Debut album piuttosto succulento questo “Rotten Magick”, primo lavoro dei Sorceröt, quartetto statunitense con base a Cincinnati, che unisce l’estetica crudele e rituale del black metal primordiale alle strutture da saga mitologica tipiche delle band heavy/epic metal di fine anni novanta. Melodie glaciali, tormentate e opprimenti, che tolgono il fiato; chitarre taglienti come una tormenta artica, che scorticano la pelle; la sezione ritmica pesante e tellurica, che travolge come una valanga di granito. E sin dalle prime note del singolo “Nightmare Cauldron”, che sintetizza alla perfezione l’intero disco, si percepisce l’intento di Cody Knarr e soci: headbanging praticamente obbligatorio veicolato da un riff d’altri tempi, coinvolgente, splendidamente scritto ed eseguito, che investe i vostri padiglioni auricolari ricordando insieme l’eroismo dei Bathory e l’indole battagliera degli Immortal. Un approccio stilistico che ritroviamo anche nelle altre tracce e che si mantiene inalterato per tutta la durata dell’album. Album del quale si apprezzano specialmente la fluidità di scrittura e l’armonizzazione delle chitarre, a tratti veramente di prim’ordine, così come le varie sovrapposizioni, eccellentemente studiate, alcune da pelle d’oca, mentre la linea vocale, pur rauca, si mantiene chiara, potente e graffiante.

Un altro punto forte, a mio avviso, è la produzione sufficientemente moderna e pulita (forse troppo, diranno i soliti puristi), che non significa necessariamente plastificata: i suoni sono sì definiti ma conservano il giusto livello di ruvidezza. In un contesto di buona qualità generale spiccano tra gli altri, oltre alla citata opener, brani come “In the Cedar Forest Of Humbaba”, mid tempo che profuma di deserto e trasuda mitologia sumera, e “Lost In The Realm Of Frost”, un mantra oscuro che avanza tra tremolo picking e declamazioni guerriere. Da citare anche il lavoro grafico che suggella il concept: “Rotten Magick” è, a tutti gli effetti, un album a tema, non solo musica quindi ma un piccolo universo segreto da esplorare, come eravamo abituati a fare quando i dischi si compravano in formato fisico ed anche il libretto o comunque l’artwork facevano parte dell’esperienza di ascolto.

I Sorceröt sicuramente non reinventano il black metal ma lo contaminano con gusto, e con una maturità compositiva per certi versi sorprendente, in questa manciata di brani che mantengono ognuno la propria intrinseca originalità e nell’insieme ci offrono una zuppa ristotratrice di metallo caldo dal chiaro retrogusto old school. A chi cerca l’estremismo sonoro più viscerale questo disco potrà forse sembrare “troppo heavy” mentre per chi invece ama il black metal nelle sue declinazioni più “metal”, epiche e non prive di un certo piglio atmosferico, “Rotten Magick” potrebbe rivelarsi un’uscita di sicuro interesse.









