“Blackened” è un aggettivo che ultimamente va molto di moda per definire quei sottogeneri indefinibili e sfuggenti che però hanno qualche elemento che richiama più o meno da vicino il black metal perché, si sa, il nero sta bene con tutto. E quindi via di blackened heavy metal, blackened death metal, blackened di qua e blackened di là. Alla regola non sfugge Mutant Sex Demon, one man band finlandese dell’omonimo factotum mascherato, alias Nicolas Wallgren, già membro fondatore dei Morgal e impegnato in diversi altri progetti underground, qui coadiuvato da un altro losco individuo per gli assoli di chitarra. In questo “Cutting Through”, secondo album dopo il debutto “Filth Messiah” del 2024, a dire la verità e nonostante la presentazione del promo, di black però non c’è praticamente niente, almeno nel significato classico del termine, se non la voce, uno screaming rauco e ubriaco, e l’approccio in senso lato sporco e cattivo. Sì perché Mutant Sex Demon si muove fondamentalmente nel recinto di un rock ’n’ roll stradaiolo d’annata sguaiato e arrogante, con contorno di birre scadenti, vomito, vicoli bui che puzzano di fogna, donne nude e quel satanismo da sagra del carciofo che tanto piace a grandi e piccini. Canzoni orecchiabili, brevi (l’album nella sua interezza non arriva a mezz’ora di durata), ficcanti, dalle strutture semplici e accattivanti: riff cazzuto, ritornello, assolo, ciao.

Con qualche rutto acido e qualche voce campionata rubata chissà dove che spiega quanto siano pericolose le sette sataniche e quanto sia deviante per i giovani la musica del demonio. In pratica siamo dalle parti dei Motörhead, dei Gehennah e dei Midnight ma non siamo neanche troppo distanti da gente come primi Wasp o Twisted Sister, considerato l’andamento anthemico dei pezzi, o (perché no?) Misfits, visto l’approccio horrorifico del disco che pure musicalmente deborda spesso e volentieri in territori punk dal retrogusto melodico o giù di lì. Intendiamoci, qui dentro non c’è assolutamente niente che non sia già stato sentito però obiettivamente le canzoni funzionano e a tratti sono davvero irresistibili: “Filth Metal Warriors” se ci fosse una giustizia diventerebbe un inno, “Hellbound” e “Vomitose (Bite It)” sono l’ideale per una serata ad altro tasso alcolico in qualche cantina fumosa, “Whipmaster” (anche per il testo romantico) potrebbe accompagnarvi mentre fate le cose zozze con la vostra lei o il vostro lui mentre “Too Fast For Life” è il classico pezzo che celebra lo stile di vita rock ’n’ roll e già nel titolo fa riferimento a un’altra band che probabilmente rientra tra le influenze del nostro amico, ovvero i Mötley Crüe.

Lo possiamo chiamare black ’n’ roll? Chiamatelo come preferite, alla fine pur sempre di rock ’n’ roll si tratta, sia pure nella sua declinazione più oscura ma comunque non meno divertente. E anche i blacksters più incalliti lo potranno ascoltare, Lucifero senz’altro li perdonerà.









