Pestilential Shadows – Wretch

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Quando il black metal comincia a diventare eccessivamente cerebrale e complicato ci vuole un disco fedele ai canoni tradizionali, semplice e diretto come “Wretch” per riportarci con i piedi per terra. Che poi non significa affatto un disco raffazzonato o fotocopiato o privo di spunti interessanti, che qui sono presenti in discreta quantità, non fosse che per l’indubbio mestiere dei Pestilential Shadows, band di lungo corso attiva da oltre vent’anni sulla scena australiana. L’ensemble guidato dal chitarrista Balam ha sempre offerto prodotti di buon artigianato partendo dalla base “true” di un lavoro come “Cursed” e arricchendola nel corso degli anni con sfumature e divagazioni personali, siano esse soffocanti dissonanze o aperture melodiche di più ampio respiro, comunque pur sempre ricondubili al black metal in senso stretto. Tutti elementi che puntualmente ritroviamo in questa nuova fatica, l’ottava sulla lunga distanza, uniti ad un’oggettiva consapevolezza di scrittura e ad una produzione professionale che rende giustizia all’operato del gruppo senza inficiare l’alone underground della resa sonora. “Wretch” è un album solido e quadrato, che pesca a piene mani e senza vergogna dalla Norvegia della prima metà degli anni novanta, luogo e periodo al quale i Pestilential Shadows hanno fin dagli esordi rivolto il loro sguardo, a differenza di molti connazionali in linea di massima concentrati su un suono più caotico e infernale.

Qui invece abbiamo le tipiche atmosfere gelide di quello stile, il riffing altrettanto classicamente tagliente ma sufficientemente intricato e non privo di una certa patina malinconica e tragica, le consuete cascate di blast beats e lo screaming monocorde da demone sofferente: tutte cose ben note che tuttavia gli aficionados riascolterebbero con piacere altre mille volte e che rendono godibili pezzi come la title track o “Death-Knell”.

Ma si diceva di quelle sottili modificazioni nella tavolozza sonora, testimonianza di consolidata esperienza e in grado di dare corpo a intriganti variazioni pur nell’ambito di una forma-black metal in sostanza sempre uguale a sé stessa: si pensi ai i tempi lunghi e dilatati della processione funebre “Despondent”, il brano più lento del disco ma forse anche quello capace di imprimersi più a lungo nell’orecchio dell’ascoltatore; o all’assalto all’arma bianca di “Where Sunlight Goes To Die” (che vede la partecipazione dietro al microfono di Dis Pater dei Midnight Odyssey), ben smorzato da uno stacco e da una ripresa melodica marchiata da un assolo di stampo heavy; o ancora alle digressioni melodiche di “Cold Entropy”, pezzo strutturato in maniera simile e forse solo leggermente meno riuscito.

In definitiva siamo di fronte a un album che non cambierà la storia ma che di certo non deluderà gli amanti del classicismo sonoro: i Pestilential Shadows confermano una volta di più il loro status di gregari di lusso e da loro, considerata la carriera longeva e la discografia ormai assai nutrita, non credo sia onestamente lecito aspettarsi niente di più e niente di meno. In fondo il black metal è anche questo.

REVIEW OVERVIEW
Voto
70 %
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pestilential-shadows-wretchTRACKLIST <br> 1. Wretch; 2. Erebus Divination; 3. Despondent; 4. Death-Knell; 5 Where Sunlight Goes To Die; 6. Aherbelts; 7. Cold Entropy; 8. Embraced By The Spirit-Realm <br> DURATA: 48 min. <br> ETICHETTA: Northern Silence Productions <br> ANNO: 2025