Malauriu – The Third Nail

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Un disco black è mai riuscito a strapparvi un sorriso? A me è successo oggi per la prima volta, ascoltando “The Third Nail”, la terza fatica sulla lunga distanza dei nostrani Malauriu. Non fraintendetemi, stiamo parlando di un lavoro serio che non va preso sotto gamba (citando Osvaldo Paniccia…) ma gli ingredienti per mettervi di buon umore ci sono tutti: la violenza sonora del black metal della prima ondata, mista alla rabbia e alla spregiudicatezza del punk; l’immagine di copertina con Marco Della Noce nel ruolo del meccanico Ferrari che suona la tromba in un campo di fichi d’India; oltre ad una cover cazzutissima di un classico di G.G. Allin. E scusate se è poco. Si parte con “Rising From The Cemetery”, breve intro in classico stile black, con synth, campane e atmosfera ovattata… quasi a far presagire la malvagità che sta per arrivare con “Empowerment Rites”, prima vera traccia del disco che già di suo rappresenta il campionario della band: ritmo sincopato puramente punk, voce ruvida da blackster, chitarra distorta quanto basta per risultare oscura ma pulita, linea di basso martellante. Il risultato è un perfetto mix tra il black metal più primitivo e la sfrontatezza di chi va a pogare ad un concerto dei Rancid. Si prosegue con “Death Celebration”, dove il punk viene sotterrato da sonorità decisamente più heavy, quasi thrash, più veloci e meno distorte: dopo una prima metà tarantolata, il pezzo tira il fiato con una sezione più lenta che lascia spazio alla voce acida e potente di RM, veramente azzeccata per un brano di questo tipo.

Non c’è tempo per i convenevoli e con “Hell Mouth” si va da 0 a 100 col ritorno del ritmo ossessivo della batteria che accompagna uno scream gelido, tagliente ed esasperato: con ogni probabilità stiamo ascoltando i tre minuti più intensi e ispirati del disco, con quel “raise your fucking horns!” che ti fa venire voglia di pogo, sangue e sudore. “Satanic Witch”, nonostante il titolo, si distacca da quanto ascoltato finora perché di black in questo pezzo c’è ben poco ma le influenze di diversi stili non mancano: qui il fiato di RM “puzza” di death metal; le chitarre perdono la distorsione e abbandonano a tratti il tremolo; la batteria cambia pelle diverse volte, con un iniziale sound alla Frost dei Satyricon, che si trasforma in un ritmo che ricorda Pete Finestone dei Bad Religion, suonato però con la potenza che solitamente si riscontra nel thrash metal (e non a caso qui troviamo il primo vero assolo del disco). Finita la ricreazione si cambia rotta, questa volta con destinazione Bergen 1995… distorsioni forti, velocità di esecuzione, voce oscura e abrasiva, riff che odorano di zolfo: “The Curse Of All Flesh” è decisamente il pezzo più “canonico” dal punto di vista black, seguito da “Purple Ceremony” che ne è la perfetta continuazione, nonostante il sound risulti ancora una volta leggermente diverso dalla canzone che lo precede. “Monotheistic Filth” come si può intendere dal titolo non è propriamente un coro sacro… tanto da cominciare con una citazione volontariamente modificata di Carl Gustav Young (“qui, evocato o non evocato, il male arriverà”), prima di una valanga sonora votata al maligno.

Dulcis in fundo, la ciliegina sulla torta o il cacio sui maccheroni o, per essere più in tema, il sangue sul microfono: una cover di “Abuse Myself, I Wanna Die” del mitico G.G. Allin, canzone perfetta per slogarvi definitivamente le articolazioni se stranamente finora foste riusciti a trattenervi. In definitiva “The Third Nail” è un disco autentico, a suo modo “originale” e sicuramente spontaneo: caratterizzato da una forte immediatezza e da ritmi serrati, sembra voglia sputarti in faccia tutto il suo contenuto con malefico disprezzo. L’influenza punk si sente forte e rappresenta il filo conduttore di un lavoro in cui ogni traccia ha un suo tocco particolare ma riesce comunque ad amalgamarsi in un insieme coerente: questo dimostra una certa abilità strumentale ed una interessante propensione alla “sperimentazione”. Insomma la perfetta colonna sonora per un festino autodistruttivo: il vecchio GiGi starà certamente pogando nella tomba.

REVIEW OVERVIEW
Voto
70 %
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malauriu-the-third-nailTRACKLIST <br> 1. Rising From The Cemetery; 2. Empowerment Rites; 3. Death Celebration; 4. Hell Mouth; 5. Satanic Witch; 6. The Curse Of All Flesh; 7. Purple Ceremony; 8. Monotheistic Filth; 9. Abuse Myself, I Wanna Die (GG Allin cover) <br> DURATA: 34 min. <br> ETICHETTA: Adirondack Black Mass <br> ANNO: 2026