Vanguard of Volkish Resistance è uno split a quattro vie che si colloca esattamente dove ci si aspetterebbe: nel sottosuolo più intransigente, plumbeo e viscerale della scena underground americana. Il lavoro raccoglie quattro progetti afferenti alla medesima cerchia sonora – Eagle’s Nest, Stahlnacht, Einsatzgruppen e Somber Wolves – uniti in un’operazione che fa dell’estetica marziale e della produzione lo-fi e primitiva i propri pilastri distintivi. Aprono la strada gli Eagle’s Nest con Ancient Hate: un black metal affilato e privo di concessioni moderne.

Le chitarre lavorano su un impianto di riffing serrato ma intessuto di sottili venature melodiche di stampo epico, mentre la batteria, dal suono incisivo e marziale, sostiene un cantato in screaming lacerante e distante.

Con gli Stahlnacht si passa a sonorità decisamente più crude e frontali. L’approccio è quello tipico del raw black metal di scuola est-europea e finnica: pattern ritmici frenetici, chitarre saturate al limite e un’atmosfera gelida.

Nessuna concessione ambientale o digressione: il loro contributo punta direttamente all’impatto e alla ferocia senza fronzoli. Forse tra le entità più attive del lotto, gli Einsatzgruppen confermano il proprio marchio di fabbrica: un black metal cadenzato e marziale, a tratti ipnotico.

Le chitarre costruiscono un muro di suono denso e monolitico, intervallato da tempi medi che imprimono ai pezzi un carattere solenne e trionfale.

Chiudono il cerchio i Somber Wolves, con No Flag Above Ours, che propone una sintesi tra l’aggressività grezza del genere e una struttura dal sapore più militaresco e fiero. Il lavoro delle chitarre è forse il più dinamico della raccolta, muovendosi tra strappi veloci e momenti di stasi minacciosa.

Dal punto di vista sonoro la release soffre e beneficia al tempo stesso dei classici stilemi del settore: il mixaggio è volutamente povero, privo di qualsiasi rifinitura digitale, con frequenze medie fortemente accentuate e una voce spesso affogata sotto le chitarre. È una scelta stilistica precisa, pensata per mantenere quella patina da registrazione anni ’90. L’artwork sfrutta con efficacia il dipinto ottocentesco di Philipp Veit, Germania auf dem Felsen, la cui solennità romantica ben si sposa con l’immaginario epico ricercato dal disco. Vanguard of Volkish Resistance non è un album per tutti né cerca di esserlo: è un manifesto sonoro destinato esclusivamente ai completisti e ai cultori del black metal più grezzo e sotterraneo, un’opera di nicchia che non intende cercare consensi al di fuori del proprio perimetro di riferimento. Dal punto di vista strettamente musicale non inventa nulla che non sia già stato ampiamente esplorato nell’underground degli ultimi trent’anni, ma rappresenta un punto di sintesi coerente per chi segue il filone più crudo del black metal contemporaneo.









