Per questa nuova puntata della vostra rubrica preferita, dopo aver viaggiato per i reconditi angoli del globo, restiamo stavolta entro i confini della nostra italica penisola, alla scoperta di cinque album black metal e affini più o meno recenti firmati da nuove realtà tricolori.
DEATHFIRE – Centuries of Hatred – Full Length – 2026 – Indipendente

È dato sapere poco o nulla di questo progetto, vista la disponibilità esclusivamente digitale dell’album e la totale assenza di informazioni. Poco importa, perché quello che conta, come sempre, è la musica. E quella dei Deathfire è tanta roba. La base di partenza è un black metal che si lascia contaminare da passaggi ora più vicini al death, ora al thrash, ora all’heavy classico, il tutto incorniciato da una produzione inequivocabilmente moderna e piuttosto pulita. Ne viene fuori un disco compatto e di grande impatto, fatto di canzoni immediate, prive di fronzoli, in cui velocità e potenza non mancano mai. Ottimo anche il lavoro sui riff che, pur senza inventare nulla di particolarmente rivoluzionario, riesce (quasi) sempre a evitare il fastidioso effetto déjà-vu. Una nota di merito va alla voce: uno screaming rauco, profondo e virile, sempre ben comprensibile, che di tanto in tanto tira fuori anche ritornelli decisamente orecchiabili, come quelli di Eternal Destructor ed Exterminate. Un bel debutto, insomma, a cui chiediamo a gran voce il bis.
TAURUS – Possessed by The Gleaming Light of Aldebaran – Full Length – 2026 – Pontinian Black Metal

I Taurus sono una creatura di Aetherion, al secolo Matteo Stravato, musicista romano già attivo in diverse band di matrice NSBM o comunque riconducibili a quel filone. Con questo progetto continua a rivendicare con fierezza le proprie origini, andando però a rimestare nel folklore della sua terra natia e nel rapporto con gli astri. Il risultato è un black metal low-fi punteggiato da influenze pagan, arricchito da inserti di tastiera e interessanti aperture atmosferiche, ma capace anche di lasciar emergere il suo lato più ferale e incontrollato, come dimostra Maisnie Hellequin. Il meglio, però, arriva in chiusura con Legio, brano che riesce a condensare tutte le anime di questo metallo nero fiero e passionale. Un lavoro che guarda alle radici senza rinunciare a una propria identità.
SPEEDGÖAT – Speedgöat – Full Length – 2024 – Unreal Druid Records

Trio composto da Niccolò Papini (voce e basso), Simone Cavagnini (batteria) e Federico Guarienti (chitarra), gli Speedgöat propongono un black/speed metal grezzo e ignorante, ad altissimo tasso alcolico e adrenalinico. Energici, cazzuti e senza la minima intenzione di fare prigionieri, dimostrano anche di saper scrivere canzoni coinvolgenti, capaci di far scapocciare come si deve e dotate di chorus memorabili. Basti ascoltare Steel Warriors Riding Hellbound, Nightrider, Just for You e soprattutto la fantastica Party Hard in Hell, un vero inno da cantare a squarciagola, con la moto parcheggiata fuori, una birra in mano e la voglia di spaccarsi in due. Non si accettano compromessi: si suona, si beve e si mena duro. Anche in questo caso, il vocione virile di Papini è una componente fondamentale della ricetta e contribuisce a rendere questo disco un piccolo gioiello di ignoranza metallica. Un album eccellente, che aspetta soltanto un degno erede.
ORDER OF MORBID ROMANTICISM – Order of Morbid Romanticism – Full Length – 2025 – Unholy Dungeon Tapes

Devoti al filone vampirico e al dungeon synth, gli Order of Morbid Romanticism debuttano con un album dalla durata contenuta, ma dal valore tutt’altro che trascurabile. Siamo dalle parti di un black metal low-fi dalle strutture volutamente semplici, talvolta derivative, ma non per questo prive di fascino. La musica di questa misteriosa formazione odora di cantina, vino, sangue, rituali ed erotismo: insomma, il classico mélange vampiresco che noi italiani conosciamo e abbiamo contribuito a creare. La voce è un gracchiante e agghiacciante latrato, sepolto in un riverbero che sembra arrivare direttamente da una cripta. Da sottolineare anche il ruolo del basso, sorprendentemente udibile nel mix e protagonista di linee melodiche davvero interessanti. A completare il quadro ci pensano i consueti intermezzi strumentali al synth, carichi di atmosfere gotiche e reminiscenze videoludiche. Un piccolo viaggio in un mondo oscuro e decadente che continua ad avere un certo fascino.
ABADIR – Antikosmos – Full Length – 2025 – Indipendente

Pensate per un attimo a chi eravate e a cosa facevate nel 2009. Fatto? Bene, ora considerate che il ragazzo che ha suonato chitarra, basso e batteria, oltre ad aver composto tutti i brani di questo album, è nato proprio in quell’anno. Askios, al secolo Enea Galimberti da Erba, è il sedicenne dietro questo progetto di black metal tradizionale, impreziosito da venature melodiche e atmosferiche e confezionato con una cura davvero sorprendente. Le canzoni hanno tutte un bel tiro, riff riconoscibili e strutture tutt’altro che banali, come dimostrano Mneme e Daimon, pur mantenendo intatto l’impatto di un black metal veloce, gelido e tagliente. Alla voce troviamo il fiorentino A. (Alberto Mugnai), che declama in italiano testi dedicati alla mitologia greca e ai suoi aspetti più misteriosi ed esoterici. Peccato che la voce sia relegata piuttosto in basso nel mix, rendendo davvero difficile decifrare le parole: un limite, soprattutto considerando che i testi sembrano avere qualcosa da dire e meriterebbero maggiore risalto. Resta comunque un debutto più che convincente, se non addirittura sorprendente, per un musicista ancora minorenne ma già incredibilmente talentuoso.









