Vultur / BlackStream – Fuck You In Heaven!

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Uscita dal sapore decisamente underground, questo split vede la luce (delle tenebre) in formato tape e in edizione limitatissima (sole sessantasei copie), grazie ad una collaborazione tutta italiana tra Mistica Funebre Productions, Wine And Fog Productions e Umburied Productions, e ci propone due realtà nostrane, non sconosciute ai cultori della scena estrema tricolore, ovvero i sardi Vultur e i lombardi BlackStream. Dei primi ci siamo occupati in occasione dello split “Teschi Ossa Morte” in compagnia di À Repit, Inféren e Malauriu, pubblicato un paio di anni fa: la band ha sempre fatto di un black metal primordiale e feroce, intriso di arcano misticismo ed incentrato su liriche legate al folklore e alle leggende locali, il proprio cavallo di battaglia ed anche in quest’occasione mantiene fede al proprio trademark, ormai consolidato nel corso di circa quindici anni di carriera e di una discografia che conta due lavori sulla lunga distanza e la consueta pletora di uscite minori nei più svariati formati, come da tradizione.

Le due canzoni qui presenti, cantate rigorosamente in dialetto, si reggono su un riffing serrato, su ritmiche frenetiche e sul classico screaming demoniaco del singer Attalzu, unico membro rimasto della line up originale: due brani ben costruiti e ben registrati, che lasciano trasparire influenze di chiara matrice scandinava ma anche qualche reminiscenza vagamente folk (in particolare “Cundanna”) e la consueta furia distruttiva.

Il gruppo è maturato nella propria fucina artigianale; ha limato il proprio sound e il proprio concept e questo split ne offre ulteriore conferma a quanti già li conoscevano e li apprezzavano. Anche dei BlackStream abbiamo già trattato su queste pagine virtuali in occasione dell’uscita della prima “Demo ‘06” e del debutto sulla lunga distanza “Necromantical Fullmoon Spells”, oltre che dello split in compagnia di Wedard e di quello con Stridor Absonus, tutte pubblicazioni risalenti al 2006, un periodo nel quale la band era decisamente molto attiva: il duo composto da Mephisto ed Occultus Rex era scomparso nell’ombra circa dieci anni fa ed ora torna a proporci qualcosa, sulla scia di quanto fatto in passato.

L’ensemble, partito da un classico e bestiale metal of death, aveva poi elaborato uno stile più personale: una sorta di black metal sintetico, suonato con tastiere distorte e siderali e una drum machine ossessiva e monotona, ed accompagnato da un cantato tra il brutale e il sospirato, un po’ sulla scia dei vecchi Beherit: caratteristiche che ritroviamo tali e quali anche nelle canzoni qui presenti, che risultano claustrofobiche ed a modo loro persino sperimentali ma continuano a mettere in mostra quelli che sono sempre stati i limiti dei nostri, legati non tanto, e non solo, alla registrazione assolutamente deficitaria (che a questo punto, considerata l’esperienza nel frattempo maturata dalla band, deve considerarsi una scelta voluta ma a mio avviso non felice, perché poco adatta al particolare genere proposto) quanto piuttosto, e specialmente, alla realizzazione obiettivamente insicura e un po’ approssimativa di quelle che potrebbero essere idee anche interessanti (e lo sono): insomma gli spunti ci sarebbero e i BlackStream dimostrano pure un certo coraggio ma se, dopo anni, siamo ancora qui a parlare di un lavoro incompiuto e claudicante è perché evidentemente questa è la loro dimensione e non è lecito aspettarsi di più.

In conclusione siamo di fronte ad una pubblicazione che potrà interessare soprattutto i più incalliti malati di collezionismo ma che rappresenta comunque una fedele testimonianza dell’attuale stato di forma della scena underground black metal tricolore, nelle sue manifestazioni più sotterranee e legate all’estetica DIY.