Hats Barn – Y.a.HW.e.H.

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Una cosa è certa, gli Hats Barn suonano puro black metal con tutti i clichés del caso, tra urla strazianti, croci rovesciate, face painting e sound zanzaroso ma accompagnato da quella melodia malsana che non guasta. Francesi, di Lille, muovono i primi passi nell’underground transalpino nel 2005, inanellando una serie di discreti lavori sino al 2017, e dopo un silenzio durato cinque anni la band torna di gran carriera con questo saggio anticlericale intitolato “Y.a.HW.e.H”, quarantacinque minuti di puro massacro, che non concede spazio a modernismi o ammiccamenti a sonorità più docili. Su un disco come questo potremmo dire tutto e niente, un disco di true black metal ben suonato e senza un minimo di contaminazioni, sulla scia di Marduk e Black Legions, giusto per farci un’idea, dove i momenti di stanca sono davvero pochi e l’attenzione alle dinamiche compositive è sempre elevata. Questa volta i nostri figli del demonio vogliono raccontare l’origine di una natura superiore, che chiamano divina, e chi sarà mai se non il fido abitante del seminterrato infuocato adorato dal 99,9% delle black metal bands? Classe e attitudine non mancano in queste dieci piaghe, con titoli che non lasciano spazio all’immaginazione e ci fanno capire che le liriche inneggianti al maligno continuano a essere predominanti per gli Hats Barn, tra esorcismi, possessioni, invocazioni e invettive contro il cristianesimo.

Strumentalmente la band spinge a mille all’ora, senza modificare eccessivamente la propria proposta collaudata, fatta di classici blast beats e up tempos, con rallentamenti di pochi secondi qua e là per far rifiatare quel polpo di Kryos, autore di una prova dietro le pelli lineare e senza eccessivi tecnicismi ma instancabile. Dall’intro atmosferica infatti si assiste a un autentico massacro, che parte con la devastante “Baal-Zebub”, che ci fa capire le coordinate sulle quali girerà interamente il disco, con ipnotici e insistenti giri di chitarra, circolari, melodici e accattivanti, che fanno da colonna portante insieme alle infernali vocals di Psycho, in alcuni punti forse eccessivamente acute ma che alla lunga riescono a farsi apprezzare per la duttilità e l’adattabilità ai vari contesti, grazie ai cambi di tonalità che il singer riesce a modulare in base alle varie dinamiche emotive dei pezzi.

E se la title track è una vera carneficina diabolica, la seguente “In Nomine Leprosy” mette in luce il lato più drammatico e tormentato della band, come “Under The Pillars Of Daath” o “Absence Of Faith” che però si muovono a velocità superiori. Gli Hats Barn non hanno tempo per stacchi atmosferici e per l’intera durata del disco la violenza domina incontrastata, tanto che arrivare alla fine senza soste potrebbe risultare estenuante persino per gli ascoltatori più avvezzi a questo genere di sonorità. Gli Hats Barn sono tornati lasciando il segno e questo “Y.a.HW.e.H”, nella sua semplicità, riesce a farsi apprezzare per la brutalità espressa senza lesinare melodia ed epicità, sottolineando una buona performance tecnica del combo, in attesa della loro prossima guerra contro tutto ciò che è sacro. Furia.

REVIEW OVERVIEW
Voto
74 %
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TRACKLIST <br> 1. Opening - Ten Psalms Of Death And Khaos; 2. Baal-Zebub; 3. Y.H.W.H; 4. In Nomine Leprosy; 5. Under The Pillars Of Daath; 6. Total Death Kult; 7. L'Enfant Doit Mourir; 8. Walpurgis Of Seth; 9. Absence Of Faith; 10. Que Le Sang Coule Dans Les Fleuves; 11. The Man Returns To Dust <br> DURATA: 46 min. <br> ETICHETTA: Osmose Productions <br> ANNO: 2022 hats-barn-y-a-hw-e-h