Darkthrone – Pre-Historic Metal

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Volenti o nolenti, l’uscita di un nuovo disco dei Darkthrone è sempre un evento per la comunità black metal, vista l’importanza essenziale della band, talmente evidente da risultare quasi superfluo ribadirla. La carriera del duo norvegese ha ormai superato i quarant’anni (la fondazione dei Black Death, primo embrione della band, risale al 1986) ed è chiaro come Nocturno Culto e, soprattutto, Fenriz si muovano per fasi, guidati dalla passione per il genere del momento. Archiviata la stagione del true norwegian black metal, che li ha consacrati come autentici campioni, ancora oggi oggetto di venerazione, ispirazione (e anche clonazione), i Darkthrone avevano cambiato rotta con il famigerato “The Cult Is Alive”. La base restava black metal, ma veniva contaminata senza pudore da speed, thrash, rock’n’roll e perfino punk. “F.O.A.D.”, “Dark Thrones And Black Flags” e “Circle The Wagons” hanno seguito quella scia, con buona pace di chi continuava a sognare un ipotetico “Panzerfaust 2.0″. Personalmente ho sempre apprezzato quei dischi: vitali, ispirati e attraversati da una sana dose di ironia, testimoni di una band che aveva scelto di non ripetersi all’infinito. Album pieni di brani fieramente caciaroni, perfetti per scapocciare, bere birra e urlare ritornelli cazzoni, ma dannatamente efficaci. Le cose sono cambiate con “The Underground Resistance”, più orientato verso l’heavy metal classico ed epico: un disco solido che contiene due quasi capolavori come “Valkyrie” e la lunga cavalcata “Leave No Cross Unturned”. “Arctic Thunder” iniziava già a flirtare con il doom, nuova passione di Fenriz.

Una passione talmente dominante che i successivi “Old Star”, “Eternal Hails……”, “Astral Fortress” e “It Beckons Us All…….” ruotano attorno a questa estetica: tempi dilatati, batteria pachidermica, tracce lunghissime, testi criptici e volutamente inaccessibili. Per chi scrive, una rottura di palle totale. Non che ci sia nulla di male nel doom, anzi: ma per funzionare davvero servono riff iconici, atmosfera e capacità di ipnotizzare l’ascoltatore trascinandolo altrove. Obiettivi che, a mio parere, questi dischi hanno quasi sempre mancato. Questo “Pre-Historic Metal” aveva fatto sperare in un cambio di rotta: titolo volutamente idiota, copertina perfettamente in linea e, soprattutto, una title track uscita in anteprima decisamente convincente. Un pezzo tirato, quasi in blast beat, con riff ispirati e persino l’alternanza (forse per la prima volta?) di entrambi al microfono. E invece il resto del disco è una cocente delusione. L’opener “They Found One Of My Graves” funziona, anche se assomiglia ad altre dieci canzoni pubblicate negli ultimi vent’anni.

Da lì in poi è un susseguirsi di brani lenti, legnosi e lagnosi, che sembrano buttati lì senza il minimo impegno. I riff mancano del tutto di originalità e ispirazione, e solo il talento vocale di entrambi riesce a dare un minimo di spessore a canzoni che altrimenti potrebbero essere state scritte da un tizio qualunque. Brani come “Siberian Thaw”, “The Dry Wells Of Hell” e “Eon 4” (ultima, pessima, canzone del disco che sfuma quasi all’improvviso, ennesimo manifesto di un’evidentissima mancanza di voglia e di idee) risultano di una noia disarmante: arrivare in fondo all’album è una fatica, nonostante il minutaggio tutto sommato contenuto, ovvero poco più di quaranta minuti. La sensazione peggiore è quella di trovarsi davanti a un disco di routine: pigro, quasi impiegatizio, utile solo ad allungare una discografia che negli ultimi tempi procede al ritmo di quasi un’uscita all’anno. Se avete gradito gli ultimi quattro o cinque album del gruppo allora è facile che vi piaccia anche questo, altrimenti passate oltre e affidatevi alla nostalgia. Vent’anni fa rimpiangevamo “Transylvanian Hunger”, oggi ci tocca rimpiangere “Circle The Wagons”. E chissà: magari tra dieci anni rimpiangeremo anche “Pre-Historic Metal”. Non sia mai che Fenriz si innamori della trap…

REVIEW OVERVIEW
Voto
62 %
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darkthrone-pre-historic-metalTRACKLIST <br> 1. They Found One Of My Graves; 2. Pre-Historic Metal; 3. Siberian Thaw; 4. Deeply Rooted; 5. The Dry Wells Of Hell; 6. So I Marched To The Sunken Empire; 7. Eat Eat Eat Your Pride; 8. Eon 4 <br> DURATA: 41 min. <br> ETICHETTA: Peaceville Records <br> ANNO: 2026