Non c’è niente da fare, nel black metal ci sono alcuni dischi che hanno dettato i canoni di uno preciso sottogenere, lanciando in un certo senso una “moda” (perché anche nel black metal, per quanto possa sembrare strano, esistono le “mode”) e finendo per diventare fonte di ispirazione per innumerevoli band che ne hanno ripreso suono e tematiche. È capitato all’incirca vent’anni or sono con “Si Monvmentvm Requires, Circvmspice” dei Deathspell Omega e “Salvation” dei Funeral Mist: da allora si è cominciato a parlare di “religious black metal” come di un filone specifico al quale ricondurre un certo tipo di sound fondamentalmente tradizionale, pur con varie sfumature, e liriche a sfondo satanico-filosofico con un’impronta colta ed esoterica (insomma roba seria, con tanto di citazioni bibliche a go-go: nulla a che fare con la blasfemia da sagra del carciofo di Venom e Blasphemy, che comunque ci piace tanto). Ed ecco che oggi da Trondheim con furore arrivano i Diabolus, Mecum Semperterne!, che sanno anche il latino (moniker e titoli sono corretti; nulla a che fare con il latino maccheronico-metallaro di Mayhem e Abruptum, che comunque ci piace tanto) ed esordiscono con questo album omonimo, una sorta di bignami del “religious” che si snoda attraverso brani piuttosto lunghi e dall’immancabile alone sacrale, suonati con cognizione di causa e come il caprone comanda. Sarà anche perché la band è formata da musicisti di lungo corso e di provata esperienza, ovvero Cernunnus (Manes, autori di quel piccolo gioiello che risponde al nome di “Under Ein Blodraud Maane”, album che a mio giudizio non ha goduto delle visibilità che avrebbe meritato), K. Rambech (Whoredom Rife), B. Kråbøl (Misotheist) e E. Blix (Djevel, Mare): un bel mix di generazioni differenti ma tutta gente che comunque sa il fatto suo, anche quando si tratta di percorrere sentieri già ampiamente battuti e di rispolverare sonorità classiche e ortodosse.

E qui è tutto davvero molto ortodosso: dalle chitarre distorte in tremolo, che danno corpo al consueto muro sonoro ipnotico e ossessivo, alla batteria vorticosa, che martella incessantemente ma è anche in grado di dettare i giusti cambi di tempo assestandosi di tanto in tanto su ritmi più cadenzati; dalla voce, che è il tipico latrato demoniaco carico d’odio, all’uso dei canti monastici. Un espediente questo a cui i nostri amici ricorrono di frequente, non solo nell’intro, nell’outro e nei vari interludi ma anche nel corpo dei brani veri e propri, quasi a voler calcare la mano sull’atmosfera oscura da messa nera medievale che aleggia su ogni singola nota. Atmosfera esaltata a dovere anche dall’utilizzo non invasivo ma decisamente intelligente delle tastiere, puntuali nel sottolineare i momenti più sinistri, facendo da sfondo alle melodie che qua e là si fanno strada mefistofeliche e insinuanti. Tutto è nato con “De Mysteriis Dom Sathanas” e quel filo rosso si è dipanato fino alle rivisitazioni più recenti di gruppi come i già citati Deathspell Omega e Funeral Mist, ma anche Ondskapt, Malign, S.V.E.S.T. e in larga misura i più noti Watain: i Diabolus, Mecum Semperterne! si pongono consapevolmente nell’alveo di questo infernale Flegentonte, per la gioia di tutti coloro che apprezzano questo genere di sonorità. E allora, traducendo e leggermente modificando il titolo di una canzone, “che il diavolo sia nei vostri cuori e sulle vostre labbra, affinché degnamente e con competenza possiate annunciare il suo vangelo”: magari con un’adeguata colonna sonora.









