Zørza – Twilight Of The Golden Star

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Di recentissima formazione, gli Zørza sono il progetto di Eryk Lange e Kacper Bartkowiak, due musicisti polacchi che hanno scelto di muoversi ai margini del black metal senza perdere di vista la sua anima più feroce. Ciò vuol dire che la loro formula è molto semplice: black metal melodico, atmosfere post-black, gelida malinconia, improvvise e solenni aperture. Nulla di rivoluzionario sulla carta, anzi la band si muove in territori tutt’altro che inesplorati, ma la particolare combinazione di questi elementi mette in mostra una notevole sicurezza compositiva ed è riuscita a far emergere la band tra le nuove leve che stanno scalando la classifica degli ascolti virtuali sulle principali piattaforme. Naturale prosecuzione del precedente “Hllven”, questo disco mette in luce tutti i pregi e i difetti, se così possiamo definirli, di una black metal band che nasce dopo i primi anni duemila, ossia principalmente una venerazione maniacale nei confronti dei loro numi tutelari, tanto da ripercorrerne quasi in fotocopia il songwriting. E pure gli Zørza non cambiano di una virgola questa consuetudine: amanti del melodic black metal di stampo teutonico ma cresciuti a pane, Mgła e Groza, riescono a dare vita a un lavoro che vive comunque di vita propria e mette in mostra una propria personale oscurità, senza superflua teatralità e senza necessità di ostentare violenza.

Il cambiamento più evidente rispetto al lavoro precedente riguarda la voce. Amorth (non stabile in line up) ha preso il posto di Refur, mentre Michael “J.J.” Kogler, voce di Harakiri For The Sky e Karg, compare sui primi due brani. Una scelta che avrebbe potuto trascinare gli Zørza verso un post-black più prevedibile e patinato ma che fortunatamente non ha snaturato la loro identità. Sette brani per quasi tre quarti d’ora di musica che si muovono in quella terra di mezzo dove il black metal atmosferico di stampo nordeuropeo incontra il post-black, senza però trasformarsi nell’ennesimo esercizio di disperazione da cartolina. Gli ingredienti sono sempre gli stessi; la classica torta della nonna che mangiamo con rinnovato piacere a colazione: tremolo picking affilati, blast beats, urla da gola lacerata e muri di chitarre; il tutto condito da melodie ariose, sprazzi di maggior respiro, momenti eterei e persino assoli che sembrano essersi persi nel disco sbagliato. La title track è un manifesto di questo lavoro, nel bene e nel male: parte con una calma sospetta, un’introduzione solenne e atmosferica, prima di lasciare spazio ad accelerazioni e aperture melodiche; è un pezzo ambizioso, lungo e articolato dove non tutto sembra scorrere con la necessaria naturalezza. E se in “My Wounds” si trova una maggiore immediatezza, tra malinconia e ferocia che convivono senza pestarsi i piedi, è da “Death III” in poi che gli Zørza sembrano smettere di preoccuparsi di dimostrare qualcosa e iniziano semplicemente a suonare.

Ed è probabilmente da qui che il disco diventa realmente convincente: “Against Theocracy” è uno dei punti più alti dell’album, grazie a riff più marziali, aperture vocali pulite e una componente quasi “pagan” che introduce un’inaspettata vena epica. “Stormspell” insiste sulla dimensione atmosferica in otto minuti nei quali le chitarre si rincorrono tra furia e malinconia, fino a trasformare il brano in una lunga spirale discendente romantica e decadente anticipando, prima della breve strumentale “Zørza III”, la chiusura diretta e violenta di “The Devil Wears Well” dove un riff pesante, ripetitivo e immediato ci porta a reminiscenze quasi black’n’roll con qualche eco thrash. Se si cerca un disco rivoluzionario “Twilight Of The Golden Star” è il disco sbagliato. Con coordinate ben riconoscibili ed inevitabili punti di riferimento, il valore degli Zørza non sta nel reinventare un genere ma nel saperlo attraversare con sufficiente personalità, mestiere e cattiveria. Un disco che non cerca la luce e non ha bisogno di fingere di essere underground: lo è già nell’attitudine e riesce a trasformare la malinconia in qualcosa di fisico e tangibile.