendo maggiore consenso a livello internazionale, sia per i lavori in studio che per le solide prove live. E anche questa sera non hanno deluso affatto le aspettative, regalandoci uno show solido, compatto e ferale, anche se piuttosto statico e monolitico. Nessun intermezzo parlato fra le canzoni, nessun annuncio dei titoli, nessuna comunicazione con il pubblico, solo puro e incontaminato black metal di matrice québécois, con riff melodici ma più improntato alla violenza rispetto a quanto proposto da altri gruppi della stessa estrazione geografica, che spesso prediligono scelte più atmosferiche. Oltre al latrato in screaming del cantante Jonah a spiccare sono senza dubbio il gran lavoro di Illusory dietro le pelli e, in maniera meno evidente ma fondamentale, le linee di basso tessute da Sam, che si occupa anche delle backing vocals. Davvero notevole anche l’alternanza di riff in tremolo tra i due chitarristi Patrick e A.A. Otto pezzi totali, tratti in maniera equa dalla loro discografia, tra i quali spicca “Frigid And Spellbound” dal secondo full length “A DiabolicThirst”, che si prende efficacemente la scena con il suo iconico main riff. Promossi a pieni voti.
MIDNIGHT

Ed eccoci arrivati al piatto forte della serata. Il trio dell’Ohio incombe sulla sala gremitissima come un fulmine a ciel sereno e devasta tutto a colpi durissimi di quella bastarda commissione fra black metal e speed che certamente hanno contribuito a fare tornare ai vertici, anche a livello di pubblico, almeno dalla seconda metà degli anni dieci. Athenar si presenta sul palco con chiodo d’ordinanza e incappucciato come al solito; a dargli man forte batterista e chitarrista anche loro con giacca di pelle e identità celata: soluzione ormai oserei dire inflazionata ma che, in questo caso, contribuisce al creare una sorta di amalgama fra band e pubblico che ha reso il concerto di stasera qualcosa di speciale. Questa sera infatti si celebrano i quindici anni di “Satanic Royalty”, che viene eseguito quasi per intero, con giusto un paio di innesti sul finire del concerto tratti da altri album. La band ha un tiro pazzesco, scarica energia elettrica sul pubblico senza un attimo di tregua e con un’attitudine old school che ha pochi eguali. A spiccare è il dinamismo dei nostri amici: costante movimento, salti, incitazioni e coinvolgimento del pubblico; a circa a metà concerto anche un simpatico siparietto nel corso del quale Athenar si toglie e lancia la sua cartucciera in mezzo alla sala per poi chiederla indietro, ricevendone ben tre! Da menzionare assolutamente anche l’egregio lavoro del chitarrista, che non sbaglia una nota e regala assoli al fulmicotone davvero coinvolgenti. Un’ora assai abbondante di concerto letteralmente volata via, insieme agli astanti in mezzo alla sala, che si sono scatenati con pogo e stage diving innalzando ulteriormente la temperatura già torrida. A fine concerto la band pare visibilmente contenta e ringrazia tutto il pubblico soffermandosi più di qualche momento ad elargire strette di mano e abbracci ai presenti.
Che dire in conclusione? Una serata da incorniciare, all’insegna del metallo underground più potente! Tutte e tre le band si sono dimostrate all’altezza del loro compito, con gli headliner in particolare che ci hanno regalato uno show strepitoso (a caldo mi spingo pure a dire che a fine anno potrebbe rientrare nella top 3 dei concerti visti!). Una menzione d’onore per il fonico che ha curato tutte e tre le esibizioni: i suoni erano pulitissimi, per un risultato pressoché perfetto. “You can’t stop steel, the beast will rise again!”









