Ad Omega – Fathan Aiseras Seus

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A due anni di distanza dal precedente “Aphelic Ascent”, arriva il terzo album per gli Ad Omega, duo capitanato dal factotum Noktvrnal Veitha che grazie ad una manciata di uscite piuttosto valide è riuscito nell’arco di poco tempo a ritagliarsi il suo piccolo spazio sulla scena underground black metal nostrana, attirando l’interesse degli appassionati e i positivi commenti della critica di settore. Sulle nostre pagine virtuali li abbiamo seguiti fin dagli esordi, quando il loro sound era più vicino ad un classico black metal di matrice vagamente svedese, con interessanti spunti tastieristici. Da qualche tempo a questa parte tuttavia mi pare che i nostri amici si siano spostati su lidi stilistici differenti avvicinandosi sempre più, in particolar modo dal mini “Anathema” in poi, ad un black metal dal sapore rituale, vicino agli stilemi di quella corrente che viene comunemente definita “religious” o giù di lì. Una sorta di filo rosso che unisce vecchi e nuovi Mayhem a realtà consolidate come Deathspell Omega e Funeral Mist, ma anche Watain se vogliamo, e ad altre forse meno note ma comunque significative come Ondskapt, Ofermod, Katharsis e Teitanblood. E credo di poter dire che quella degli Ad Omega sia stata un’evoluzione senza strappi, del tutto fluida e naturale, che li ha portati in quest’ultima fatica sulla lunga distanza anche ad un cambiamento del contenuto lirico: accantonato (momentaneamente?) l’oscuro sentiero della mano sinistra, la band si concentra sulle antiche tradizioni religiose etrusche e la mitologia che ne consegue, fornendo così un contraltare testuale che ben si sposa con la musica. E la musica, appunto? È un black metal stratificato, dissonante, denso, che riesce ad ingabbiare in strutture funzionali una materia sostanzialmente cacofonica, multiforme e lovecraftiana.

Gli intrecci chitarristici aspri e acidi, uniti ad uno screaming insieme bestiale e ieratico, evocano visioni cimiteriali per nulla rassicuranti, mentre i furiosi tappeti di blast beats distillano violenza alternandosi a momenti più ragionati e a squarci ambientali rarefatti dall’afflato funereo e nerissimo. Di punti di riferimento melodici credo che non sia nemmeno il caso di parlare eppure ci sono dei temi ricorrenti, sorta di “mantra” tastieristici che avvolgono l’ascoltatore in una spirale dall’andamento ipnotico e ossessivo, quasi che la band volesse proprio trasportarci nel bel mezzo di una cerimonia ancestrale il cui significato è ormai sepolto dalla sabbia del tempo ma la cui eco sembra ancora risuonare alle nostre orecchie. Potrei sottolineare che l’album nel complesso è monolitico e coerente, e lo è, sebbene la pluralità di soluzioni adottate scacci ogni possibilità di sbadiglio sul nascere, ma la cosa che più colpisce è il tocco personale che il gruppo laziale riesce a conferire nell’insieme, amalgamando le varie influenze che ho cercato sommariamente di elencare in un risultato che proverbialmente è qualcosa di più della somma degli addendi che lo compongono. Ascoltare brani come “In Æternum Lukmnes”, “Hirpi Sorani” e soprattutto “Athanatizein”, cuore pulsante ed egregia epitome dell’album, per rendersene conto. Insomma è probabilmente vero che il black metal ha detto tutto ciò che aveva da dire (o quasi) in termini di originalità e contaminazioni ma è altrettanto vero che ci sono ancora strade da esplorare per cercare, se possibile, di ridire tutto in modo diverso. Gli Ad Omega riescono ad essere canonici e moderni al tempo stesso e sinceramente non è cosa da poco: questo “Fathan Aiseras Seus” merita senz’altro la vostra attenzione.

REVIEW OVERVIEW
Voto
73 %
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ad-omega-fathan-aiseras-seusTRACKLIST <br> 1. Aisna; 2. Pava Tarchies; 3. Descensus Ad Noctem; 4. Athanatizein; 5. Numen In Abysso Est; 6. In Æternum Lukmnes; 7. Hirpi Sorani; 8. Sin Aiser <br> DURATA: 45 min. <br> ETICHETTA: Zazen Sounds <br> ANNO: 2025