Pesantissimo, folle, contorto, la sintesi dei peggiori incubi che la mente umana può generare. La tensione che scorre nelle quattro tracce di questo disco è, a dir poco, sconcertante, un fantastico concentrato di black metal estremo in salsa industrial elettronica. I Dusk, band costaricana attiva dal 2016 di cui abbiamo già parlato in occasione della pubblicazione di “The Relic”, con “Repoka” raggiunge il traguardo dell’ottava uscita, confermandosi una delle realtà emergenti più in risalto nel Centro America e nel panorama industrial/black. In soli quindici minuti questo ep sarà probabilmente in grado di far crollare le vostre sinapsi e instillare una moltitudine di sentimenti negativi da far rabbrividire, letteralmente. L’opener “Dark Shaman” introduce il lavoro mostrando subito il calibro del proiettile che vi colpirà dritto in fronte: suoni elettronici di pregevole fattura e dal sapore vagamente retrò sono ben mescolati a chitarre ultra-aggressive campionate a regola d’arte. Non c’è una vera e propria linea vocale ma solo campioni mixati contestualmente alla traccia, ed è forse per questo che si sente tutta l’angoscia dell’oscuro sciamano, colui che fa risorgere i morti e controlla la morte. La successiva “Demons” è l’apoteosi della follia: urla strazianti si intersecano con beat puramente black metal, blast triggerati martellano ininterrottamente sin dai primi secondi e l’unico respiro, se così lo vogliamo chiamare, è dato da campioni di voce che sembrano tratte da una comunicazione radio. I demoni parlano, cantano, suonano e sono tra noi.

Si prosegue con “Directive 7”, che è forse la traccia più “umana” del lotto, doom, lenta, ambient, pur rispettando il sapiente e coerente mix heavy/industrial delle precedenti: ci lascia prendere un po’ d’aria, la pochissima che può passare attraverso i due metri di terra sotto i quali siamo finiti.

E così arriviamo alla conclusione di questo viaggio nella mente del serial killer, che non poteva che terminare con una pioggia di sangue. Ebbene sì, proprio “Raining Blood” una delle canzoni più iconiche del thrash metal anni ottanta, omaggiata da un remix che conserva la brutalità e la violenza della leggendaria originale, a tratti addirittura amplificata dall’egregio lavoro di Dusk, corpo e mente di tutte le sezioni elettroniche dell’ensemble centroamericano: un tributo ad una band storica che Tom Araya e compagni, o comunque quel che rimane di quegli Slayer, credo potrebbero apprezzare.

Cari amici lettori, ormai sapete che ho un debole per la musica elettronica e quindi non posso che fare i complimenti ai Dusk e sottolineare il loro coraggio nel proporre un genere così di nicchia che, nonostante questo, può comunque risultare digeribile un po’ per tutte le persone che amano i suoni estremi. Completano il quadro la produzione curatissima e i suoni bilanciati e mai fuori tono, in bilico tra vintage e moderno, tra metal ed elettronica. Una miscela ipnotica da ascoltare in solitudine, al buio. Vi aspetta uno dei peggiori viaggi musicali della vostra vita.









