Tsirhic – To Satan I Replay…

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Ormai ho una certa età, di black metal ne ho mangiato e bevuto davvero tanto e, ahimé, difficilmente riesco ad entusiasmarmi per una nuova uscita. Ma questo ep d’esordio della creatura Tsirhic, misteriosa one man band statunitense di cui in pratica non si hanno notizie, fuori per l’immancabile e sempre attenta Iron Bonehead Productions, mi ha fatto davvero tornare indietro nel tempo quando, brufoloso quindicenne chiuso nella mia cameretta, leggevo di quel bagliore nel cielo del nord e di chiese date alle fiamme, e mi esaltavo ascoltando i dischi di quelle oscure band norvegesi, e non solo, che nel corso degli anni sono diventate sempre meno oscure. Eh sì, perché questo “To Satan I Replay…” è un vero salto nel passato, un lavoro che letteralmente puzza di vecchio in ogni singola nota perché il nostro amico suona esattamente come suonava il true black metal nei gloriosi anni novanta e fino ai primi anni duemila, e la sua musica sembra davvero concepita in qualche umido sotterraneo che non ha mai visto la luce del sole.

La descrizione del promo chiama in causa gente come Moonblood, Judas Iscariot e Osculum Infame: tutto corretto ma i primi nomi che mi sono venuti all’orecchio sono Sargeist, Burzum e Baxaxaxa, sarà per le sinistre e insinuanti trame melodiche dell’opener “Blessed Be”, che sembrano prese di peso da quel capolavoro che risponde al nome di “Satanic Black Devotion”, o per il riffing secco ed essenziale della successiva “H.I.P.C.” e di “The Prophecy Of Gog”, che rimanda immediatamente a “Aske” e “Det Som Engang Var”, o ancora per i tappeti testieristici incredibilmente luciferini di “God Dethroned”, che ci riportano alle ombre ritualistiche di un “Catacomb Cult”.

Tutto è freddo e morto, eppure vibrante di energia negativa, e sfocia in un’atmosfera ossessiva da cerimonia funebre, anche grazie alla registrazione grezza e difettosa come si conviene ad un lavoro di questo tipo. Menzione particolare per la voce dell’anonimo singer, uno screaming canonico quanto si vuole ma davvero intriso di odio ancestrale, che può ricordare le migliori performances di Hat dei Gorgoroth o di Meyna’ch dei Mütiilation. E vi posso assicurare che tutti questi paragoni e accostamenti, che potrebbero apparire altisonanti, non sono affatto esagerati: ascoltare per credere!

Insomma questo “To Satan I Replay…” è uno di quei dischetti che ti prende a livello emotivo e che va ascoltato con la pancia e non con il cervello. Niente di nuovo sotto la pallida luce della luna ma l’ennesima dimostrazione di come l’underground black metal sappia ancora regalarci piccole perle in grado di stampare un sorriso compiaciuto anche sui volti di chi questo genere lo mastica ormai da tanti anni.