OSCULUM INFAME + STORMCROW + FORSAKEN LEGION + NECROSHINE – LA CRIPTA CLUB – CUSANO MILANINO (MI) – 08/11/2025

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Sabato 8 novembre 2025 il Cripta Club di Cusano Milanino è sprofondato nelle tenebre. Un evento nato dalla collaborazione tra Nihil Productions e Wine And Fog Productions, che hanno celebrato cinque anni di attività di quest’ultima nel modo più coerente possibile: un rituale di puro black metal, senza compromessi né concessioni. Locale pieno, atmosfera carica, odore di birra. Niente pose, niente luci patinate, solo oscurità, gelo e devozione.

NECROSHINE

L’atmosfera è ancora rilassata, la gente parla, beve, si sistema sotto il palco… che all’improvviso è invaso dal rosso. Ed è come se qualcuno avesse premuto un interruttore emotivo: il locale ammutolisce e i Necroshine irrompono con “Blowjobing Jesus”, un titolo che da solo basterebbe a indicare il tenore della serata. Il loro black/death non ha bisogno di molte presentazioni:diretto, aggressivo, senza fronzoli,con stop&go secchi e riffature rocciose. Necro, unico membro originale, impone come sempre una ritmica martellante, su cui Domino innesta linee di basso gonfie e profonde che rendono ancora più viscerale ogni passaggio. Daeva, dietro le pelli, è un motore continuo che non perde mai la presa. E poi c’è Mantra, che con uno scream graffiato e oscuro crea un contrasto perfetto con la parte strumentale. Gli inediti “Batpized” e “Black Eyed Hole” fanno capire che la band sta cercando un taglio più personale e definito, e dal pubblico noto reazioni  positive: occhi attenti, teste che ondeggiano, apprezzamenti vari. Set breve ma incisivo, una fucilata ben assestata per aprire la serata. Setlist: Blowjobing Jesus – Blood Of Christ – Christian Slut– Where Is Your God Now – Battlefield – From The Deepest Hate – Batpized – Black Eyed Hole – Odio

FORSAKEN LEGION

Il tempo di un sorso di birra e di un rapido cambio palco ed è il turno degli svizzeri Forsaken Legion. Aprono con “Sweeping Torment” e subito si percepisce un cambio di temperatura sonora: il loro black è più glaciale, più lineare e compatto, con quella tipica impronta elvetica fatta di precisione, gelo e un senso quasi meccanico della violenza. Lechitarre di Tobi e Sam si completano a vicenda, creando un muro sonoro che non lascia spiragli; Tenebra, al basso, conferisce movimento e spinta, mentre Kron alla batteria lavora come un fabbro indemoniato sul doppio pedale, con un suono sempre pieno e violento. Sam, oltre a suonare, si occupa delle parti vocali: un growl grezzo, ruvido, perfetto per incastrarsi nella loro struttura ritmica. L’inedito “Glory Of The Ashes” è uno dei momenti più intensi del set, segno che la band sta guardando oltre i propri confini. Sparano un pezzo dietro l’altro senza troppa interazione con il pubblico, ma lo stile è quello: diretto,compatto, senza dispersioni. L’esecuzione si chiude con “Ambassador Of Chaos”, e il pubblico risponde con coinvolgimento crescente: applausi convinti, qualche urlo, parecchi cenni di approvazione. Secondo atto di una serata che sta salendo gradualmente. Setlist: Sweeping Torment – Seeds Of Black Dawn – Bloodline – Glory Of The Ashes – Inner Shadow – Crown Of Misery – Ambassador Of Chaos

STORMCROW

Ritorniamo “in casa” con gli Stormcrow, e qui l’atmosfera si fa immediatamente diversa. Loro hanno macinato anni di live, festival, palchi piccoli e grandi, e s ivede. Sin dall’intro si percepisce che il livello di presenza scenica sta per alzarsi: la band entra, si posiziona, e nel momento in cui parte “Dark Existence” sembra che qualcuno abbia tirato una corda d’acciaio tesa attraverso il pubblico. Il loro sound è una mannaia: violento, profondo, con una componente melodica appena accennata ma sempre funzionale all’impatto. Astaroth e Tohrus formano una coppia chitarristica devastante, mentre Zedar è una colonna vertebrale pulsante grazie ai suoi giri di basso viscerali. Dietro le pelli Wraith pesta come un martello pneumatico: colpi sempre precisi, tremendi, cadenzati. Dal punto di vista vocale la doppia presenza di Vastis (scream) e Vexa (growl) è uno dei loro punti di forza. I due si alternano, si sovrappongono, si sostengono: a momenti sembrano un’entità unica, a momenti due personalità che dialogano in conflitto, e questo dona alla performance un carattere unico. Durante i primi minuti c’è qualche problema di audio che danneggia un po’ la resa delle voci, ma il fonico sistema tutto senza rovinare il flusso del concerto. Il pubblico risponde bene: composto, ma sempre attento e partecipe. I brani di “Path To Ascension” riscuotono ottimi consensi e gli episodi più datati come “Face The Giant” e “Kingdom Of Vertical” fanno scattare sorrisi riconoscenti tra chi segue la band da anni. Gli Stormcrow chiudono unaperformance di alto livello, lasciando la sensazione che il loro percorso sia tutt’altro che finito. Setlist: Intro – Dark Existence – Vulgus Vult Depic – Detached – Ascension – Face The Giant – In This Solitude – Petit Dru – Kingdom Of Vertical

OSCULUM INFAME

E poi arriva il momento atteso da tutti. Le luci si abbassano ulteriormente, la Cripta si riempie di un silenzio denso e carico di aspettativa. È il turno degli Osculum Infame. Quando attaccano con “Under The Sign Of The Beast”, sembra che la temperatura percepita scenda di colpo: una folata di gelo francese attraversa la sala. Il pubblico, fino a quel momento relativamente composto, si accende subito: comincia qualche movimento più agitato, qualcuno prova a innescare un mosh e, anche se lo spazio non è molto, l’energia cresce all’istante. La band propone con equilibrio molto efficace brani del nuovo “Axis Of Blood” e alcuni classici tratti da “Dor-Nu-Fauglith” del 1997,mantenendo sempre una coerenza sonora glaciale e implacabile. Zubrach e Sirium tessono riff durissimi e taglienti come schegge di ghiaccio; Dispater al basso è una colata nera che riempie ogni interstizio; RMN alla batteria avanza come un carro armato inarrestabile. La particolarità scenica è la doppia presenza vocale: Vlad Drakul è il più dinamico, si muove, cerca il pubblico, sfrutta il pur piccolo palco, si sporge, incita, interagisce, portando energia, movimento, presenza. Deviant Von Blakk è invece un sacerdote oscuro: mantello, cappuccio, immobilità rituale. Pochi gesti, misurati ma densi di significato. Il contrasto tra i due crea un magnetismoi naspettato e il pubblico sembra percepirlo, restando costantemente incollato alla performance. Canzone dopo canzone l’entusiasmo non cala e quando si arriva allaconclusiva “Kein Entkommen” il pubblico esplode per l’ultima volta e la bandl ascia il palco acclamata da urla, applausi, e quella sensazione di “ritualità compiuta” che non si ottiene facilmente. Setlist: Under The Sign Of The Beast – Dark Wickedness – Let There Be Darkness – Asphyxiated Light – Whisper Of The Witch – Vampiric Warmaster – Kaoist Serpentis – Kein Entkommen

Quattro band, un solo credo: puro black metal. Wine And Fog Productions e Nihil Productions hanno portato a Cusano Milanino lo spirito autentico dell’underground, quello che non ha bisogno di grandi scenografie, solo di buio, sangue e amplificatori al massimo. L’oscurità è calata e nessuno ne è uscito indenne.