Graven – March Of The Broken

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Ormai è da qualche mese che pubblico sulla vostra webzine preferita i miei deliri musical-letterari e, nell’enorme quantità di materiale che mi viene inviato, ho notato che circa la metà delle “band” sono progetti solisti, o più precisamente one man band. Forse perché il black metal è uno dei veicoli più adatti ad esprimere introspezione, unicità, l’io più recondito e profondo, la manifestazione musicale del colore dell’anima di un singolo, la metafora sonora di un sentimento, un’esperienza, un modo di essere? In barba a chi è convinto che si tratti soltanto di un’accozzaglia senza senso di rumore e urla e invocazioni al satanasso. Ho ritrovato questa peculiarità nei recenti lavori di Tassi o Esox, per citarne solo un paio, e credo che anche Graven rientri a pieno titolo nel novero. “March Of The Broken” è la prima esperienza discografica di questo musicista solista nostrano, un album (anche se la durata è forse più quella di un ep) completamente autoprodotto: scrittura, registrazione, mixaggio, tutto fa capo a una sola persona, il romagnolo Luca Pasini. In cinque tracce e poco più di mezz’ora di musica Graven sembra impegnare tutto sé stesso per creare palpabili atmosfere epiche e sognanti che si alternano a momenti di puro black metal, dal tocco quasi “sinfonico”.

Pezzi come “A Hundred Deaths” e la lunga e poetica title track sono una significativa epitome del disco e ne contengono tutti i tratti essenziali: riff ben pensati e scritti, con armonizzazioni chitarristiche di buon livello sia tecnico che compositivo; la sezione ritmica, anch’essa studiata molto bene, sorregge i differenti momenti che si sviluppano all’interno di ogni brano in maniera del tutto naturale, nonostante non sia affatto semplice gestire in modo fluido lo stacco dal tiro feroce del black metal ai passaggi eterei e “gentili” veicolati da sintetizzatori usati con gran gusto e organicamente, non come mero abbellimento.

Le altre tracce si attestano sulle medesime coordinate stilistiche e vorrei citare in particolare “The Light That Failed” per esaltarne la riuscitissima linea vocale, in bilico tra uno scream sostenuto e una parte recitata dal piglio quasi teatrale: come già ebbi modo di dire a proposito dell’ultimo disco degli Heruka, spesso il recitativo rischia di far venir meno la tensione generale del brano ma devo dire che Graven ha trovato il modo di gestirlo degnamente. In conclusione chi ama il black metal dalle tinte atmosferiche e vagamente post in “March Of The Broken” troverà di che essere soddisfatto: ci sono delle piccole pecche, specialmente a livello di produzione, ma a mio modesto avviso passano praticamente inosservate, eclissate dalle tinte potenti ed evocative di questo epico e tragico dipinto in musica. Mi sento di fare i complimenti a Luca per questo egregio esordio, nella speranza che il prossimo lavoro possa portare stampato sul retro della copertina il nome di un’etichetta e se possibile godere di maggiore visibilità.

REVIEW OVERVIEW
Voto
72 %
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graven-march-of-the-brokenTRACKLIST <br> 1. Uncharted Dreams; 2. The Light That Failed; 3. A Hundred Deaths; 4. March Of The Broken; 5. Our Wounds, Our Crown <br> DURATA: 33 min. <br> ETICHETTA: Independent <br> ANNO: 2025